

Farage e Badenoch hanno scoperto che Winston Churchill sta per sparire dalla banconota da cinque sterline. Scandalo, revisionismo, cancel culture. Peccato che la decisione non l’abbia presa il governo, che non sia Churchill a essere stato preso di mira, e che il 60% dei britannici abbia scelto liberamente in una consultazione pubblica il tema della natura, ma soprattutto che i difensori del suo ritratto siano gli stessi che vogliono portare il Regno Unito fuori dalla CEDU — il monumento di Churchill.
Alcuni giorni fa Nigel Farage e Kemi Badenoch hanno fatto la più clamorosa delle retromarce. Dopo aver criticato Keir Starmer per non essersi unito agli USA e a Israele nell’attacco all’Iran, si sono ritrovati isolati, impopolari, accusati di antinazionalismo — proprio loro che da sempre sventolano la bandiera sovranista.
Occorreva una nuova narrazione, e in fretta: qualcosa che riportasse a casa quel nazionalismo scivolato via nei giorni in cui si era attaccato un Primo Ministro britannico sulla scia di un presidente straniero. E così si è abbracciata la prima che capitava a tiro: l’immagine di Winston Churchill sulla banconota da cinque sterline, nei prossimi anni, sarà sostituita da quella di un tasso. Via, dunque, con la fanfara di sdegno, le accuse di revisionismo storico, gli anatemi contro la cancel culture ecc.
Ma si tratta davvero di revisionismo storico e di cancel culture?
In questo articolo cercherò di restituire i fatti nella loro forma più semplice: chi ha deciso, come, e perché trasformare questa vicenda in uno scandalo ideologico sia un esercizio di disonestà — e perché amplificarlo significhi, anche senza volerlo, fare da megafono a chi Churchill lo rinnega.
Da chi è stata presa questa decisione
Chiariamo subito un punto. La decisione non è stata presa dal governo laburista. Infatti, se anche al governo ci fossero stati Reform UK o i Conservatori, non sarebbe cambiato nulla.
E qui assistiamo alla prima mossa disonesta della campagna mediatica. Non si mente: si gioca sull’ambiguità e sulla percezione. Si sa che, quando qualcosa accade in un paese, il pubblico tenderà sempre a ritenerne responsabile il governo.
La decisione è stata presa dalla Bank of England (BoE), la quale, di tanto in tanto, contro la contraffazione, rinnova il design delle banconote, come avviene in tutti i paesi del mondo.
Come e perché è stata presa questa decisione
Un altro punto da chiarire è che non sarà solo Churchill a sparire dalle banconote ma i personaggi storici, dell’arte e della letteratura. In breve, le persone fisiche spariranno e verranno sostituite da immagini del mondo naturale.
A prendere questa decisione non è stato un burocrate ideologizzato ma i britannici.
Nel luglio 2025, intenzionata a rinnovare la grafica delle banconote, la BoE ha indetto una consultazione chiedendo al pubblico quale tema avrebbe preferito per la prossima serie. I temi proposti erano:
- personaggi storici
- natura
- architettura e monumenti
- arte, cultura e sport
- traguardi significativi
- innovazione
La consultazione ha raccolto oltre 44.000 risposte, provenienti da sondaggi online, lettere, email e progetti inviati dalle scuole. La natura è risultata il tema più popolare, indicata come preferenza dal 60% dei partecipanti; seguita da architettura e monumenti (56%), personaggi storici (38%), arte, cultura e sport (30%), innovazione (23%) e traguardi significativi (19%). Per il tema naturalistico, la BoE ha precisato che saranno raffigurati animali autoctoni del Regno Unito, escludendo gli animali domestici.
Ma perché una consultazione pubblica? Non sarà che lo hanno fatto di proposito?
Perché consultare il pubblico sul design delle banconote è ormai prassi consolidata tra le banche centrali. La BCE lo ha fatto nel 2023 per scegliere i temi delle nuove banconote in euro; la Bank of Canada aveva consultato i cittadini già nel 2014 sui principi di progettazione; anche la Banca nazionale svizzera ha sondato le preferenze pubbliche. La Bank of England non ha inventato nulla: si è allineata a uno standard internazionale: chiedere al pubblico cosa vorrebbe vedere rappresentato sulle banconote.
