Fra gli aspetti più pericolosi e maggiormente sottovalutati della guerra ibrida russa, c’è quello che riguarda la diffusione della propaganda russa tra i giovani italiani.
Il presente articolo vuole focalizzarsi in particolare su tale diffusione nel mondo fuori da internet: eventi organizzati da russi/filorussi, accordi tra università italiane e russe, propaganda nei libri di testo delle scuole medie.
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Iniziamo col dire che i russi sembrano avere sull’Italia un piano molto ambizioso e di lungo termine, che consiste nel plasmare l’opinione pubblica italiana con uno stampo forgiato a Mosca, attraverso la diffusione, capillare e continua, della propaganda russa.
Quest’ultima non ha soltanto obiettivi di breve-medio termine, come ad esempio influenzare il sostegno occidentale all’Ucraina od interferire nel contesto di una campagna elettorale (come sta accadendo in vista delle elezioni europee e statunitensi), ma mira anche a sovvertire, lentamente ma inesorabilmente, le nostre società, facendo adottare alle nostre opinioni pubbliche il punto di vista russo, che è un punto di vista esogeno, patologico per una società democratica, ed in aperto contrasto rispetto agli interessi strategici dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente: basti vedere come la propaganda russa indirizzi la narrativa sulla questione Houthi, e come molti italiani filorussi si schierino apertamente contro la tutela degli interessi dell’Italia e la difesa del commercio globale nel Mar Rosso.
E se ragioniamo sul lungo termine la questione è molto problematica, perché fra i soggetti maggiormente esposti alla propaganda russa ci sono i nostri giovani: in primis a causa della massiccia, artefatta e pervasiva presenza social dei russi e dei loro burattini italiani; ma anche, come vedremo, a causa dell’insinuarsi della narrativa russa in altri contesti rivolti a ragazzi.
In tutto questo non sempre c’è la mano diretta del Cremlino: in alcuni casi entrano in gioco ignoranza, bias ideologici o i frutti avvelenati della guerra ibrida.
Tuttavia, il tema è meritevole di molta attenzione.
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Partiamo dalla strettissima attualità.
Un esempio di indottrinamento dei giovani italiani da parte della Russia si è avuto durante il “Festival Mondiale della Gioventù” (Sochi, 1-7 marzo 2024), a cui ha partecipato una delegazione di ragazzi di Lamezia Terme.

Si tratta, per intenderci, dell’evento in cui Ciro Cerullo si è fatto fotografare assieme a Putin, o in cui Medvedev, tra un cicchetto e l’altro, ci ha confermato (se ancora ve ne fosse bisogno) che gli obiettivi della Russia vanno ben oltre il Donbas.


Il Festival, tutt’altro che apolitico (anzi), è stato caratterizzato da numerosi eventi. Come ad esempio l’esibizione “NATO: history of deception, history of evil”, organizzata dal “Museo russo di Storia Contemporanea” e finanziata dal Governo russo. L’obiettivo, come afferma uno degli organizzatori, è “provare che la NATO è un’organizzazione criminale”.


Il tutto è stato presentato a ragazzi provenienti da tutto il mondo: compresi Paesi NATO, compresa l’Italia.
Guerra cognitiva allo stato puro.
Insomma, il Festival è stato l’occasione per un indottrinamento di massa, come si può dedurre anche dalla presentazione che ne era stata fatta da una sconosciuta, ma a quanto pare ben informata, testata italiana online, “L’Eco Lago di Bracciano“. Che, visto il nome, era ovvio che scrivesse un articolo sulla creazione di un Comitato di Lamezia Terme per mandare gente in Russia. Peraltro l’evento è stato presentato con una frase che nell’articolo si ripete praticamente identica per due volte, cosa molto singolare.


E non è un caso che a partecipare alla creazione del Comitato che si è occupato di mandare i giovani calabresi in quel mattatoio di propaganda antioccidentale ci fosse Vito Grittani, figura chiave nelle relazioni tra l’Italia e le pseudorepubbliche pseudoseparatiste filorusse. Grittani è stato infatti osservatore dei referendum farsa in Ucraina ed è ambasciatore dell’autoproclamata Repubblica di Abkhazia, regione della Georgia occupata militarmente dai russi e non riconosciuta a livello internazionale.



