1. Introduzione
Non è facile descrivere la pletora di milizie nazionaliste, fascistoidi, ultraortodosse ed anche apertamente naziste scese in campo in Donbas dalla parte dei separatisti pilotati da Putin, in quanto significa inoltrarsi in quel complesso universo che è stata la destra radicale russa dagli anni ’90 in poi, composta da un incredibile insieme di acronimi, sigle e gruppi spesso effimeri, ancor più spesso sovrapposti e quasi sempre generati da scissioni di gruppi precedenti.
Inoltrandosi nella selva oscura inevitabilmente si finisce per risalire alla matrice della specie, all’origine del tutto: al Pamyat, movimento-contenitore fondato nel 1980 ed accentratore di diverse tendenze della destra russa, nazionalismo, anticomunismo, monarchismo, neofascismo, fondamentalismo cristiano, neonazismo, antisemitismo ecc.
Eterogeneo come era, Pamyat fini per sgretolarsi, perdendo via via le proprie componenti da cui presero forma almeno quattro diversi movimenti: tra questi la RNU di Alexander Barkashov che per tutti gli anni ’90 fu il più diffuso movimento russo della destra radicale, con un bacino stimato di circa 25.000 attivisti su 350 sezioni ed un’area grigia di forse 100.000 simpatizzanti.
Partiamo dunque da qui. Ed anche se il movimento in quanto tale ebbe un ruolo marginale negli eventi del Donbas 2014, nondimeno fu una palestra ideologica e tattica per migliaia di attivisti alcuni dei quali, noti, li ritroveremo poi in altre formazioni della destra radicale, assieme sicuramente ad un ben più grande numero di anonimi rimasti nell’ombra.
Per maggiore chiarezza si è scelto di suddividere questo articolo in due parti sequenziali: la prima dedicata a Barkashov ed alla RNU, la seconda alla sua emanazione ROA, utilizzata in Donbas nel 2014.

2. RNU: nazisti senza maschera
L’intervento russo in Crimea nel febbraio 2014 e soprattutto in Donbas due mesi più tardi, non sarebbe stato possibile senza una profonda convergenza di interessi tra il Cremlino e l’arcipelago della destra radicale russa che fino a quel momento aveva mantenuto rapporti ambigui con le autorità federali.
Per meglio capire questa dinamica e quali effetti abbia avuto sugli eventi del 2014 (e successivi) occorre fare un passo indietro e ritornare agli anni ’90.
Nel primo caotico decennio post-sovietico furono due le tendenze ideologiche della destra radicale in Russia vale a dire:
?la destra etnoidentitaria
di impianto panrussista, razzista, sovente nazistoide, xenofobica, talvolta neopagana, ostile all’immigrazione (Caucaso e Asia centrale) e fautrice del primato dell’etnia russa su quelle non-slave. Tendenzialmente ostile era l’approccio di questi gruppi verso il Cremlino, considerato anti-nazionale in quanto accusato di non proteggere i “veri russi” dall’invasione extra-slava. Principale esponente di questa tendenza è stata la RNU di Alexander Barkashov.
?la destra imperiale-ortodossa, di impianto panslavista e sciovinista, volta alla restaurazione dell’impero nella forma e nei confini, propugnatrice del Russkiy Mir, favorevole alla visione eurasiatista in quanto mezzo per la realizzazione del fine, ancorata alla tradizionale fede ortodossa e radicalmente ostile all’Occidente ed alla democrazia, in quanto sistemi considerati distruttivi ed inconciliabili con la tradizione russa. Questa tendenza era rappresentata ideologicamente dal movimento Rodina, dai Night Wolves, da buona parte delle associazioni cosacche e dagli eurasiatisti di Dugin.
Tutto questo in teoria, perché in pratica esistevano vaste sovrapposizioni parziali e condivisioni di temi specifici, come l’antisemitismo, comune a larghi settori di ambedue, l’omofobia, il patriarcalismo, il panrussismo, l’autoritarismo e quindi l’antiliberismo. In questo senso il discrimine tra le due fazioni era l’enfasi ideologica riposta sul nazionalismo (quindi la Nazione elevata al di sopra di tutto, anche dello Stato), oppure sul patriottismo (quindi lo Stato elevato al di sopra di tutto, anche della Nazione). Da qui il diverso approccio ideologico dagli etnonazionalisti panrussisti, rispetto agli imperialisti panslavisti.
Nei convulsi anni ’80, mentre l’URSS si avviava verso la sua inevitabile fine, apparve sulla scena politica russa, tollerato dalle autorità sovietiche, il fronte patriottico Pamyat ideologicamente collocato sulle posizioni di ultradestra, antisemitismo e complottismo antigiudaico compresi: che in quella fase di crisi immanente, riscosse un discreto successo arrivando a monopolizzare l’area della destra radicale russa.
Il percorso di Pamyat in realtà non fu lineare, ma soggetto a continue riaggregazioni e scissioni delle varie componenti eterogenee, tra cui quella dell’agosto 1990, attuata da un gruppo di ultraradicali insoddisfatti guidati da Alexander Barkashov, classe 1953, che era stato il vice-leader di Pamyat.
Così, il 16 ottobre successivo, 14 mesi prima del collasso sovietico e due settimane dopo la riunificazione tedesca, gli scissionisti di agosto diedero vita ad un nuovo movimento denominato Russkoe Natsionalnoe Edinstvo (RNE), ossia Russian National Unity (RNU), di impianto ultraradicale, antisemita ed apertamente neonazista, al punto da adottare come logo del movimento una variante della svastica, peraltro indossata su una tenuta, camicia, pantaloni e basco, completamente neri.

