
Tra legge elettorale, crisi del centro e polarizzazione crescente, si profila un elettorato senza rappresentanza ma restio all’astensione. Una minoranza civica che rischia di contare poco, ma che continua a cercare uno spazio politico credibile tra due blocchi sempre più distanti.
Nella sua chiara disamina del risultato del referendum, Giulio Massa ha voluto giustamente introdurre il tema delle forze — forse sarebbe meglio dire debolezze — centriste che, senza un ruolo, vanamente rincorso, saranno ulteriormente schiacciate da una legge elettorale blindata che certamente l’attuale maggioranza si appresterà ad approvare.
I vari partiti che compongono le due coalizioni che si confronteranno alle prossime elezioni politiche troveranno il modo per omogeneizzare le varie componenti. Resta però un problema che riguarda gli elettori di centro, liberal ex votanti PD, che hanno guardato benevolmente ai governi Renzi e Draghi, orfani di punti di riferimento e delusi in egual misura da Calenda, Renzi e dai riformisti ostaggi di Elly Schlein.
Rinserrato nelle ridotte del Foglio e del Riformista e, perché no, di InOltre, questo gruppo di persone di buon senso, non ideologizzate, inclini al pragmatismo mitigato dall’ottimismo della volontà, è certo che oggi si pone una domanda precisa: “Ci sarà nel ’27 un partito da votare?”
Sì, perché questo target di persone ha anche tanto senso civico da non contemplare l’idea di astenersi dal voto. Ma Meloni, Salvini e Tajani (e forse anche Vannacci) contro Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli non è una scelta accettabile.
Il sistema proporzionale della Prima Repubblica consentì a personaggi come La Malfa e Pannella di fare politica e incidere in scelte fondamentali per il nostro Paese. La legge elettorale che regolerà le prossime elezioni sarà invece incentrata sull’abolizione dei seggi uninominali e su uno sbarramento alto che induca i piccoli partiti a entrare nelle coalizioni per non sparire.
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Di fronte a tale prospettiva, questo elettorato, che aggregato rappresenta ottimisticamente un 7–8% della platea degli aventi diritto, sarà costretto a indirizzare il proprio voto verso quei partiti che avranno il coraggio temerario di presentare liste fuori dalle coalizioni — immaginiamo radicali e Azione — con la quasi certezza di esprimere un voto di pura testimonianza e a incidenza nulla.
Ha ragione il nostro direttore Filippo Piperno nel sostenere che è più che mai il momento di sostenere battaglie di minoranza, mostrando che esistono degli italiani che amano il proprio Paese fuori dal mainstream, non dimenticando mai che nella coalizione di sinistra esiste un approccio molto pericoloso in tema di politica estera, mentre la coalizione di destra, in tema di diritti civili e libertà di espressione, ha già mostrato le proprie propensioni.
Last but not least, come ha ricordato Giulio Massa, il nuovo Parlamento dovrà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Chiunque abbia la maggioranza, con la legge elettorale che scaturirà, potrà farlo in autonomia, col risultato di poter mandare al Quirinale — estremizzando — Landini o La Russa.

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Non so di legge o meccanismi elettorali. So che abbiamo negletto l\’adagio latino \”in medio stat virtus\” mai disatteso come ora. Finché continueremo a pensare che un voto al centro sia un voto perso, o ci asterremo o ci tureremo il naso avallando le ricette, entrambe nefaste, dei due schieramenti opposti, ma uniti nel disinteresse per la cosa pubblica. Sono molto sfiduciata, ma continuerò ad andare a votare per un partito anche dello zero/virgola, purché mi rappresenti e abbia nelle intenzioni di realizzare il bene del Paese.
Inviato da Outlook per Androidhttps://aka.ms/AAb9ysg ________________________________
lo schieramento ci sarebbe, Calenda, Italia viva, i per quanto piccoli Lib Dem di Marattini, forse + europa, ma guardare questi mondi scannarsi come i più piccoli e atomizzati partiti marxisti – leninisti che vanno di scissione in scissione certo ci toglie l poesia. È poi c’è il colpevole per eccellenza. Renzi, l’unico col carisma sufficiente forse a tenere unite queste entità, che sceglie di nascondersi al referendum che avrebbe dovuto essere il simbolo delle sue battaglie.