I legami fra questo mondo, questi personaggi e la Russia sono stati indagati in maniera molto approfondita in un ottimo thread, diviso in due parti, pubblicato su Twitter da @JozeJechich_JJ (Parte 1, Parte 2)
Va infine considerato che una delle tappe del “Russia Propaganda Tour 2024”, in cui 17 febbraio è stato proiettato il film propagandistico “Il Testimone”, è stata proprio Lamezia Terme (anche qui con l’intervento di Grittani).

Cari lametini, tutto bene?
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Mentre i giovani calabresi sono andati a farsi propagandare a Sochi, quelli di Aprilia sono stati propagandati a domicilio. Nel liceo Meucci di Aprilia, infatti, il 19 dicembre 2023 si è tenuto un evento organizzato su iniziativa di OpenHub Lazio in collaborazione con l’associazione filorussa Vento dell’Est e col propagandista Andrea Lucidi. L’iniziativa consisteva nell’effettuare un incontro online con gli studenti di una scuola del Donbas. Le polemiche seguite all’evento hanno poi portato OpenHub a scrivere una nota e a prendere le distanze dalle posizioni di Vento dell’Est.
Troppo tardi.
Considerato che diffondere disinformazione sul Donbas è una delle priorità strategiche della propaganda russa, bisogna chiedersi come sia stato presentato l’evento agli studenti e quali informazioni siano state date loro. È intervenuto Andrea Lucidi? E gli insegnanti avevano la preparazione sufficiente a controbattere alle falsità sicuramente emerse nel corso dell’evento? Cosa è rimasto agli studenti di quell’incontro? Sarebbe interessante saperlo.
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Degni di attenzione sono anche i giovani italiani di origine russa. L’ormai celebre Irina Osipova, figlia dell’ex Ambasciatore russo a Roma ed oggi dipendente del Senato della Repubblica Italiana, ha fondato nel 2012 l’associazione “Giovani Italo-Russi”. Non c’è ragione di dubitare che l’iniziativa sia partita da lei, all’epoca 24enne, anziché da qualche esponente dell’élite russa con il tramite dell’Ambasciata e di qualche appartenente ai Servizi Segreti russi.
L’associazione sembra oggi inattiva.
Ad essere molto attiva è invece l’associazione “Novaya Volna”, nata nel 2019, che organizza eventi in russo dedicati ai giovani russofoni italiani. Sembra quasi il progetto della Osipova ripreso e rivitalizzato.
Ne ho parlato diffusamente in questo articolo.
In quella che sembra a tutti gli effetti una russificazione soft sul suolo italiano, gli italo-russi di Novaya Volna imparano la Programmazione Neuro-Linguistica e celebrano la storia dell’URSS; ascoltano Oleg Gurov, teorico del “metaparassitismo cognitivo”, teoria secondo cui le idee sono infezioni e gli individui veicoli di infezione; oppure incontrano Sergey Tetersky, uno dei pedagoghi responsabili della militarizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza dei russi.
Se è russificazione, è allarmante che si verifichi dentro i nostri confini.
D’altronde i compatrioti all’estero sono da sempre visti come un asset dalla Russia, già dai tempi del KGB. Ed oggi il Rossotrudnichestvo, ente che fa capo al Ministero degli Esteri russo, ha programmi dedicati ai figli dei russi all’estero.
Ricordiamo che questo ente è sanzionato dall’UE, e da esso dipende la Casa Russa di Roma.
Tutto legale?



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Quanto detto finora riguarda soprattutto gli adolescenti. Ma l’esposizione alla propaganda russa inizia fin dalle scuole medie e prosegue, in forme diverse, anche nelle università.
Un cenno all’allarmante situazione delle università, che bisognerebbe indagare molto a fondo.
La recente ribalta di figure come Cecchini (studentessa allo MGIMO di Gurov), Avondet e Trogu ha sollevato degli interrogativi a cui siamo chiamati a rispondere.

