
L’Associazione internazionale degli esorcisti (AIE), in un comunicato, ha espresso forte preoccupazione per il numero crescente di “persone non autorizzate, false e truffatrici, che sfruttano il dolore e la credulità della gente, approfittandosi dell’ignoranza religiosa e della superficialità di cui, purtroppo, molti oggi sono vittime”. Perché “l’esorcismo è fatto in nome e per l’autorità della Chiesa cattolica, da ministri deputati dalla Chiesa cattolica e secondo i riti stabiliti da essa”.
Lo storico inglese Francis Young ha scritto che, nei suoi periodi più fiorenti, l’esorcismo si caratterizza sempre per la coesistenza di due fenomeni: le divisioni all’interno della Chiesa e le paure nei confronti di un nemico esterno (l’eretico, l’ebreo, lo stregone, il razionalista, il massone). La pratica esorcistica va invece in crisi quando manca uno dei due, oppure quando prevalgono correnti teologiche più progressiste che cercano di interloquire con la scienza e il mondo moderno (“Possessione. Esorcismo ed esorcisti nella storia della Chiesa cattolica”, Carocci, 2018).
Ma andiamo con ordine. Sappiamo innanzitutto che l’esorcismo battesimale, fissato intorno al 250, è stato un elemento costitutivo dell’iniziazione cristiana. Il vero esorcismo liturgico appare nei sacramentari carolingi dell’VIII secolo e, lungo tutto il Medioevo, vive in competizione con metodi alternativi di lotta contro i demoni, come il potere carismatico dei santi.
Nella sua forma attuale l’esorcismo nasce nel Cinquecento ed è figlio della Controriforma. Prima era rivolto principalmente contro eretici e streghe. Più tardi, il Rituale Romanum (1614) disciplina le sue regole e il suo esercizio da parte dei sacerdoti. Infine, tallonata dal razionalismo illuministico europeo e da esigenze di controllo sociale delle classi popolari, nel Settecento la pratica esorcistica inizia un lento declino che si conclude nel secolo successivo, quando viene aspramente osteggiata dai regimi laici in Spagna e in Francia.
La credenza in una cospirazione satanica e massonica per dominare il mondo porta Leone XIII a comporre l’influente “esorcismo contro Satana e gli angeli apostati”, codificato per la prima volta nel Rituale del 1893. L’esorcismo torna così alla ribalta nel Novecento. Esorcisti di primo piano come Gabriele Amorth e José Antonio Fortea non disdegnano lo studio della parapsicologia e pongono l’accento sui pericoli del culto satanico.
In un’udienza generale del novembre 1972, Paolo VI ribadisce l’insegnamento della Chiesa sul diavolo: “Il male [Satana] non è più soltanto una deficienza, ma un essere vivo. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa”.
Una fosca metafora che il cinema e i media hanno contribuito a sedimentare nell’immaginario collettivo. Si pensi alla fortuna del film L’esorcista di William Friedkin (1973), alla morbosa curiosità suscitata dalla proliferazione di sette sataniche, ai programmi televisivi dedicati all’occultismo, a casi editoriali come Un esorcista racconta di padre Amorth (ventuno edizioni).
La presenza del male fra gli uomini, di Satana con il suo esercito di demoni, occupa uno spazio amplissimo fin dagli albori del cristianesimo. Il Nuovo Testamento presenta il Maligno come il grande nemico di Dio che impedisce l’avvento del regno messianico.
Tutte le biografie dei martiri sono intessute della lotta incessante con il demonio, ove la tentazione si concretizza in immagini, suggestioni, figure inquietanti o seducenti, orribili o suadenti. Le varie tradizioni agiografiche e i racconti popolari non andavano troppo per il sottile e narravano di rapporti intrattenuti con diavoli incubi: “Per sei anni abusò di lei e la tormentò con incredibile libidine” (Jacopo da Varazze, Legenda aurea, 1260–1298).
Se il ripugnante costituisce un segno costante nelle apparizioni del demonio, dalla più antica letteratura apocalittica ai poemi epici e cavallereschi fino alle rappresentazioni iconografiche dei tempi moderni, un’altra caratteristica accompagna il diavolo come simbolo del diverso: il colore nero, la sua nigredo.
