7 pensieri su “Il centro delle illusioni. Perché resto scettico sul nuovo tentativo centrista

  1. C’è un dato di fatto: Renzi se ne esce dal PD e fonda Italia Viva (pochi punti percentuali); Calenda esce da una coalizione che aveva nel PD il suo fulcro e fonda Azione (pochi punti percentuali); i due si uniscono nel “terzo polo” (gli stessi pochi punti percentuali, operazione fallimentare, ognuno se ne torna nel suo orticello, con Renzi che rimane Italia Viva ma si riappacifica col PD); Marattin esce dal PD e fonda il Partito Liberal-democratico (non ci sono ancora dati elettorali significativi, ma i sondaggi parlano di pochi punti percentuali); la Picierno esce dal PD e annuncia la fondazione di una sua formazione politica (non c’è alcun dato, neppure di sondaggio, ma sono pronto a scommettere che anche in questo caso si parlerà di zero-virgola).
    Il dato di fatto è che, chiunque esca dal PD, fonda il proprio partitino, portando con sé gli irriducibili del culto della (sua) personalità.
    Poi, se questo dato di fatto vogliamo chiamarlo “mancanza di visione”, facciamo pure …

  2. “Porsi in alternativa al populismo significa innanzitutto andare oltre l’egemonia della cultura politica della sinistra.”. Un’affermazione molto forzata se letta attraverso le lenti di questi occhiali.

    Ci sono pacchi formato famiglia di populismo di destra, affogati in uno sciroppo appiccicoso di nazionalismo, razzismo, isolazionismo e sono in tutto l’occidente, Americhe comprese. Non mi concentrerei solo a sinistra e non circoscriverei il problema a una sola parte.

    Conseguentemente se il problema del populismo è bipartisan, e lo è, benvengano tentativi anche fallimentari di pensare a qualcos’altro. Ci si prova, tanto le alternative sono o coalizioni con i figli delle stelle e i fan di Carletto Marx o con gli amici del generale Buttiglione… Il terzo palo, come lo chiamo affettuosamente, ha tutti i difetti del mondo e probabilmente è destinato al tracollo (magari sul M.O. l’argomento più divisivo del mondo, pensato e discusso anche per dividere), ma che male fa viste le alternative?

    Anche il ragionamento sugli astenuti, a mio opinabile parere, è molto forzato e invero molti sono orfani di una rappresentanza politica moderata. A destra Forza Italia non svolge egregiamente questo ruolo, a sinistra i cespugliettini come +Europa o Italia Viva sono incomprensibili, inutili, privi di rappresentanza.

    Certo se non costruiscono un programma comune e liste unitarie, l’unico loro destino sarà il dileggio.

  3. Analisi tagliente e chirurgica. Ma sono temi che devono essere affrontati (e sperabilmente risolti) per evitare l’ennesimo fallimento

  4. Non bisogna pretendere che il centro possa essere in grado di governare o essere decisivo perché semplicemente non ha i numeri e molto probabilmente non li avrà mai.
    Però può cercare di influenzare certe decisioni prese in Parlamento con i propri voti.
    Non necessariamente allearsi con una coalizione dove tutto e il contrario di tutto coesistono e alla fine logora e si frantuma, come avvenuto e già visto altre volte.
    Poi credo che servano delle primarie serie e anche che certe figure storiche abbiano il coraggio di fare un passo indietro, rimanendo nella direzione chiaramente, per dare più credibilità all’eventuale progetto e far emergere altri volti.

  5. Sono abbastanza d’accordo con l’analisi, ma mi permetto di aggiungere alcuni dati. La stragrande maggioranza degli umani nasce con un cervello con logica mentale conservatrice. Quindi probabilmente il 90% dei parlamentari e degli italiani sono conservatori, di vario grado. Poi si dividono tra le varie ideologie. Lascio perdere i cervelli progressisti perché sono disseminati tra i vari partiti o non sono in politica. Quindi il gioco è che i conservatori si dividono tra le ideologie di destra e di sinistra, tra moderati ed estremisti. L’ideale sarebbe che governassero i moderati, ma spesso accade il peggio, ovvero governano i moderati con gli estremisti. Nel nostro caso i moderati ( centristi, liberali, ecc.) rappresentano una minoranza importante, ma fanno il grave errore di non avere pazienza. Devono creare un partito dei moderati e aspettare che tutti gli altri siano logorati dai loro fallimenti, così gli elettori conservatori moderati che di erano spostati verso gli estremisti tornano verso il centro. Ma una condizione essenziale è che un governo di moderati, faccia quello che i conservatori moderati si aspettano, ovvero decisioni difficili e forti, che affrontino i problemi reali dei cittadini e non problemi affrontati ideologicamente. Pragmatismo ed efficienza, realismo e se serve cinismo. Si fanno provvedimenti che funzionano ed ottengono i risultati e non che soddisfano obbiettivi ideologici. Insomma un governo razionale, scientifico e ideologicamente neutrale. Il buonismo morale della religione va lasciato ail Vaticano. Solo così un governo potrà durare e rinnovare il Paese.

    1. I cittadini si aspettano risposte e soluzioni ai propri problemi, ma certi candidati cantastorie fanno credere loro che le decisioni non saranno difficili e quindi riescono ad avere maggiore consenso.
      E’ questo il cuore del populismo: non far affiorare la realtà dei fatti con i relativi vincoli e ostacoli all’efficacia di certi provvedimenti da prendere, ma far credere che una soluzione alternativa possibile esista e quindi portare avanti una narrazione al momento del voto credibile fatta di mezze verità e illusioni e tirarla avanti una volta al governo finché si riesce.
      Le proposte troppo razionali e realiste non attraggono perché coinvolgono direttamente la responsabilità e il comportamento dei cittadini nella soluzione di certi problemi.

  6. Condivido.
    Osservo che il progetto può, sia pure genericamente, essere identificato lungo il filone riformista. Il punto più critico credo sia la mancanza di chiarezza e probabilmente di unità nella strategia: condizionandoli in modo efficace, ci si allea poi con il centro destra o con il centro sinistra ?
    Senza sottovalutare il problema della leadership che, stando così le cose, dovrebbe essere plurale, non essendo però nessuno disposto a fare un passo indietro.

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