Nei caotici mesi che seguirono RNU si espanse in almeno dieci diverse città della Russia tra cui San Pietroburgo e Krasnoyarsk, promuovendo concetti semplici e populistici come “la Russia ai russi” e sostenendo campagne anti-immigrazionistiche sfociate in intimidazioni, violenze, omicidi e vandalismi compresi contro luoghi e cimiteri ebraici.
Lo stesso Barkashov, pur rifiutando la definizione di “nazista”, espresse la propria ammirazione per Hitler, definito “un grande eroe della nazione tedesca”, travolto dal “complotto giudaico-massonico” con cui astutamente “i banchieri di New York” avevano fatto combattere tra loro Germania e Russia, ovvero “le due più grandi nazioni ariane d’Europa”.
Coerente a ciò la visione di Barkashov di uno Stato etnonazionale da governarsi in forma autoritaristica e deprivata di ogni opposizione e con le tre nazioni slave nuovamente riunificate (Russia, Ucraini e Bielorussia). Il tutto avvolto da una paranoica aurea di complottismo antisemita, con gli ebrei identificati quali responsabili del crollo dell’URSS e della crisi della società post-sovietica. Per questo, in un documento riservato approvato dalla RNU, ne venne prevista l’eliminazione attraverso una nuova Soluzione Finale, una volta che il movimento avesse preso il potere.

Formalmente ultraortodosso, Barkashov si trova tuttavia durante quegli anni, in contrasto con il patriarcato di Alexey, cui rimprovera la neutralità assunta durante la crisi parlamentare dell’Ottobre 1993, arrivando al punto di accusarlo di “eresia giudaico-massonica” per non aver voluto prendere le parti della fazione anti-eltsiniana. Più ancora, almeno nel periodo iniziale Barkashov fu tra i sostenitori dell'”arianesimo” di Cristo e di 11 dei suoi discepoli in quanto nativi della Galilea e non della Giudea. Il dodicesimo mancante era, ovviamente, l’Iscariota.
Diretto referente spirituale di Barkashov, in quella fase, era il metropolita Iohann di San Pietroburgo al secolo Ivan Snychev, radicale antisemita ed assertore dalle veridicità dei Protocolli dei Savi di Sion.
La “purezza razziale” era un’altra delle ossessioni di Barkashov che ne scrisse nel sul libello Azbuka russkogo natsionalista (l’ABC del nazionalista russo) pubblicato nel 1992 in cui considerava i legami di sangue predominanti rispetto a quelli linguistici e religiosi per definire il grado di russicità degli individui.
Tra le attività dell’RNU, che era stata ufficialmente autorizzata dalle autorità federali nel 1993 come “movimento politico-sociale”, vi era l’organizzazione di campi paramilitari con istruttori veterani dell’Afghanistan o della Cecenia, da dove ben presto emergeranno volontari recatisi a combattere in Abkhazia, Transnistria e Bosnia, ovviamente dal lato dei serbi.
Diffuse erano poi le ronde di militanti a scopo intimidatorio e principalmente anti-immigrati, così come il piantonamento di edifici pubblici.
Non infrequenti erano poi le connessioni con le gang criminali, soprattutto tra le sezioni di periferia, mentre supporto materiale lo avrebbe fornito il Ministero Affari Interni; tra i finanziatori occulti vi sarebbero stati oligarchi come Boris Berezovskij e Vladimir Guzinskij.
In questa fase RNU era pienamente inseribile nella categoria della destra etnoidentitaria, ostile al Cremlino. Ed infatti nel corso della cosiddetta “crisi costituzionale” del settembre 1993, Barkashov con circa 100-200 uomini si era posto a disposizione del presidente del Soviet Supremo Rutskoy alle prese con una gravissima crisi politica con Eltsin. In questo occasione Rutskoy aveva concesso alla milizia di Barkashov lo status di organizzazione militare ed il diritto di portare armi.