La cosa può naturalmente non piacere, ma sono anni che le banche centrali lo fanno. Ce ne accorgiamo adesso?


La cancel culture non c’entra nulla
Partiamo dall’omissione più clamorosa: nessuno ha votato contro Churchill. Il sondaggio non chiedeva ai britannici se volessero cancellare questo o quel personaggio, ma quale tema preferissero per la prossima serie di banconote. La natura ha vinto con il 60% delle preferenze. Churchill, come Turner, come Jane Austen, come tutti gli altri, esce di scena semplicemente perché i britannici hanno scelto i tassi e i cervi al posto degli esseri umani.
È inoltre difficile parlare di deriva ideologica di fronte a 44.000 risposte: una base solida per qualsiasi sondaggio, e un campione che per sua natura tende alla trasversalità. Immaginare che il 60% dei partecipanti — provenienti da scuole, famiglie, lettori di giornali di ogni orientamento — abbia votato in nome di un’agenda politica è semplicemente insostenibile.
Molto più plausibile, e molto più britannico, è che abbia votato seguendo un’inclinazione culturale profonda e radicata: il naturalismo. L’amore per il paesaggio, per la fauna selvatica, per la campagna, come cifra identitaria del paese, non è un’invenzione recente né una posizione di parte — è una delle componenti più antiche e trasversali della cultura britannica, con una tradizione letteraria e scientifica senza eguali al mondo.
Gilbert White, che nel Settecento fondò l’osservazione naturalistica moderna con la sua storia naturale di Selborne; John Clare, il poeta contadino che cantava le siepi e i campi; Richard Jefferies, Charles Darwin, Gerald Durrell, fino a David Attenborough: il naturalismo britannico non è un capriccio contemporaneo, è un caposaldo culturale che attraversa secoli e classi sociali.
Non c’è nulla di ideologico in tutto questo. C’è, semmai, qualcosa di profondamente conservatore nel senso più autentico e letterale del termine: la volontà di preservare e celebrare il mondo naturale, di tenerlo al centro dell’identità collettiva. Se c’è una tradizione che accomuna il bracconiere e il guardacaccia, l’aristocratico e il pensionato del Norfolk che esce all’alba con il binocolo, è proprio questa. Chiamarla “cancel culture” è, oltre che sbagliato, un insulto all’intelligenza di chi ha risposto al sondaggio.
Chi conosce davvero la cultura britannica sa che il naturalismo non è una bandiera della sinistra. La base più fedele dei Tories, e lo stesso bacino elettorale a cui Reform UK si rivolge con maggiore insistenza, è composta in larga parte da anziani che vivono nella rural England: villaggi del Surrey, del Cotswolds, del Norfolk, del Somerset. Persone che praticano il birdwatching, che sostengono le società per la protezione delle specie, che seguono con partecipazione genuina i programmi di David Attenborough, che leggono riviste come Country Life e che considerano la campagna inglese non uno sfondo ma un’identità. È un elettorato che vota a destra da decenni e, al tempo stesso, tiene al paesaggio, agli uccelli migratori, alle siepi e ai corsi d’acqua quanto, o più, di qualsiasi ambientalista metropolitano.
La destra britannica lo sa perfettamente, basta guardare come Nigel Farage cura la propria immagine pubblica: il giaccone da caccia, il boccale di birra in un pub di campagna, la posa da squire di provincia — tutto costruito per parlare a quell’elettorato rurale e sentimentalmente legato alla terra.


O si pensi a Rupert Lowe, che, al lancio del suo progetto Restore Britain, è comparso in tenuta da contadino, esaltando la vita rurale, il ritorno alla natura e la continuità con un’Inghilterra agreste e premoderna. Difficile, dunque, che questi stessi elettori abbiano percepito la vittoria della natura nel sondaggio della Bank of England come un affronto ideologico. Più probabile che l’abbiano votata per primi.

Un po’ di storia non guasta mai
Un terzo punto che vale la pena sottolineare è che Churchill era apparso una volta, brevemente, su una moneta celebrativa nel 1965 ma la sua comparsa sulle banconote non avvenne fino al settembre 2016. Si trattava quindi di una entry relativamente recente.

