3 pensieri su “Il caso Venezia mostra il fallimento della cittadinanza ridotta a pratica burocratica

  1. La sua analisi del “caso Venezia” è centrata, poiché confondere cittadinanza formale e sostanziale sta riducendo la democrazia a un condominio di blocchi identitari incomunicanti. Il voto diventa così uno scambio categoriale tra comunità parallele. Le “Little Italies” americane del secolo scorso lo dimostrano chiaramente, dato che anche gli emigrati italiani, spesso analfabeti in inglese e culturalmente isolati, rischiavano di rimanere intrappolati nel bossismo politico. Fu solo grazie a un percorso esigente di assimilazione, fondato sull’apprendimento della lingua, sulla scuola pubblica, sul lavoro in fabbrica e sull’adesione graduale ai valori della società ospitante, che le generazioni successive divennero pienamente parte della nazione americana. Oggi manca proprio quel modello virtuoso. Ridurre la cittadinanza a mera pratica burocratica, senza alcun percorso serio di assimilazione culturale, non integra, ma cristallizza la frammentazione. Senza una lingua condivisa e senza l’interiorizzazione dei principi fondanti non può nascere una vera polis comune. La cittadinanza non si concede, si conquista attraverso l’assimilazione.

  2. Sì, è un orizzonte tribale, perché queste comunità incomunicanti tra loro, ossimoro, sono destinate allo scontro e direi che ne abbiamo ampia prova con i “festeggiamenti” per la vittoria di Coppa Campioni a Parigi. Un nuovo patto di cittadinanza è indubbiamente necessario.

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