Il CEO di Telegram
L’editoriale di Federico Bosco
Pavel Durov, 39enne franco-russo fondatore e Ceo di Telegram, è stato arrestato sabato intorno alle 20:00 all’aeroporto di Le Bourget, a Parigi, mentre scendeva dal suo jet partito dall’Azerbaijan.
La magistratura francese ritiene che la mancanza di moderazione e cooperazione con le forze dell’ordine e gli strumenti offerti dalla piattaforma rendano Telegram complice delle attività illegali che vi si svolgono, dal traffico di droga alle frodi.
Nelle prossime ore Durov dovrebbe comparire di fronte a un giudice prima di un possibile rinvio a giudizio per una moltitudine di reati: terrorismo, traffico di stupefacenti, frode, riciclaggio di denaro, ricettazione, commercio di contenuti per pedofili.
Telegram si è sempre impegnata a non rivelare informazioni sugli utenti. Lo scorso aprile, in una delle rare interviste, Durov ha detto di aver provato a stabilirsi a Berlino, Londra, Singapore e San Francisco prima di optare per Dubai, elogiando la “neutralità” dell’emirato.
In quel di Dubai il Ceo di Telegram si era messo al riparo, in un momento in cui sia l’Unione Europea che gli Stati Uniti stanno intensificando i controlli e facendo pressione sulle principali piattaforme per rimuovere i contenuti illegali.
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