Come niger puer si presenta il diavolo ad Antonio di Padova (1195–1231). Neri come carboni sono gli immondi spiritus che popolano l’inferno nella visione del cavaliere irlandese Tnugdal (XII secolo). Ed è sempre un “demone con l’aspetto di un nerissimo etiope” quello che tormenta il monaco traduttore del Corano Pietro di Cluny (1092–1156). Un’altra inquietante presenza dei demoni è legata alle pratiche delle arti magiche, cui spesso si unisce l’astrologia.
La fede, la Bibbia, i Vangeli, le vite dei santi, la Chiesa attestano l’esistenza di demoni malvagi e fanno della spiritualità cristiana un continuo certamen contro di essi. Questa lotta rispondeva a un problema cruciale nell’esperienza religiosa: la presenza attiva di forze avverse, del male, del disordine.
Un problema difficile da spiegare in un universo che, come nel mito della Genesi, è formato da Jahvè, il quale il sesto giorno si compiace della bontà dell’opera sua: “E Dio contemplò le cose che aveva fatto ed erano molto buone” (1,31).
Nel cammino della salvezza iniziato con la tentazione di Adamo ed Eva e la condanna di Jahvè, la figura di Satana è quindi centrale. Lungo tutta la storia la civitas Dei coesiste con la civitas diaboli (Agostino, De Trinitate).
Nel 1213 papa Innocenzo III torna a individuare in Maometto l’Anticristo nel suo appello per la crociata; di lì a poco, anche il grande scontro fra Federico II e il papato viene inserito in uno scenario apocalittico, come l’evento estremo della lotta fra le forze del bene e le forze del male, prima della fine del mondo.
Anche la drammatica caduta di Costantinopoli (1453) sarà opera del “precursore dell’Anticristo”, il sultano Maometto II, “empio e acerrimo persecutore del popolo cristiano” (E. Kantorowicz, Federico II imperatore, Garzanti, 2017).
Più tardi, Lucifero infesterà l’Europa di “possesse”, mai tanto numerose come nell’epoca della rivoluzione scientifica e della nascita del pensiero politico moderno, che va dal De revolutionibus orbium coelestium di Copernico (1543) al Leviatano di Hobbes (1651).
Peraltro, nel Cinquecento è Satana l’autore della drammatica rottura dell’unità cristiana, quando viene identificato, secondo le diverse prospettive polemiche, nel papa o in Lutero. Quest’ultimo, rifugiato nel castello di Wartburg, dove tradusse la Bibbia in tedesco, dopo la sua scomunica (1521) sentiva non topi, ma legioni di diavoli nei rumori provenienti dal soffitto della sua stanza.
In questa battaglia contro il demonio i gesuiti sono in prima linea, e si deve a Ignazio di Loyola, nei suoi Esercizi spirituali (1522–1535), la meditazione sull’esercito di Satana teatralmente schierato contro l’esercito di Cristo.
Rimane però una domanda: se la caduta dell’angelo e dell’uomo dipende unicamente dalla libera volontà della creatura, e se il perdono dell’uomo era incluso nell’amore misericordioso del Padre, che predestinava il Figlio Gesù redentore, perché l’ordine concreto scelto da Dio include quella caduta e quindi la realtà del peccato?
A questa domanda è tuttora difficile rispondere: forse perché appartiene al “pensiero del Signore”, ai suoi “insondabili giudizi” e alle sue “inaccessibili vie” (Paolo, Lettera ai Romani, 11, 32–34).
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Fenomeni spirituali al pari di quelli paranormali e creature ultraterrene malefiche insieme alla pratica conseguente dell’esorcismo, non sono altro che tentativi da parte della Chiesa e di altre entità religiose di spiegare certi lati della realtà e rassicurare in seguito i fedeli.
Non dovrebbero stupirsi se proliferano organizzazioni e soggetti che tentano di fare la stessa cosa.
Semplicemente non hanno più quel monopolio e non possono incriminare chiunque provi a scardinarlo, come fecero in altri tempi.
Spetta alle autorità di uno Stato valutare eventuali reati.
Buonasera Michele,Articolo molto interessante.Una sola domanda.L’esorcismo battesima
Cari amici grazie, ma sono veramente troppe mail.Inviato da iPad
Ci stiamo lavorando. Potremmo prevedere un sommario mattutino e uno serale. Che ne pensi?