

La bufera che sta investendo TikTok negli Stati Uniti dimostra che i social network esercitano sulla società e la politica una forza eccezionale, specialmente quando questi diventano vere e proprie piattaforme di lavoro per migliaia di utenti (al netto del valore etico che ognuno può darne) con giri d’affari di milioni di dollari.
Pochi giorni fa, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una sentenza storica che potrebbe segnare il futuro di TikTok nel Paese. La decisione prevede il possibile divieto dell’app o l’obbligo per ByteDance, l’azienda cinese proprietaria della piattaforma, di cedere le operazioni statunitensi a un acquirente americano.
Questa misura è stata motivata dalle preoccupazioni crescenti legate alla sicurezza nazionale, in particolare riguardo il trattamento dei dati degli utenti americani ed il possibile loro accesso da parte del governo cinese.
Se TikTok dovesse essere venduto ad un’azienda americana, ci sarebbero molte sfide da affrontare per garantirne il funzionamento. Innanzitutto, ByteDance dovrebbe ottenere il permesso sia dal Comitato sugli Investimenti Esteri negli Stati Uniti (CFIUS) sia dal governo cinese.
Quest’ultimo, in particolare, ha imposto rigide restrizioni sull’esportazione di tecnologie sensibili, come l’algoritmo di raccomandazione di TikTok, che di fatto regola il sistema di scoperta dei contenuti, considerata la chiave del suo successo. Senza l’algoritmo, l’intero funzionamento dell’applicazione potrebbe essere compromesso.
Dividere l’infrastruttura globale dell’app in una porzione americana e una internazionale è ad oggi l’eventualità più verosimile, ma che comporta ostacoli significativi. TikTok attualmente opera su una piattaforma unificata che condivide dati, algoritmi e design a livello globale.
Qualsiasi tentativo di separare la branca statunitense richiederebbe investimenti massicci e un periodo di transizione complesso, durante il quale l’app potrebbe perdere utenti e competitività. A proposito di tale possibilità, il 14 gennaio ByteDance ha stimato il costo di vendita della componente americana tra i 40 e i 50 miliardi di dollari.
Nonostante queste difficoltà, ci sono diverse aziende americane che potrebbero essere interessate all’acquisto. In passato, compagnie come Microsoft, Amazon, Oracle e persino Walmart sono state citate come potenziali acquirenti. Qualsiasi compratore, però, dovrebbe dimostrare di poter gestire TikTok come un’entità indipendente e garantire la protezione dei dati degli utenti americani, ciò potrebbe includere la creazione di nuovi server situati negli Stati Uniti.
A queste questioni si aggiungono le dinamiche tra le due superpotenze. Le tensioni tra Stati Uniti e Cina continuano a crescere, e un accordo per la vendita di TikTok potrebbe complicarsi ulteriormente. ByteDance potrebbe resistere alla vendita se le condizioni non fossero favorevoli, mentre il governo cinese potrebbe opporsi al trasferimento di tecnologia all’estero.
In tutto questo, il ruolo di figure influenti nel panorama dei social network americani potrebbe diventare rilevante. Negli ultimi giorni, alcune indiscrezioni hanno fatto trapelare l’ipotesi che Elon Musk stesso potrebbe essere interessato all’acquisizione della branca americana dell’app, ipotesi smentita in breve tempo.
In definitiva, la possibilità che un acquirente americano rilevi TikTok per preservarne la presenza negli Stati Uniti dipende da molti fattori: accordi legali, soluzioni tecniche e, soprattutto, la volontà politica delle due nazioni coinvolte. Stando alla decisione della Corte Suprema, TikTok dovrebbe smettere di funzionare negli USA proprio da oggi (19 gennaio).
Biden ha già dichiarato di non volersene occupare, lasciando la patata bollente al suo successore. Trump, che entrerà in carica nel pomeriggio di lunedì 20 gennaio, ha già annunciato che “molto probabilmente” concederà una proroga di 90 giorni per aver tempo di affrontare il problema. Nel frattempo, tutte le opzioni restano sul tavolo.
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