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Il corredo di Kamala Harris o l’abito da sposo di Donald Trump? Quale dei due è più probabile?
Dopo una serie di articoli geopolitici che odoravano di guerra e polvere da sparo, ho deciso di scrivere qualcosa che sapesse di festa e matrimonio, anche se alla fine, tra fuochi d’artificio e botti, l’odore della polvere torna sempre. Insomma, volevo fare qualche battuta di satira politica.
Nel complicato mondo della politica internazionale, a volte dobbiamo pensare a cose più semplici, come il corredo di Kamala Harris o l’abito da sposo di Donald Trump. Perché? Perché questi due simboleggiano le scelte che i grandi attori politici devono fare a livello regionale e globale; come scegliere se accettare l’accordo nucleare con l’Iran o capovolgere il tavolo e puntare sui missili travestiti da scaldabagno!
L’onda di ottimismo dopo il messaggio di Netanyahu
Torniamo a qualche giorno fa. Dopo il lancio di circa 200 missili contro Israele, mentre il mondo aspettava la risposta di Tel Aviv, gli iraniani, con un occhio sui social media e l’altro al cielo pieno di missili, si sono improvvisamente illuminati leggendo il messaggio di Netanyahu, sperando che fosse un eroe venuto a ricambiare il favore di Ciro il Grande. Ciro, quasi 2000 anni fa, aveva liberato gli ebrei dalla schiavitù babilonese. Forse ora era arrivato il momento di liberare gli iraniani dalla “dittatura del terrore islamico”.
Ma, amici miei, la verità è amara: nelle democrazie, i leader pensano prima ai loro interessi nazionali, non certo a liberare l’Iran. Gli iraniani, alla ricerca di qualsiasi strumento per salvarsi, forse speravano che i loro interessi coincidessero con quelli israeliani e che questa convergenza diventasse un’arma contro il regime. Ma la storia ha sempre dimostrato che i sogni dolci non si sposano mai con le dure realtà della politica.
Il corredo di Kamala Harris e il grande problema
L’America di Biden è in piena campagna elettorale, e tutti aspettano la classica “sorpresa di ottobre”. Di sicuro, la caduta del regime iraniano sarebbe il corredo politico perfetto per Kamala Harris. Ma il problema è: gli iraniani sono davvero pronti a scendere in piazza e ribellarsi? Il principe Reza Pahlavi, con tutti i suoi appelli all’unità, è riuscito a unire abbastanza il popolo?
Biden ha seri dubbi su questo, e li condivide con molti della cosiddetta “maggioranza silenziosa”. E insomma, come si dice, non si può pregare con dei dubbi, figuriamoci organizzare un matrimonio e preparare il corredo. Dall’altra parte, abbandonare l’Iran nel caos pre-elettorale sarebbe ancora peggio, rischiando di trasformare la cerimonia di Harris in una festa sotto il cielo tumultuoso di un Iran in fiamme.
Il corredo nucleare: un’altra opzione
Se la rivoluzione di piazza non si materializza, c’è sempre il ritorno all’accordo nucleare: potrebbe anche questo essere un bel regalo per il corredo di Kamala Harris. Ma stavolta, il patto dovrà includere tutto: nucleare, missili “scaldabagno” e le milizie regionali. Il regime iraniano, che non ha mai visto una crisi come quella attuale, sarebbe pronto a firmare qualsiasi accordo, purché possa allontanare lo spettro della morte dal capo del suo Leader Supremo e allungare la vita del suo fragile dominio.
Il regime, pronto a sacrificare anche gli agnelli più grassi del suo cortile, dal presidente ai generali, finirebbe comunque per accettare un “JCPOA 2”, quell’accordo che sarebbe perfetto per il corredo di Harris. E i soldi? Beh, quelli li ha già generosamente messi George Soros!
E Netanyahu?
Pensiamo un attimo a Bibi Netanyahu, seduto a capotavola, che vede nel 7 ottobre una ghiotta occasione per stabilire un nuovo ordine in Medio Oriente. Con Hamas e Hezbollah ai suoi piedi, si concentra sul suo obiettivo finale: il regime iraniano. Bibi crede che per abbattere un polipo, bisogna colpire ripetutamente la testa. E dove sta la testa di questo polipo? Esattamente a Teheran.
Bibi, che nemmeno inviterebbe Antonio Guterres al suo matrimonio, sa che senza il sostegno degli Stati Uniti non può continuare. Perché i missili iraniani, anche se chiamati “scaldabagni”, rimangono una minaccia seria e, con la sfortuna che hanno, potrebbero colpire qualche povero disgraziato palestinese o sfiorare la moschea di Al-Aqsa. Inoltre, Bibi non vuole che un attacco alle strutture nucleari iraniane crei problemi ambientali o riduca il sostegno internazionale.
I Repubblicani e le raffinerie
I senatori repubblicani, intanto, non stanno con le mani in mano. Facendo enormi profitti dall’aumento dei prezzi del petrolio, propongono attacchi alle raffinerie iraniane. Ma Bibi ci pensa su, perché sa bene che questi attacchi danneggerebbero gravemente il popolo iraniano, facendo perdere il suo appoggio. D’altra parte, il regime ha già minacciato di attaccare le infrastrutture petrolifere del Golfo in caso di aggressione, e questo potrebbe trasformare la festa in un funerale!
E alla fine… il matrimonio
Ma alla fine, Bibi è pronto a cucire l’abito da sposo. Non per Kamala Harris! Se Biden non riesce a giocare bene le sue carte, il prossimo matrimonio sarà quello di Donald Trump. E indovinate chi sarà lo stilista dell’abito? Proprio Bibi, il suo caro amico. Che importa chi sarà la sposa? L’importante è che Bibi non perderà occasione per confezionare questo vestito.
In conclusione, la politica, sia in Iran, sia in Israele, sia negli Stati Uniti, è sempre più complessa di quanto immaginiamo. E forse, alla fine, né il corredo di Kamala Harris né l’abito da sposo di Trump vedranno mai la luce. Ma su una cosa non ci sono dubbi: nessun matrimonio si svolge senza qualche brutta sorpresa!
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