
Hanno avuto dal Quirinale il riconoscimento del valore umanitario della missione. Hanno avuto per settimane le prime pagine di giornali e tv. Hanno avuto la scorta della Marina italiana.
Hanno lodato i buoni uffici della Cei e del patriarcato latino di Gerusalemme. Ciononostante, vanno avanti. A questo punto, per il governo e il presidente della Repubblica si pone un problema: non riguarda tanto la protezione di un circo Barnum acquatico, quanto la tutela della stessa dignità delle istituzioni. Proveranno a forzare il blocco navale? Cercano lo scontro?
Non credo che a qualcuno sarà torto un capello (salvo che qualche descamisado non vada fuori di testa). Probabilmente verranno arrestati, imbarcati su qualche aereo e rispediti nei paesi di origine. Loro continueranno a urlare i soliti slogan contro lo stato ebraico, noi ci libereremo finalmente di un incubo mediatico durato già troppo a lungo.
Poscritto. Personalmente ricorderò tre cose di questa vicenda.
La prima è divertente: un video in cui una giornalista (non ricordo il nome) accusa gli israeliani di “aver attaccato la Flotilla con una canzone degli Abba”.
La seconda è seria: gli arabi che hanno abbandonato la spedizione perché su alcune barche c’erano omosessuali.
La terza è comica e, insieme, drammatica: Nicola Fratoianni che, in un talk televisivo, auspica che non solo la fregata italiana, ma tutte le fregate europee violino il blocco navale di Gaza. Avete capito bene: un personaggio che ha costruito la sua carriera politica sul pacifismo, sul no alle armi e alle spese militari, non si preoccupa di dichiarare guerra a Israele.
Ma in questo paese tutto è possibile. Nella lontanissima ipotesi che il campo largo vinca le prossime elezioni, anche di ritrovarcelo ministro della Difesa. Anzi, dell’Attacco.
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D’altra parte è da ben 13 anni che gli Abba in Israele sono un’autentica arma da guerra:
https://youtu.be/nhxWY-P_hvo
(con un’attrazione fatale da parte dell’operatore per la signorina in giallo. Non che non si possa capire…)
Da persona di sinistra sono sconcertato. Da un lato l’oggettiva tragedia umanitaria, per quanto i numeri siano tutti da verificare, lo stato delle macerie parla da solo. Dall’altro lato la totale inadeguatezza politica, istituzionale, storica, logica, della sinistra italiana e non solo, in un momento in cui l’alleanza tra estreme destre autoritarie e autocrazie dittatoriali sfiora il terzo conflitto mondiale. La crociera degli yacht che cercano lo scontro e rifiutano di scaricare gli aiuti, letteralmente quattro scatole, a un canale sicuro. Finirà col più grande autogoal della sinistra: aiuti rapinati dalle bande palestinesi; se va bene, protagonisti rimpatriati e yacht sequestrati, se va male protagonisti LGBTQI sequestrati dai palestinesi di qualche banda armata come ostaggi.
Ci vuole classe e Michele ce n’ha.
175 anni (circa) più tardi, risuona potente l’appello (rimodernato): “coglioni di tutto il mondo unitevi!”