In un report del Rusi, citato in questo articolo di Gabriele Carrer, emerge come l’intelligence militare russa sia dotata di un budget per pagare l’alloggio e le borse di studio per studenti stranieri. Secondo il report, gli stranieri che studiano nelle università russe sono, per l’intelligence militare russa, un obiettivo degno di “sforzi considerevoli”.
Sforzi finalizzati a cosa?
Viene il dubbio che l’intero significato di queste costose operazioni sia quello di pagare oggi per non dover comprare domani.
Presumibilmente il Governo italiano sa che gli studenti italiani in Russia sono un “target” dei servizi segreti russi. Se lo sa, cosa fa per tutelare l’Italia dalla connivenza che inevitabilmente può derivare da questa attività ostile di un’intelligence straniera?
C’è inoltre da chiedersi se l’esposizione alla propaganda russa a livello universitario avvenga non solo a Mosca anche qui in Italia. Non solo per le prese di posizione di docenti che diffondono la narrazione russa, come Orsini o Di Cesare, ma anche per i progetti che le università italiane portano avanti assieme a quelle russe.
L’università “La Sapienza” nel corso degli anni ha stipulato 167 accordi con università russe (qui il link). Di questi 167 accordi, 143 sono in vigore ancora oggi, compresi gli accordi con lo MGIMO o addirittura con enti sanzionati come il “Russkij Mir” (“Mondo Russo”).



Curiosità: all’epoca le spese per il trasloco dell’ente furono a carico della Sapienza. Ottimo utilizzo dei soldi delle tasse universitarie.

Ad avere accordi con le università russe non poteva che essere anche la LUISS di Orsini, che probabilmente a breve cambierà nome in LURSS.
Nelle immagini si possono vedere gli accordi ancora in essere: l’onnipresente MGIMO, HSE, RANEPA.



La questione dei rapporti fra le università italiane e quelle russe è comunque meritevole di indagini molto approfondite.
Ad esempio: è opportuno che italiani che si siano laureati a Mosca (ce ne sono a decine) partecipino alle esercitazioni NATO? Perché accade anche questo.
È ragionevole ritenere che decidere di affrontare una parte del proprio percorso di studi in un Paese dittatoriale come la Russia putiniana sia una scelta che riveli una certa visione del mondo.
È difficile voler studiare a Mosca senza essere almeno un po’ filorussi. Dovremmo sempre tenere a mente valutazioni di questo tipo.
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Non si salvano neanche gli studenti delle scuole medie. Di recente è stata posta una particolare attenzione su alcuni testi di geografia, su cui ha scritto un importantissimo thread su Twitter l’utente @Gyruum.
Ciò che troviamo in questi libri è vergognoso.
Ai nostri figli viene ad esempio insegnato che la Crimea è una regione russa. Nella realtà è una regione ucraina occupata militarmente dai russi, i quali hanno obbligato con le armi il Parlamento crimeano a proclamare la secessione e ad indire un referendum farsa.


Ai nostri figli viene insegnato che quello in corso dal 2014 è un conflitto tra ucraini orientali e occidentali, tra etnie, o tra separatisti ed esercito. Invece è un conflitto tra ucraini e russi, questi ultimi coadiuvati da collaborazionisti foraggiati per anni.


Ai nostri figli viene insegnato che da quando l’URSS non c’è più la situazione in Ucraina è regredita (su quali basi?), o che i regimi comunisti garantivano una pacifica convivenza tra le etnie (i tatari di Crimea ne sanno qualcosa).


Ai nostri figli viene insegnato che Putin ha invaso Moldavia, Georgia ed Ucraina per non “ritrovarsi accerchiato”. Tra l’altro questo abominio giustificazionista, che ha l’effetto di accantonare le vere ragioni della guerra (ovvero l’imperialismo di una dittatura in pieno delirio militarista, nazionalista e revanscista), è scritto persino in grassetto.


Parliamo di libri delle scuole medie.
Il resto della propaganda potete trovarlo nel bellissimo thread di Gyruum, che vi consiglio di leggere e condividere.
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Qualche considerazione finale di carattere generale.
“Lavorarsi” la gioventù di un altro Paese non è un qualcosa che ha un riscontro immediato. Fa evidentemente parte di un progetto di lungo periodo, reso possibile dalla totale assenza di visione strategica delle Istituzioni del nostro Paese, incapaci di elaborare una pedagogia nazionale condivisa, che superi una volta per tutte le divisioni a cui l’eredità fascista ha impiccato l’Italia, e disinteressate a dotare la nostra società degli anticorpi necessari ad evitarne il collasso.
In questo vuoto, in questa assenza di direzione strategica, di visione del futuro, di cura ed attenzione per coloro che prenderanno le redini del nostro Paese fra 20 anni, va a metastatizzare la propaganda russa. Tramite i suoi portavoce, i suoi megafoni e le collusioni con propagandisti di ogni risma. Anziché sviluppare gli anticorpi, stiamo consentendo la libera diffusione della malattia. Di più: la stiamo incentivando attivamente.
Il risultato non può che essere la maturazione di una società amorfa, priva di identità, che non ha la più pallida idea di cosa sia la democrazia, di quali siano i suoi nemici, di quale sia il posto dell’Italia nel mondo, il suo passato, il futuro a cui dovrebbe tendere. In un contesto del genere, la traiettoria inerziale dell’Italia può essere facilmente deviata attraverso gli strumenti della guerra ibrida, in particolare cognitiva. Sta già accadendo.
Se non educhiamo i nostri figli ad amare l’Italia, la democrazia, a voler difendere l’una e l’altra, ci penseranno le potenze straniere ad “educarli” a modo loro. Inculcando nei nostri giovani le loro ideologie e la loro visione del mondo, cosa che nella pratica si sta traducendo in una popolarità sempre maggiore delle istanze dell’asse russo-cinese-iraniano e dei loro proxy, come Wagner, Hamas o Houthi.
Alla fine la sovversione ideologica non è altro che questo. È in atto già ora e rischia di aggravarsi col passare del tempo.
Tramite i social network, in particolare la cinese TikTok, e tramite molteplici altre attività di propaganda, c’è la continua ed incontrastata iniezione, nella nostra società e soprattutto tra i più giovani, di un veleno potenzialmente letale. Chi oggi frequenta la scuola o l’università dovrebbe venire dotato degli strumenti intellettuali, valoriali e culturali per risollevare l’Italia.
Ma molti crescono a pane, social e disinformazione, e come Paese rischiamo di andare nella direzione esattamente opposta.
Il timore, o forse l’impressione che alcuni cercano in tutti i modi di scacciare, è che questa generazione, anziché contribuire a risollevare l’Italia, sarà la protagonista dello schianto.
Ci illudiamo di avere davanti a noi tanto tempo per agire.
Purtroppo non è così.
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La cosa sconvolgente ritengo essere l’inazione delle nostre istituzioni. Dalla nostra posizione, quella di cittadini che vivono nei differenti strati della società italiana, non si avverte né la presa di coscienza del problema né l’attuazione di misure di Prevenzione & Protezione. In effetti si dovrebbe (poter) chiedere ai nostri parlamentari come mai non si recidono tali connessioni (partiti politici; Università ma anche con le varie associazioni di partenariato) o peggio, permettere ad un giovane italiano di studiare in russia e di renderlo (nel migliore dei casi) vittima della propaganda o marionetta nelle mani di FSB/SVR. E’ arcinoto che è già difficile proteggere gli addetti alle ambasciate dai tentativi di compromissione ad opera di FSB/SVR, figuriamoci proteggere uno studente che vive in un contesto “non penetrabile dai nostri servizi” e quindi alla mercé del nemico. Si, indico la russia come nemico perché lo è ora più che mai, in ogni contesto di confronto !!! Preghiamo per il meglio ma prepariamoci al peggio!!