

I bilanci depositati presso Elections Canada mostrano il costo crescente della competizione politica: i Conservatori hanno raccolto somme record, ma hanno chiuso il 2025 con un deficit superiore ai 14 milioni di dollari. I Liberali di Mark Carney, sostenuti anche dai rimborsi pubblici, hanno invece registrato un avanzo.
I recenti bilanci finanziari pubblicati da Elections Canada hanno scoperchiato un paradosso politico senza precedenti a Ottawa, offrendo uno spaccato dettagliato e spietato della feroce macchina elettorale che muove il Paese nordamericano.
Al centro dei riflettori vi è lo scontro titanico tra il Partito Conservatore e il Partito Liberale guidato dal primo ministro Mark Carney, una sfida che si riflette in modo clamoroso nei registri contabili delle rispettive tesorerie.
I dati emersi dalle verifiche indipendenti sui rendiconti del 2025 smentiscono in parte la narrativa tradizionale del rigore fiscale sbandierata dalle destre: il Partito Conservatore, guidato da Pierre Poilievre, ha infatti chiuso l’anno con un profondo deficit di oltre 14 milioni di dollari, nonostante sia riuscito a incassare la cifra record di ben 85 milioni di dollari di entrate complessive.
Questo squilibrio finanziario ha costretto il partito a intaccare pesantemente le proprie riserve strategiche, lasciando il fondo conservatore con un debito netto di quasi 5 milioni di dollari: un crollo verticale rispetto al solido surplus di 9,4 milioni registrato alla fine del 2024.
Le ragioni di questo buco di bilancio risiedono in una spesa senza precedenti per la campagna elettorale, una vera e propria corsa agli armamenti pubblicitari che ha visto i Conservatori sborsare la cifra astronomica di 99 milioni di dollari nel corso del 2025, praticamente raddoppiando i 50 milioni investiti l’anno precedente.
Sul fronte opposto, i Liberali di Carney hanno mostrato una gestione finanziaria più prudente o, quantomeno, premiata dal sistema dei rimborsi pubblici, chiudendo il 2025 in attivo con un surplus di 3,6 milioni di dollari, a fronte di 60,7 milioni di entrate, e invertendo la tendenza negativa del 2024, quando avevano registrato un deficit di 1,7 milioni.
Tuttavia, anche i Liberali non hanno badato a spese per mantenere la guida del Paese, triplicando le uscite annuali, passate da 18 milioni a quasi 55 milioni di dollari.
Esaminando le pieghe delle singole voci di spesa dei due colossi politici, emerge l’immensa portata della macchina del consenso canadese: per i soli costi del personale e dei salari, i Conservatori hanno speso 10,9 milioni di dollari, rispetto ai 9 milioni investiti dai Liberali, mentre sul fronte dei trasferimenti interni i primi hanno superato i 17 milioni, contro i soli 6,7 milioni dei secondi.
Nella cruciale guerra della pubblicità televisiva, radiofonica e digitale, la macchina elettorale si è dimostrata altrettanto imponente, con i Liberali capaci di canalizzare ben 21,3 milioni di dollari in pubblicità durante il solo periodo elettorale, su un totale annuo di 21,6 milioni.
Sebbene i Conservatori abbiano letteralmente dominato la raccolta fondi privata, assicurandosi una cifra record di 48,3 milioni di dollari grazie a oltre 327.000 microdonazioni diffuse in tutta la federazione, i Liberali hanno compensato il divario nei finanziamenti popolari — pari a circa 29 milioni di dollari — grazie a un massiccio afflusso di rimborsi elettorali statali, che ha superato i 31 milioni di dollari.
Questa montagna di denaro spesa dai partiti per l’autoconservazione si inserisce in un quadro macroeconomico nazionale altrettanto polarizzato e teso, caratterizzato dal dibattito feroce sul bilancio federale “Canada Strong”, che ha proiettato per l’anno fiscale un deficit pubblico di 78 miliardi di dollari, mitigato da severi piani di ridimensionamento della pubblica amministrazione e da impegni miliardari nella difesa sovrana e nell’intelligenza artificiale.
In questo scenario di spesa pubblica e privata fuori controllo, le accuse incrociate tra i leader non si sono fatte attendere. Mentre i Conservatori accusano il governo Carney di scarsa trasparenza finanziaria su impegni da 100 miliardi di dollari, i dati contabili presentati agli elettori dimostrano come la stessa opposizione non esiti a smentire i propri dogmi di austerità pur di tentare la scalata al potere, trasformando la democrazia canadese in una delle arene elettorali più costose e finanziariamente spregiudicate del mondo occidentale.
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