Cosa vogliamo difendere?
C’è però una domanda che vale la pena porre esplicitamente: come si difende davvero la memoria di Churchill? Con un ritratto su una banconota o preservando i principi che ne hanno fatto una figura storica, le battaglie che ha combattuto, le istituzioni che ha contribuito a costruire?
Perché è qui che la strumentalizzazione rivela tutta la sua disonestà. Nigel Farage e Kemi Badenoch si ergono a difensori di Churchill per un’immagine stampata sulla carta moneta, mentre promuovono attivamente l’uscita del Regno Unito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo — lo strumento giuridico che Churchill contribuì a ideare e che, da oltre settant’anni, costituisce uno dei pilastri del corpus costituzionale britannico.
Il Regno Unito non ha una costituzione scritta e rigida: il suo impianto costituzionale si è sviluppato nel tempo attraverso leggi, protocolli e — negli ultimi settant’anni — norme redatte in conformità alla CEDU. Smontare quel pilastro non è una misura tecnica sull’immigrazione: è smantellare gran parte di ciò che è stato edificato in tre quarti di secolo in materia di diritti civili.
In Italia basterebbe proporre di toccare un articolo della Costituzione relativo ai diritti del cittadino per scatenare un dibattito nazionale. Quello che Farage e Badenoch promuovono è, per scala e portata, assai più radicale.
Ed è, soprattutto, un atto di tradimento verso la figura che dichiarano di voler difendere. Lo era con la Brexit e a maggior ragione lo sarebbe nel potrare il’Uk fuori dalla CEDU, perché Churchill non è stato soltanto il leader che resistette a Hitler: è stato uno degli architetti dell’ordine liberale europeo del dopoguerra. Fu lui, nel suo celebre discorso di Zurigo del 1946, a invocare gli Stati Uniti d’Europa e a indicare nella riconciliazione e nella cooperazione l’unica via per scongiurare nuove catastrofi.
“Dobbiamo costruire una forma di Stati Uniti d’Europa. Solo in questo modo centinaia di milioni di lavoratori potranno riacquisire le semplici gioie e le speranze che rendono la vita degna di essere vissuta. Il cambiamento è semplice. Tutto ciò che occorre è la risoluzione di centinaia di milioni di uomini e di donne di agire bene piuttosto che male e di meritare la ricompensa di essere benedetti invece che maledetti.“
Fu sotto la sua presidenza onoraria che nacque il Consiglio d’Europa, e fu nel solco di quella visione che venne redatta la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, firmata a Roma nel 1950. La CEDU non è un vincolo burocratico imposto dall’esterno: è il monumento più duraturo che Churchill abbia lasciato all’Europa e a se stesso — la traduzione giuridica della convinzione che la democrazia senza diritti garantiti non sia democrazia, ma solo la sua forma vuota. Difendere Churchill con un ritratto su una banconota, mentre si rinnega la Convenzione che porta la sua impronta, non è nazionalismo: è ipocrisia calcolata.
A attenzione perché le parole di Churchill oggi sono più attuali che mai:
“E perché non vi dovrebbe essere un raggruppamento europeo, che potrebbe dare un senso di più ampio patriottismo e di cittadinanza comune ai popoli sconvolti di questo potente continente? E perché esso non dovrebbe occupare il giusto posto tra gli altri grandi raggruppamenti e contribuire a modellare un onorato destino per l’umanità? Affinché ciò possa compiersi, vi deve essere un atto di fede al quale milioni di famiglie, parlanti lingue diverse, debbano consapevolmente attenersi.”
Insomma, diciamocelo, quello che da anni porta avanti Nigel Farage deve avere fatto rivoltare Churchill diverse volte nella tomba.
Contro chi si grida esattamente?
Quando si grida all’affronto, contro chi si grida esattamente e cosa si chiede? Che un governo britannico eserciti per la prima volta nella storia un veto su una decisione della Bank of England? Che ignori l’esito di una consultazione pubblica a cui hanno partecipato 44.000 cittadini? Che imponga per decreto il volto di Churchill su una banconota contro la volontà espressa di chi quella banconota la usa?
