

Scritto in forma di thread su X nel novembre 2023, questo testo di Captain Allen (avvocato e storico) meritava di essere tradotto e ripubblicato per comprendere bene come gran parte della narrazione dei media sulla guerra di Gaza non abbia nessun fondamento se non la zelante divulgazione della propaganda di Hamas.
di Captain Allen (Traduzione di Alessandra Libutti)
Secondo il Diritto Internazionale Umanitario, il principio di proporzionalità richiede che qualsiasi danno inflitto ai civili (compresa la morte) non sia “eccessivo” rispetto al “vantaggio militare previsto da un attacco contro un obiettivo militare”.
Ora analizzeremo questo concetto nel dettaglio per chiarire esattamente cosa significhi.
Prima, però, è importante sfatare un luogo comune: il fatto che civili palestinesi muoiano a seguito di un attacco israeliano non costituisce automaticamente una prova di crimine di guerra da parte di Israele. Questa convinzione è completamente errata: la legge non funziona in questo modo.
In termini semplici – e purtroppo – il diritto internazionale riconosce che, in guerra, i civili vengono spesso uccisi; e nella maggior parte dei casi, tali morti non sono automaticamente indicative di un crimine di guerra.
Il criterio legale per determinare la proporzionalità richiede che ogni singolo attacco venga valutato attraverso un’analisi equilibrata e specifica.
Per cominciare, una regola fondamentale: un attacco deve essere diretto a un obiettivo militare. Colpire intenzionalmente civili senza alcun obiettivo militare è un crimine di guerra e, quindi, illegale secondo il diritto internazionale.
Ora, entriamo nel dettaglio in modo chiaro e semplice.
Secondo il Primo Protocollo Aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1977, sia nell’Articolo 51(5)(b) che nell’Articolo 52(2), se Hamas utilizza la propria popolazione civile (o ostaggi israeliani) come scudi umani – sia per proteggere i propri combattenti che per nascondere depositi di armi – allora, secondo il diritto internazionale, ha trasformato quei civili in obiettivi militari.
Ciò significa che quando Hamas colloca depositi di armi all’interno o sotto scuole, ospedali, moschee, ecc., sta trasformando quei luoghi in obiettivi militari legittimi.
È noto da anni che Hamas ha deliberatamente collocato il suo quartier generale sotterraneo sotto l’ospedale al-Shifa. Facendo ciò, secondo il diritto internazionale, l’ospedale non è più esclusivamente un obiettivo civile, ma diventa un obiettivo militare legittimo.
Tuttavia, questo non conferisce automaticamente all’IDF (Forze di Difesa Israeliane) il diritto di colpire indiscriminatamente ospedali, scuole o moschee. Significa però che un attacco dell’IDF a un obiettivo civile trasformato in obiettivo militare a causa dell’uso di scudi umani da parte di Hamas non è, di per sé, illegale secondo il diritto internazionale.
Un attacco di questo tipo (come qualsiasi altro attacco condotto da un esercito come l’IDF) deve essere valutato attraverso un test di bilanciamento.
Una delle fasi di questo test, condotto da Israele prima di ogni attacco, consiste nel determinare se gli scudi umani siano utilizzati volontariamente o involontariamente.
- Se gli scudi umani sono volontari – ovvero, se proteggono di loro spontanea volontà Hamas e i suoi depositi di armi – allora l’obiettivo rimane un bersaglio militare completamente legittimo.
- Se gli scudi umani sono involontari – ovvero, se Hamas costringe i civili a proteggere i propri combattenti e/o arsenali – allora l’IDF deve riesaminare il test di bilanciamento per stabilire se il vantaggio militare atteso da un attacco superi le perdite civili ragionevolmente prevedibili.
È fondamentale sottolineare che le regole dell’IDF stabiliscono che, se non è possibile determinare se uno scudo umano sia presente volontariamente o involontariamente, si deve presumere che il civile sia utilizzato contro la propria volontà e quindi trattarlo come partecipante involontario.
Se esiste un obiettivo militare e se vi è la possibilità che gli scudi umani siano lì involontariamente, il passo successivo nell’analisi della proporzionalità per ogni singolo attacco (ricordiamo che la proporzionalità viene valutata per ogni attacco individuale, e non come un accumulo di attacchi nel tempo) è determinare l’entità probabile del danno ai civili e/o alle proprietà civili a seguito dell’attacco.
