5 pensieri su “Il cardinale Zuppi e l’industria dell’accoglienza: quando l’etica sbaglia il bersaglio”

  1. No, quella frase non è “ammantata di un’inattaccabile nobiltà d’animo”: quella frase è un monumento all’ipocrisia, un banalissima frasetta vuota di ogni contenuto, che non indica nessuna direzione.

  2. Riprendo la frase del Cardinale:
    «Bisogna salvare tutti e poi trovare i modi, le idee, la regolarizzazione, la legalizzazione, per combattere l’illegalità con la legalità».

    In questa frase, prima di parlare di regole e di legalita’ e di sciacalli, si parla di “salvare”.
    e’ evidente che uno stato lasciato solo non puo’ farcela.
    E’ evidente che un’infinita’ delle persone “salvate” somo, poi, lasciate in balia a se stesse, alla fame, alle organizzazioni criminali.
    Ma non e’ che se li si lascia morire, stanno meglio.

    Noi possiamo fare tutte le regole che vogliamo… ma non e’ che tutti quelli che scappano “cercano d il superfluo”, giusto? Per carita’, anche nei paesi poveri ci sono quelli che fomentano il bisogno di partire per lucrare sui pochi risparmi o sulle promesse di futuri guqdqgni (un po’ come quelli che da noi fomentano la paura dei vaccini….). Ma non possiamo pensare che sia cosi’ per tutti. giusto?
    Pensate a quando Israele decidera’ di fare il il grande resort. Dove andranno quelli che adesso sono a Gaza?

    Faccio un’altra domanda. Dove andremo noi ricchi quando il caldo ci impedira’ di vivere nelle nostre cotta’ e non ci sara’ abbastanza acqua per l’agricoltura e le piscine?
    Qualcuno potra’ fermare l’onda?

    E quando i giovani italiani se ne vanno perche’ se hai voglia di lavorare sodo e/o hai studiato tanto e non accetti di essere pagato una miseria allora te ne devi andare (perche’ non tutti possono fare i manager, i venditori, gli influencer, i politici, le veline…) ?

    Chi puo’ fermarli?

    Certo, « there will be poors always, pathetically struggling… » ma poi c’e’ la frase « look at the good things you have done ».

    Da avversario, riconosco a Meloni la « dgood thing » del Piano Mattei per l’Africa.
    Ma anche lei non puo’ far tutto… pero’ e’ un primo passo.

    Se non si salvano le persone, non e’ che lasciandole morire staranno meglio

    1. Gentile Coccobill, nessuno parla di non salvare nessuno. Purtroppo in trent’anni siamo stati solo capaci di alimentare il numero di cadaveri in mare e nel deserto. Avendo ascoltato e raccolto in prima persona le testimonianze dirette di chi affronta questi viaggi, le assicuro che i dispersi in mare non sono che una piccola percentuale. La retorica e la propaganda fanno comodo a chi in questo caos ci lucra. Si chieda perché i corridoi umanitari non sono mai diventati realtà. Si chieda perché sono sempre state fermate le collaborazioni con le istituzioni dei principali paesi di partenza dei migranti.
      Saluti
      AT

  3. Concordo con l’articolo.
    Tutto il peso deve ricadere sui Paesi europei e sull’Europa in generale, questo perché non si vuole ammettere che molti Paesi africani sono nel caos totale tra guerre civili e criminali al potere e altri Paesi non hanno interesse e volontà a occuparsi della questione migratoria.
    Quando invece servirebbero interventi esterni per tentare di controllare la situazione, non lasciandola in mano a terroristi e potenze dittatoriali con altri obiettivi tra cui proprio la destabilizzazione dell’Europa.
    Ma forse è vero, anche all’interno dei nostri confini sono in tanti a trarre profitto dal non voler stabilizzare la questione migratoria.

Rispondi

✕
InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA