
Questo post è stato pubblicato dall’account ufficiale della Casa Bianca.

A prima vista sembra il poster di un film d’azione, una di quelle locandine che promuovono l’ultimo thriller con protagonisti gli agenti federali americani. Ci sono tutti gli elementi del genere: uomini armati in assetto da guerra, passamontagna neri, giubbotti antiproiettile, fucili d’assalto in primo piano, luci arancioni sullo sfondo che evocano esplosioni o incendi.
Il protagonista al centro ha lo sguardo duro di chi è pronto a tutto, e sotto campeggia la scritta “STAND WITH ICE” con il logo dell’agenzia federale per l’immigrazione.
Ma non è il poster di un film, e non è nemmeno un contenuto creato da qualche account di supporter particolarmente zelante.
È un post ufficiale dell’account verificato della Casa Bianca degli Stati Uniti d’America, pubblicato il 15 gennaio 2026.
NPR ha pubblicato un report che aiuta a capire cosa stiamo guardando, dati e considerazioni che ci aiutano a fissare un concetto: “Content is governing and governing is content”.
Il contenuto è governare, e governare è contenuto.
Sembra quasi un gioco di parole ma è la descrizione quanto mai precisa di un metodo che l’amministrazione Trump ha portato a un livello ogni giorno sempre più alto.
Il Dipartimento di Homeland Security ha pubblicato oltre quattrocento video nell’ultimo anno, molti dei quali presentati come operazioni in tempo reale: raid notturni, arresti spettacolari, agenti che fanno irruzione. Il Washington Post ha però verificato che diversi di questi video mostrano presunte operazioni recenti utilizzando in realtà filmati vecchi di mesi, girati a migliaia di chilometri di distanza dai luoghi dichiarati.
E questo non è un errore di comunicazione, è il punto centrale della strategia. L’obiettivo infatti non è documentare quello che il governo fa, ma costruire un immaginario, plasmare una narrazione dove i ruoli sono già assegnati e lo spettatore deve solo scegliere da che parte stare.
Il 7 gennaio scorso a Minneapolis un agente ICE ha sparato e ucciso Renee Good. Nel giro di poche ore, quando i fatti non erano ancora stati ricostruiti e le indagini non erano nemmeno iniziate, il vicepresidente JD Vance era già su X a definirla una “pazza estremista di sinistra” e a dichiarare che “nessuno dubita” che avesse deliberatamente puntato l’auto contro l’agente.
La narrazione ufficiale è arrivata prima di qualsiasi verifica, occupando lo spazio dei media e definendo i termini del dibattito prima ancora che i fatti documentati potessero emergere.
Come abbiamo già osservato nelle settimane scorse analizzando il caso Venezuela, siamo davanti a un sistema che si autoalimenta. Trump annuncia su Truth Social, la piattaforma di sua proprietà quotata in borsa, lo staff monitora le reazioni in tempo reale su X, i media di tutto il mondo rilanciano generando attenzione e valore, e il feedback raccolto serve a calibrare il messaggio successivo. Un circuito chiuso dove la fonte, il canale di distribuzione, il luogo della conversazione pubblica e il sistema di monitoraggio sono tutti sotto il controllo o l’influenza diretta delle stesse persone.
Quel post della Casa Bianca non sta comunicando una politica sull’immigrazione, e non sta nemmeno informando i cittadini su cosa fa il governo. Sta costruendo un fronte, definendo un nemico, chiedendo a tutti di schierarsi.
È propaganda che diventa azione politica, e azione politica che si manifesta attraverso la propaganda. Un intreccio ormai impossibile da separare.
Questo è il modello.
Link alla NPR (National Public Radio)

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Gli account e i canali relativi alla Casa Bianca ormai sono un prolungamento del pensiero di Trump e compagnia. Non c’è nulla di indipendente da loro.
Probabilmente anche le amministrazioni passate li usavano in base alle proprie politiche ed erano chiaramente di parte, ma ora credo si sia andato oltre e ne stanno facendo un uso sfacciato e personale. Come del resto ciò che riguarda certe decisioni prese dal governo che favoriscono Trump privatamente e suoi amici/collaboratori.