In altre parole, secondo il diritto internazionale, Israele deve essere in grado di attribuire un valore all’impatto previsto sui civili, inclusa la possibilità di vittime civili. Semplificando, un numero minore di vittime civili attese può rendere l’attacco proporzionato se il vantaggio militare ottenuto è significativo.
Tuttavia, se Israele determina che l’impatto previsto di un attacco potrebbe causare un elevato numero di vittime civili, deve affrontare la difficile decisione di stabilire se il vantaggio militare atteso sia così significativo da giustificare comunque l’attacco.
Ad esempio, se Hamas ha un deposito di armi sotto una casa con due civili all’interno e quella casa è stata utilizzata per lanciare 500 razzi contro civili israeliani, con la ragionevole previsione che vi siano centinaia di altri razzi immagazzinati, Israele può quasi certamente condurre l’attacco nel rispetto del diritto internazionale.
Se però quella stessa casa ospitasse 10 famiglie, inclusi molti bambini, il test di bilanciamento della proporzionalità potrebbe – e probabilmente lo farebbe – pendere verso il divieto di effettuare l’attacco, anche se la casa è stata utilizzata per attaccare civili israeliani e ci si aspetta che continui ad essere impiegata per ulteriori attacchi.
Questo test di bilanciamento può sempre cambiare. Se quella stessa casa venisse utilizzata per lanciare missili a lungo raggio e di precisione contro grandi centri abitati in Israele, come Tel Aviv (mettendo quindi milioni di civili israeliani in pericolo), il test di proporzionalità potrebbe ribaltarsi, permettendo legalmente a Israele di effettuare l’attacco.
Questo introduce la terza e ultima fase del test di bilanciamento della proporzionalità: l’IDF deve determinare e assegnare un “valore” al vantaggio militare previsto se decidesse di condurre un determinato attacco.
Un attacco contro la leadership di Hamas o contro i suoi produttori di armi sarebbe considerato un obiettivo militare di alto valore. Al contrario, un attacco contro un singolo combattente di Hamas senza particolari competenze militari rappresenterebbe un obiettivo di valore militare molto inferiore.
Allo stesso modo, un attacco contro un piccolo deposito di mortai avrebbe un valore militare inferiore rispetto a un attacco contro un grande arsenale di razzi avanzati, capaci di raggiungere grandi centri abitati israeliani.
Una volta che l’IDF ha determinato il “valore” dell’impatto previsto su civili e proprietà civili e il “valore” del vantaggio militare che si otterrebbe con l’attacco, il test di bilanciamento può essere applicato. A quel punto, è necessario un certo grado di valutazione per stabilire se l’attacco possa essere considerato “proporzionato” o meno.
È fondamentale sottolineare che questa decisione è così cruciale da non essere affidata a un singolo soldato sul campo, anche se con il dito sul grilletto – in senso figurato o reale.
Infatti, la valutazione della proporzionalità di un attacco non è lasciata nemmeno agli ufficiali dell’IDF. Non è neppure una decisione che spetta ai generali dell’IDF.
Prima che qualsiasi attacco dell’IDF possa essere eseguito, le linee guida dell’IDF stabiliscono che il test di bilanciamento della proporzionalità debba essere presentato e analizzato dagli avvocati militari dell’IDF, i quali determinano se l’attacco sia legalmente consentito come “proporzionato” secondo il diritto internazionale e le regole di guerra.
Questi avvocati non sono semplici esecutori né si limitano ad approvare automaticamente le richieste dell’IDF.
Al contrario, gli avvocati militari dell’IDF operano in totale indipendenza dall’esercito. Non fanno parte della catena di comando e non rispondono a nessuno nell’IDF, nemmeno ai generali.
Inoltre, ogni avvocato militare dell’IDF è pienamente consapevole che potrebbe essere chiamato a rispondere delle sue decisioni, nel caso in cui prenda una decisione errata basandosi sulle prove disponibili al momento.
Inoltre, alcune decisioni relative al bilanciamento tra il vantaggio militare previsto e le perdite civili attese possono essere così complesse che la legalità dell’attacco viene prima sottoposta alla revisione immediata della Corte Suprema israeliana.
Un altro concetto fondamentale: il confronto tra il numero di vittime civili israeliane e palestinesi (ammesso che tali numeri siano affidabili, poiché provengono esclusivamente da Hamas) non è un criterio valido nell’analisi della proporzionalità.
Ogni attacco deve essere valutato individualmente per determinare se sia proporzionato. La proporzionalità non viene giudicata sulla base della somma complessiva degli attacchi effettuati, ma esclusivamente caso per caso.
Inoltre, limitarsi a confrontare il numero delle vittime non tiene conto di quanti tra i morti fossero effettivamente terroristi di Hamas, quanti fossero collaboratori volontari di Hamas, né considera quale vantaggio militare Israele abbia ottenuto conducendo un determinato attacco.
Poiché Israele sta attualmente cercando di garantire il vantaggio militare di impedire a Hamas di avere la capacità di ripetere attacchi simili a quelli del 7 ottobre, ha il diritto di agire in modo proporzionato nella misura necessaria a raggiungere tale obiettivo militare (l’eliminazione di Hamas e/o della sua capacità bellica).
Un dato importante che molti ignorano, ma che dovrebbero conoscere: secondo le statistiche ONU sui conflitti globali, il rapporto medio tra civili e combattenti uccisi è di nove civili per ogni combattente. Un dato estremamente allarmante.
Ecco perché il numero di vittime civili, preso da solo, non è mai un indicatore automatico di un crimine di guerra. Ogni attacco deve essere analizzato singolarmente e, purtroppo, i civili subiscono sempre le conseguenze più gravi nei conflitti.
Inoltre, sebbene Israele venga regolarmente criticato per qualsiasi attacco che causi vittime civili, potrebbe sorprendere sapere che il rapporto tra civili e combattenti uccisi dall’IDF è spesso molto inferiore alla media internazionale di nove a uno.
Nell’ultima operazione condotta dall’IDF prima del 7 ottobre, a Jenin, il rapporto è stato di 0,6 civili uccisi per ogni combattente eliminato.
In quel conflitto, non solo i numeri dell’IDF erano ben lontani dalla media internazionale di nove a uno, ma l’IDF è riuscito addirittura a neutralizzare più combattenti che civili, un risultato estremamente raro nei moderni scenari di guerra.
In realtà, Israele viene accusato di crimini di guerra quasi immediatamente dai media, dai politici e dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nonostante il fatto che tali accuse, quasi il 100% delle volte, non si basino né su fatti concreti né su basi legali.
Poiché per determinare se un attacco specifico rientri nei limiti del diritto internazionale è necessario applicare un test di bilanciamento della proporzionalità, chiunque fornisca un’analisi dovrebbe avere tutte le informazioni che Israele ha considerato prima di condurre quell’attacco, inclusa la valutazione dell’impatto previsto sui civili e il vantaggio militare atteso. È evidente che chi formula giudizi immediati e critici nei confronti di Israele non può avere accesso a tali informazioni.
Di conseguenza, quando si vedono commentatori e analisti accusare Israele di “crimini di guerra” immediatamente dopo o durante gli attacchi israeliani, bisogna capire che questo non rappresenta una vera analisi legale secondo il diritto internazionale.
Molto più probabilmente, ciò a cui si sta assistendo fa parte della strategia di guerra psicologica e propagandistica di Hamas, volta a demonizzare e delegittimare lo Stato di Israele agli occhi dell’opinione pubblica.
Avvocato e storico con la passione per la storia e l’identità ebraica.
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Grazie per aver riproposto un bellissimo articolo che su X è faticoso ritrovare (io lo avevo salvato, mai fidarsi degli algoritmi..)
Articolo fondamentale per comprendere che chiunque commenti gli attacchi bellici di Israele senza prima effettuare un’analisi dettagliata di ciascun evento, compie solo una mistificazione dei fatti a scopo denigratorio.
Nessuno può escludere che in qualche occasione Israele abbia compiuto attacchi “sproporzionati” e quindi potenzialmente configurabili come crimini di guerra, ma fintanto che ciò non viene stabilito in maniera inequivocabile da autorità terze e indipendenti, non è ammissibile che ciò possa essere affermato da alcuno.
Esattamente così, Pietro
Ogni volta che Israele si trova coinvolto in un’azione militare, i famosi 50 milioni di commissari tecnici si trasformano di colpo in 50 milioni di Clausewitz.