
Una lezione dalla BBC al mondo dell’informazione:
Ci sono momenti in cui la libertà si misura non dalle parole, ma dai gesti.
Qualche giorno fa, a Londra, due figure di primo piano della BBC ?Tim Davie, direttore generale, e Deborah Turness, responsabile delle news hanno rassegnato le dimissioni.
La ragione? In un episodio di Panorama, la trasmissione più rispettata del giornalismo d’inchiesta britannico, un passaggio delle parole di Donald Trump era stato montato in modo tale da alterarne il senso originario.
Un errore di montaggio, sì, ma sufficiente a incrinare la fiducia del pubblico. E tanto è bastato perché i vertici della BBC si facessero da parte. Nessun alibi, nessuna teoria del complotto, nessuna fuga in avanti. Solo un’ammissione limpida: abbiamo sbagliato.
È in questi gesti che si misura la serietà di una democrazia.
Nel Regno Unito, un’emittente pubblica non è solo una macchina di informazione: è una parte viva dell’identità nazionale. La BBC, con tutte le sue contraddizioni, resta fedele a un principio semplice e potente: chi comunica al pubblico deve essere disposto a rendere conto.
Non si tratta di perfezione, ma di rispetto per il pubblico, per la verità, per se stessi.
In Italia, guardando questa vicenda da lontano, non si può evitare un pensiero amaro.
La nostra televisione pubblica, la RAI, finanziata dal canone dei contribuenti, dovrebbe incarnare quello stesso spirito di servizio e di responsabilità. E invece, troppo spesso, si perde dietro spettacoli di bassa qualità, cachet milionari, programmi di puro intrattenimento che nulla hanno a che fare con la missione culturale e civica del servizio pubblico.
Non c’è scandalo, non c’è imbarazzo, non c’è quasi mai un gesto di responsabilità.
Le dimissioni dei dirigenti della BBC non sono una crisi, ma un segno di salute democratica.
Perché accettare un errore, in un sistema trasparente, non è un atto di debolezza: è una dimostrazione di forza morale.
È dire al pubblico: la vostra fiducia è più importante del mio incarico.
Ed è esattamente questa fiducia che, nel nostro tempo, sembra diventata la risorsa più rara.
C’è una frase che, nel giornalismo anglosassone, si ripete spesso: to be accountable.
Non significa soltanto “essere responsabile”, ma essere disposti a guardarsi allo specchio e rispondere di ciò che si è fatto, o non si è fatto.
È una parola che da noi si traduce male, perché implica una cultura dell’onore che il linguaggio burocratico italiano ha quasi dimenticato.
La lezione che arriva da Londra è chiara: la libertà di stampa non è solo un diritto, ma un dovere.
E questo dovere comincia dall’interno, dal riconoscimento dei propri limiti.
Finché continueremo a considerare la televisione pubblica un palcoscenico invece che un’istituzione, parleremo di libertà ma praticheremo soltanto l’illusione della libertà.
La BBC ha ricordato a tutti noi , giornalisti, editori, spettatori , che la vera indipendenza non si proclama: si dimostra.
E che a volte, per difenderla, basta un gesto semplice ma rivoluzionario: alzarsi, e dire “mi assumo la responsabilità”.
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Atto di dignita`, proprio quei due??? Li hanno costretti alle dimissioni. Scrivo da Londra. Che ha Tim Davie da fare con la dignita`?
Colgo l’occasione per segnalare questo pezzo d’opinione: https://blogs.timesofisrael.com/the-bbc-a-reputational-liability-in-historical-perspective/
Il giornalismo scritto e parlato in Italia temo abbia pochi paragoni.
Ma anche la BBC mi pare non aver brillato per informazione rispettosa della verità e ci ha messo anni ad assumersi l’accountabilty.
Triste perché la BBC era un mito per tutta l’editoria occidentale e questo venir meno di principi ontologici è un segno della deriva woke e populista che affligge il mondo in questa epoca.
Nel libro di Nathan Greppi sulla disinformazione dei media in merito all’attuale (in quanto tutt’altro che finita) guerra a Gaza, vengono riportate 1500 notizie false da parte della CNN nel primo anno e mezzo di guerra, con una media di 3 al giorno, tutti i santi giorni: magari avremo pochi paragoni, ma sicuramente abbiamo concorrenti molto agguerriti.
Un errore di montaggio?! Anni di sistematica disinformazione, di notizie false, notizie manipolate, notizie mutilate, notizie inventate di sana pianta cancellati e ridotti a un unico banale errore di montaggio? Su queste pagine mi è capitato spesso di trovare articoli che non condivido, ma mai, finora, una cosa vergognosa come questa.
Sono d’accordissimo. L’errore (che poi non fu errore ma scelta precisa di disinformazione) è l’ultima in una ridda decennale di notizie falsificate, sottaciute e/o ignorate su argomenti importantissimi.
Questi gesti di responsabilità dimostrano che una certa differenza con l’equivalente italiano c’è ancora.
Non lo faranno mai ne’ la RAI ne’ Ranucci