E soprattutto: chi si sta attaccando? Non il governo Starmer, che in questa vicenda non ha avuto alcun ruolo. Non la Bank of England, istituzione che difficilmente può essere accusata di “wokismo” (solo l’idea, permettetemi, fa ridere e fa ridere anche la nipote di Winston Churchill che ha difeso la decisione di sostituire il nonno sulle banconote). Si sta attaccando, di fatto, il pubblico britannico — quel 60% di persone che ha risposto a un sondaggio e ha scelto la natura come tema.
La polemica non si prefigge nulla di concreto — non può, perché non c’è nulla da ottenere. Serve ad altro: a ricompattare un consenso incrinato, a spostare l’attenzione da questioni più scomode, a tenere viva una narrazione identitaria nel momento in cui quella narrazione aveva subito un colpo.
In ultima analisi
Uno dei grandi suicidi della sinistra è stato concentrarsi su ciò che il grande pubblico percepiva come cosmesi. I pronomi, per esempio. Per chi ne professa l’uso corretto, la questione è tutt’altro che superficiale — è profondamente identitaria. Ma per chiunque viva al di fuori di ideologie e simbolismi, immerso nei problemi concreti della vita quotidiana, il dibattito sui pronomi si riduceva a discutere del sesso degli angeli. Il risultato è stato che quella vasta massa nel mezzo si è spostata a destra.
Oggi assistiamo a qualcosa di analogo, ma sul fronte opposto. Nel Regno Unito il trumpismo non è più merce facile da vendere, e l’antieuropeismo ha fatto il suo corso. A Reform resta il tema dell’immigrazione, ma avendo appena accolto tra le proprie file Robert Jenrick e Suella Braverman — due dei principali responsabili del più grande flusso migratorio nella storia recente del paese — anche su quel fronte la credibilità è ridotta ai minimi termini. Non resta che la cosmesi. Aggrapparsi all’immagine su una banconota mentre si tradisce ogni principio che Churchill ha incarnato.
Qualcuno obietterà che si tratta pur sempre di un simbolo, e che i simboli contano. È vero. Ma ritenere che il grande pubblico non percepisca la differenza tra un ritratto su carta moneta e l’uscita dalla CEDU — il monumento giuridico che Churchill ha lasciato all’Europa — è ingenuo oltre che paternalistico. Cosa succede, allora, quando la politica si rifugia nel cosmetico? Che l’elettorato va altrove. E in questo momento, nel Regno Unito, non va verso il Labour — la cui sinistra moderata non riesce ad accendere entusiasmi — ma verso le frange più radicali: i Verdi, le correnti islamiste, quella sinistra identitaria che le statue di Churchill le imbratta davvero. Il paradosso è perfetto: la battaglia per difendere cosmeticamente Churchill da una cancel culture che in questo contesto non esiste, rischia – nel proprio nonsense – di alimentare esattamente le forze che vorrebbero cancellarlo.

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Il populismo è così, si alimenta di queste cose, si devono tenere la polemica e la tensione sociale ai massimi e per farlo qualsiasi questione o pretesto è utile alla causa.
