

Che ci sia poco di razionale dietro la vertiginosa ascesa nei sondaggi di Reform Uk, il partito di Nigel Farage, lo dimostra la situazione disastrosa che si è creata in molte delle amministrazioni locali conquistate dopo le elezioni dello scorso maggio, uno spaccato di quanto potrebbe accadere a livello nazionale se non ci fosse un’inversione di tendenza.
In sei mesi, a livello locale, al posto di un nuovo corso, si è assistito a un’ondata di scandali, dimissioni, espulsioni, provvedimenti disciplinari, crollo di giunte e defezioni di ritorno al Partito Conservatore. Reform Uk, nato con l’intento di rivoluzionare la politica britannica a partire dal basso, sta mostrando limiti strutturali, fragilità organizzative e incapacità di gestione.
Nel Kent, dove il partito di Farage aveva ottenuto un trionfo con 57 consiglieri su 81, la situazione è rapidamente degenerata. Cinque consiglieri sono stati espulsi per accuse di comportamento disonesto e bullismo. Il leader del consiglio è stato filmato mentre inveiva contro i colleghi durante una riunione, contribuendo a creare un clima tossico che ha reso la macchina amministrativa ingestibile. Oggi i consiglieri attivi sono meno di cinquanta.
Simile lo scenario in Northumberland, dove il partito ha dovuto affrontare scandali pubblici ed espulsioni di membri coinvolti in faide interne. Le dinamiche conflittuali si sono fatte sentire anche nel Durham, dove diversi consiglieri Reform si sono dimessi o sono stati sospesi. Le ragioni sono varie: post razzisti pubblicati sui social, comportamenti scorretti durante eventi ufficiali, tra cui episodi di ubriachezza. Le elezioni indette per sostituire gli espulsi e i dimissionari hanno evidenziato un calo significativo del sostegno al partito.
In soli sei mesi, Reform Uk ha perso oltre il 5% dei consiglieri appena eletti. Una cifra esorbitante. Segno che l’auto-sabotaggio nel Regno Unito non è prerogativa solo di Tories e Labour (che del distruggersi dall’interno hanno fatto un’arte). Segno anche che non si tratta di episodi isolati, ma di problemi strutturali, quali inesperienza, disorganizzazione e carenze gestionali. Molti consiglieri eletti non avevano mai ricoperto incarichi pubblici; alcuni hanno meno di vent’anni e sono impreparati ad affrontare le responsabilità amministrative. Infatti, spesso, non sanno neanche come accedere ai documenti ufficiali. Questo si traduce in errori, difficoltà burocratiche, tensioni interne e, in numerosi casi, dimissioni o sanzioni disciplinari.
È l’effetto del populismo su cui si è fondato il successo del partito. Il risultato di un voto dato a chi gridava più forte, non a chi era più competente. Il disastro, in fondo, era nelle premesse.
Reform Uk ha costruito la propria identità su una retorica anti-establishment. Ma una volta al potere, anche se solo a livello locale, la realtà delle responsabilità amministrative ha evidenziato la debolezza di una politica basata solo su slogan. In assenza di esperienza e di strutture organizzative, le divisioni e i conflitti interni hanno finito per alimentare problemi ancora più gravi di quelli che promettevano di risolvere.
Perfino le espulsioni e le dimissioni non sono state gestite con trasparenza o coerenza, e i gruppi locali sembrano spesso muoversi in ordine sparso, senza un coordinamento centrale in grado di fornire una direzione politica chiara. Le riunioni dei consigli diventano teatro di scontri personali, con accuse incrociate e registrazioni trapelate che mostrano una gestione rabbiosa e improvvisata del potere.
La parabola di Reform Uk nelle amministrazioni locali ricorda fin troppo da vicino quella del Movimento 5 Stelle.
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Purtroppo o per fortuna la realtà è implacabile. Qualche buona storiella e illusione fatta bere al pubblico non le fanno diventare vere e possibili.
Vero, il parallelo col M5S è lampante, come quello di altri partiti che lo hanno copiato
Farage era un vero discepolo di Casaleggio. Nel 2015 andò a incontrarlo per chiedergli cosa doveva fare per vincere la Brexit. Il partito Leave.eu fu creato a immagine e somiglianza del M5S, come in fondo anche Reform