

Una delle principali differenze tra il mondo dello spettacolo italiano e quelli di altri paesi, è che altrove agli artisti pro-Palestina fanno da contraltare altri che invece difendono le ragioni d’Israele.
Negli Stati Uniti, oltre 1.200 artisti tra cui il musicista Gene Simmons e gli attori Liev Schreiber e Mayim Bialik hanno recentemente firmato un appello contro il boicottaggio delle istituzioni cinematografiche israeliane, in risposta a migliaia di loro colleghi che invece ne hanno firmato uno a favore del boicottaggio. Mentre in Francia, attori come Charlotte Gainsbourg e Yvan Attal hanno firmato un appello su Le Figaro per chiedere a Macron di non riconoscere la Palestina senza il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani.
The Sea
Nello specifico, il precedente appello di Film Workers for Palestine invitava a non collaborare con istituzioni e aziende israeliane “coinvolte nel genocidio e nell’apartheid contro il popolo palestinese”.
L’idea che il cinema israeliano sia in qualche modo “complice” di Netanyahu non potrebbe essere più lontano dalla realtà. Proprio quest’anno, ai premi Ophir (gli Oscar israeliani) ha ricevuto il riconoscimento come Miglior Film The Sea, una pellicola su un bambino palestinese che cerca di raggiungere la spiaggia di Tel Aviv.

In seguito a questa vittoria, il film è diventato la proposta ufficiale per rappresentare Israele agli Oscar per il Miglior Film Internazionale nell’edizione 2026. Ma la reazione da parte del governo israeliano è stata assai critica, al punto che il Ministro della Cultura Miki Zohar ha dichiarato che la cerimonia degli Ophir non avrebbe più ricevuto sovvenzioni governative.
Casi precedenti
Che nel cinema israeliano non esista nessun’apartheid lo dimostrano i fatti: nel corso degli anni, in diversi film israeliani come La banda del 2007 e Dancing Arabs del 2014, si possono vedere scene di sesso tra attori ebrei e arabi. Di contro, nel Sudafrica dell’apartheid e negli USA quando vigeva la segregazione razziale per attori bianchi e neri sarebbe stato inconcepibile anche solo baciarsi, figurarsi simulare dei rapporti sessuali.
Prima di The Sea, in passato è già successo che artisti arabi venissero premiati agli Ophir: Saleh Bakri, che ha recitato nel già citato film La banda, per la sua interpretazione ha vinto il Premio Ophir al Miglior Attore Non Protagonista. Mentre il regista Scandar Copti ha ricevuto i premi per la Regia e la Sceneggiatura per Ajami, pellicola del 2009 co-diretta assieme a Yaron Shani e che venne successivamente candidata all’Oscar.
Alcuni artisti hanno raggiunto traguardi ancora più alti: come l’attore Makram Khoury, che nel 1987 è stato il primo arabo a ricevere il Premio Israele, assegnato una volta all’anno a quei cittadini israeliani che si sono contraddisti nelle arti, nella cultura e nelle scienze.
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