12 pensieri su “Identità storica e territoriale nella nascita d’Israele. Lettera aperta a Iuri Maria Prado”

  1. Cara Barbara, l’esistenza di una sorta di conflitto tra gli ebrei sconfitti e gli ebrei fondatori, così come le strutture anche giuridiche già presenti in Israele fin da prima della sua nascita, nonché la pregressa costruzione sionista, non mi pare escludano che la Shoah possa aver avuto.la sua influenza sulla decisione presa dalle Nazioni Unite, sulla storia successiva d’Israele, sulle sue capacità di autidifesa e sul successivo comportamento di molti paesi suoi alleati. In particolare, non credo che la decisione dell’ONU sia stata semplicemente una vidimazione di una situazione già acquisita. Se il Nazismo infatti avesse vinto, quella sottospecie di ONU che fosse sopravvissuto dificilmente l’avrebbe consentita. Quanto poi alle strumentalizzazioni antisemite, di ieri e di oggi, meglio lasciarle agli antisemiti, che non hanno mai avuto grandi difficoltà a trovare pretesti di qualsiasi sorta per perseguitare o cercare di eliminare il popolo ebraico.

    1. Beh, se il nazismo avesse vinto, le decisioni dell’ONU o chi pe esso, sarebbero state del tutto ininfluenti: Israele non sarebbe nato per mancanza di abitanti…

      1. Se il nazismo avesse vinto, le decisioni dell’Onu o sarebbero state ininfluenti o lo sarebbero state in senso opposto. Non avendo vinto, la shoah comporta l’urgenza di creare le condizioni perché non possa mai ripetersi, e quella di uno Stato in cui il popolo ebraico possa vivere in sicurezza è la prima di queste.

  2. Non sono molto d’accordo con quanto affermato in questo articolo. Innanzitutto va ricordato che la 181 è stata più o meno l’equivalente del “Vi dichiaro marito e moglie” detto a una coppia che convive da 15 anni e ha messo al mondo 7 figli: per quanto riguarda la situazione sul terreno, lo stato esisteva a tutti gli effetti avendone tutte le istituzioni create a partire dall’inizio del XX secolo, cominciando con l’università, la cui prima facoltà è stata Giurisprudenza, perché consapevoli che non può esistere una realtà statuale senza leggi; per quanto riguarda la situazione giuridica, oltre alla già ricordata Balfour del ’17 c’è stata la Conferenza di Sanremo del 24 aprile 1920 in cui la Società delle Nazioni ne ha ripreso l’impegno, confermato poi dal Consiglio della Lega delle Nazioni il 24 luglio 1922 e diventato operativo nel settembre 1923: diciamo che mancava ancora la firma del prete o del sindaco sul certificato di matrimonio.
    In secondo luogo gli Stati Uniti, come già ricordato qui sopra, non erano affatto convinti che dovesse nascere uno stato ebraico, e il farli votare a favore ha richiesto un intenso lavoro di persuasione.
    Inoltre la Shoah è diventata un tema importante unicamente col processo Eichmann: per tutti i tredici anni e mezzo precedenti il rapporto coi sopravvissuti, come già ricordato da Piperno, era decisamente freddo, se non addirittura ostile, in quanto questi rappresentavano gli sconfitti, in contrasto con lo spirito del nuovo Israele che non voleva e non doveva abbassare la testa di fronte a nessuno, e che soprattutto voleva guardare soprattutto al futuro e non restare invischiato nelle tragedie del passato.
    Infine, se è vero che l’idea che l’esistenza di Israele debba qualcosa alla Shoah non è di per sé antisemita, è però altrettanto vero che viene sistematicamente usata dagli antisemiti per accusare gli ebrei di avere strumentalizzato la Shoah per fabbricarsi lo stato – su terra rubata agli “autoctoni palestinesi” beninteso.

  3. Succede a molti commentatori, tra cui Cecilia Sala, quel che avviene spesso a tutti gli uomini, il fenomeno psichico della “rimozione”, cioè trasferire nell’inconscio qualcosa di sgradevole al conscio. Sarà poi opera dell’inconscio operate per “il ritorno del rimosso”…
    Certamente il sacrificio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale fu in qualche modo rimosso dslke potenze in guerra con la Germania a causa delle esigenze belliche ( questa è una forma della rimozione).
    Ciò non cambia il quadro storico: la dichiarazione Balfour statui la nascita di un “ focolare domestico” in Palestina nel 17 ( ed eravamo già in là nell’elaborazione della materia), nucleo come si sa del futuro stato .
    L’approvazione Onu del ‘47 fu possibile unicamente grazie al cambiamento d’atteggiamento del presidente H. Truman , solo contro tutti, compreso il suo staff. Il suo fine era la costituzione di uno stato democratico per cambiare poi tutta la regione. Trattasi di atto giuridico non compensatorio.
    Prima quindi vengono gli atti ( giuridici) poi i miti o mitizzazioni. Non è mia intenzione ridurre a ciò la Shoah.

    1. Appunti: anche in quest’ipotesi, anche se la Shoah non fosse stata rimossa solo nella coscienza del Presidente Truman e nell’indifferenza del mondo intero, avrebbe giocato un ruolo importante nella decisione presa dalla Nazioni Unite e nella nascita d’Israele nel 1948.

  4. Caro Gustavo,
    grazie per il tuo intervento dotto e ben argomentato.
    Mi permetto però di dissentire su un punto che riguarda i sabra, cioè i nativi di prima e seconda generazione in terra di Palestina, figli e nipoti degli immigrati dalla fine dell’800 e tra le due guerre, alcuni dei quali si arruolarono nella Brigata Ebraica inserita nell’VIII Armata britannica.
    Il loro rapporto con gli scampati alla Shoah e con gli ebrei della diaspora non fu per niente facile all’inizio, loro già si consideravano un nuovo modo di essere ebrei, forti e coraggiosi, desiderosi di mettersi alle spalle secoli di acquiescenza alle persecuzioni.
    Lo Yad Vashem fu inaugurato nel 1953, sette anni dopo la fondazione dello Stato e solo dopo il processo Eichmann la Shoah divenne centrale nella coscienza collettiva, perché fino ad allora, non solo in Israele, i sopravvissuti non parlavano, per il senso di colpa di essere scampati e il timore di non essere creduti.
    Yehoshua nei suoi romanzi è un fedele testimone dello stato d’animo dei sabra.

    1. Caro Stefano, si è vero che Yad Vashen venne istituito nel 1953, ma la proposta era stata avanzata, se non ricordo male, dal Jewish National Fund già nel 1942. Con questo non nego affetto che all’inizio la interiorizzazione della Shoah sia stato un percorso lento e complesso, come è normale che accada dopo un trauma di tale portata, ma il suo seme era stato gettato e credo che stesse agendo già prima della sua nascita ufficiale, sia nella coscienza storica di molti israeliani sia, seppur con modalità diverse, in quella di molti cittadini e governanti occidentali.

  5. Scritto ammirevole, ottimo punto di partenza per chi, come me, intende cominciare uno studio serio sulla storia dell’Ebraismo.

    1. Grazie Germana, sarei molto lieto se questo modesto articolo riassuntivo potesse esserti utile, o almeno che possano esserlo i contributi storiografici che menziono e di cui riporto alcuni passi.

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