Penso che in questo caso, il fatto che i sovranisti abbiano sfruttato la situazione, questo non toglie che l’organismo che decide di chi raffigurare su banconote, monete, e medaglie ufficiali abbia un problema vero. Non e` colpa di Starmer, ma di un comitato con facce anonime, e le assicuro che non l’hanno fatto per amore degli aninmali: Churchill sta er qualcosa che ormai non garba, e mi spieghero`. Per legge o quanto meno per norma vincolante da regolamento, qui in Gran Bretagna e` obbligatorio evitare di usare i ritratti di personaggi che si siano resi “controversi”. Il fisico Stephen Hawking come persona ne ha fatte, di cose, che chi si intende di mondo accademico, scienza e tecnologia puo` benissimo interpretare in modo non lusinghiero (non entro nei dettagli tecnici). Io in particolare, che ho pubblicato studi scientifici tanto quanto un intero dipartimento universitario, da oltre vent’anni vivacchio senza stipendio, per quanto io continui ad essere internazionalmente conosciuto come studioso attivissimo, fin da quando scatto` di fatto il boicottaggio accademico della mia identita` nazionale, e sono piu’ fortunato di un collega ebreo londinese che si tolse la vita, per via dello stesso principale che avevamo, un individuo indescrivibile, che sarebbe anche stato comico se non fosse stato tanto squallido. Ebbene, Hawking (da suprematista quali sono tantissimi intellettuali britannici autosantificanti che si reputano progressisti, oltre a quelli che non cercano di farsi passare per tali e figuriamoci se non sono suprematisti) annuncio` che gente come me (intendo: gente coi miei natali) non deve essere mantenuta nell’impiego accademico (Guglielmo Marconi,fascistissimo qui in Gran Bretagna, licenzio` tutti i suoi impiegati ebrei perche’ si era alzato un giorno con quel lampo di genio). Nessun bisogno di leggi razziali per farlo. Ma con faccia tosta, si mise la sua faccia, sua di Hawking, su una moneta, anche se era per collezionisti, e non entro` in circolazione. Come spesso, le regole si ignorarono. Sicche’, Signora Libutti, per quanto spessissimo Lei veda molto chiaramente ed ammirevolmente i problemi britannici, io direi di separare le due cose. Farage, o meglio quel che lui cerca di sfruttare cinicamente, lasciamolo perdere, non ho parole abbastanza forti e fiato per parlarne. Ma che alla Banca d’Inghilterra e comitati afferenti, si sia ritenuto opportuno cambiare la faccia di Churchill (promemoria vitale per un’Inghilterra dove ai tempi di Churchill tanti digrignavano i denti perche’ si faceva una guerra “a vantaggio degli ebrei”, e direi alche qualcosa di peggio: la comunita` di mia madre venne massacrata con truppe inglesi, non tedesche, sul posto, nel 1941, perche’ il nuovayorchese britannico Sir Kinahan Cornwallis diede ordine di lasciare che il massacro seguisse il suo corso, e convinse in tal senso il generale Archibald Wavell: non chiederanno mai scusa, figuriamoci), non ha problemi con Hawking, non ha problemi con chi in sostanza proclama che a soffiare come il Lupo Cattivo, si soffino via dal mondo le identita` tradizionalmente antipatiche come la mia. Quando come in Italia, non mancano tanti elettori britannici che si rammaricano che a Hitler non si sia lasciato terminare il suo lavoro (ricorda la candidata di AVS?), questa e` musica per le orecchie di alcuni decisori magari non in vista; ebbene, conosco quel tipo di decisori come le mie tasche, e Le assicuro che non sono una innocente Merry England delle favole. Una parte del pubblico non ha digerito bene il fatto di non avere piu’ l’Impero. Ci si culla nel sentimento che proprio qui si debba poter (tuttora) ordinare a bacchetta che viva e chi muoia, anche nazioni intere: la mia. Va da se’ che Churchill non garbi a costoro. Non mancava di pregiudizi suoi, aveva madre con un fondo antisemita, le donne di casa si scandalizzavano se il padre invitava un ebreo in casa, ma Churchill ebbe in effetti un padre con gravi difetti, ma del tutto scevro da quel pregiudizio, e Winston volle imparare da suo padre. Ci fu un suo articolo di Churchill (su ebrei e comunismo) che gli ebrei inglesi odiarono, ma vogliamo paragonare ai suoi contemporanei? Churchill diede dell’antisemita ad Ernest Bevin (che lo era anche fieramente, ma era ben piu’ intelligente di Jeremy Corbyn, il che non e` difficile), e questo quando valevano i due proverbi tra ebrei: “L’Inghilterra e` il Paese dove dire che uno e` antisemita e` peggio che esserlo”, e “La Francia e` il Paese dove un antisemita e` chi odia gli ebrei troppo”. Ci sono stati miglioramenti nel corso di tanti decenni, ma a tanti essersi resi piu’ corretti costa personalmente. Donde i populismi del tutto sbottonati, sia in Italia, sia in Gran Bretagna, sia negli Stati Uniti, e cosi’ via. Sia tra i sovranisti, sia per le pseudo-sinistre indegne di quel che fu la sinistra degna.