Fu il momento di maggiore visibilità per la RNU, ma passò in fretta. Come sappiamo gli assediati nella Casa Bianca si arresero ai lealisti di Eltsin e lo stesso Barkashov dovette fare perdere le proprie tracce, ritornando alla legalità, dopo un breve arresto, nel febbraio 1994, grazie all’amnistia concessa ai rivoltosi.
Il movimento RNU stava però entrando in crisi irreversibile, passando da un massimo stimato di circa 25.000 aderenti a non più di 6.000.
Ancora nel 1995 la RNU riuscì ad organizzare un primo congresso a Mosca e quindi un secondo nel 1997 con circa 2.000 delegati, ma erano gli ultimi sussulti, con frange di militanti in scissione ovvero riciclati in agenzie private di sicurezza.
Nel 1999 il movimento venne messo al bando a Mosca e San Pietroburgo, ma avrebbe continuato ad operare altrove, sbriciolandosi in formazioni minori
Il definitivo collasso del movimento avvenne a partire dal 13/9/2000 con una serie di torbidi interni risoltisi in reciproche espulsioni che videro la messa in minoranza di Barkashov ed il suo allontanamento dal partito. Il fronte ribelle a sua volta si scisse in tre fazioni, una delle quali mantenne il vecchio nome di RNU: quella guidata dai fratelli Evgenij e Mikhail Lalochkin.
Nella confusione venutasi a creare, sarebbe stato abbandonato il vecchio logo con la svastica e rimpiazzato da una croce ortodossa nera in campo bianco.
Dopodiché per quanto riguarda la RNU-Lalochkin, rimase una organizzazione marginale non registrata al ministero degli interni e gestita in
modo networkcentrico attorno ad alcune sezioni regionali. Avrebbe mantenuto il logo con la svastica e si sarebbe spenta per autoconsunzione nel 2013.
Attualmente Barkashov appare ritirato dalla politica militante. Rimane attivo sui social, quantomeno su VK dove (5/6/23) si dichiara nazionalista e leader RNU ma antiputinista per via della politica pro-immigrazionista di Putin. La sua pagina ufficiale VK è stata congelata dall’FSB e le sue trasmissioni continuano su un canale di riserva.
Il tutto, naturalmente, senza fare mancare il proprio totale supporto all’invasione.

3. La RNU nel Donbas
La storia di RNU in realtà non si chiude con il sostanziale autoscioglimento, ma prosegue attraverso alcuni dei suoi membri e gruppetti, parte dei quali parteciperanno allo scenario Russian Spring 2014, ovvero quella serie di torbidi orditi e pilotati dal Cremlino poi culminati nell’autoproclamazione delle cosiddette repubbliche del Donbas.
Tra i membri del RNU che si sarebbero fatti strada nei meandri della politica russa e che ebbero un ruolo nella cosiddetta Primavera Russa 2014 ricordiamo in particolare Pavel Gubarev e Dmitrij Rogozin.


Quanto ai gruppetti, nella primavera 2014 almeno un centinaio di volontari ex-RNU sarebbero scesi nel Donbas per dare man forte ai secessionisti.
A proposito di Gubarev (1983), ucraino di Sjeveredonetsk, era divenuto membro della sezione RNU-Donetsk nel 1999 e vi era rimasto per alcuni anni. Come da lui stesso ammesso, durante quel periodo aveva ricevuto dal partito un addestramento militare che gli sarebbe stato impossibile ottenere altrimenti.
Risale a quel periodo la ben nota foto che lo ritrae giovanissimo assieme ad un gruppo di camerati della RNU.
Il 10 maggio 2014 sulla propria pagina VK Barkashov scrive: “fin dall’inizio dello scontro con la giunta di Kiev, la RNE ha inviato i suoi compagni ad aiutare i suoi fratelli in Ucraina nel combattere la feccia fascista di Bandera”. Subito dopo aggiunge “stiamo creando distaccamenti di volontari della RNU in tutta la Russia per aiutare a combattere la brutale giunta di Kiev”.
Poi il 16/6 Barkashov pubblica delle foto in cui si vede un reparto con una ventina di volontari in mimetica, asseritamente in Donbas che identifica come ” Unità Nazionale Russa – RNA”.

Il 5 novembre 2015 sul profilo VK del reparto Varyag (VaryagCrew) di cui abbiamo parlato qui, compaiono invece le foto di diversi uomini in uniforme, distinguibili per una patch particolare, vale a dire una croce ortodossa nera in campo bianco.
Le foto sono accompagnate da un post in cui l’autore celebra la riuscita a Mosca della Marcia Russa 2015 partecipata anche da una rappresentanza della Russian National Unity. Ed infatti sulle divise degli uomini implotonati si vedono chiaramente sia il nuovo logo con la croce ortodossa, sia quello vecchio con la croce uncinata..
Stessa cosa il 4 novembre, dove appare una foto in cui due miliziani nella tradizionale tenuta nera RNU, ma con nuovo logo sul braccio, reggono una icona sacra.

Dunque, ancora nel 2015 vi sarebbe stata attività da parte della RNU. Come siano andate le cose non è chiaro, ma è plausibile che qualche sezione periferica sia sopravvissuta alla crisi degli anni Dieci ed abbia continuato a riferirsi a Barkashov come leader formale e spirituale, ovvero che qualche suo capobastone locale ne abbia recuperato simbolo e tradizioni riproponendoli come una sorta di marketing politico.
Pare quindi certo che elementi in qualche modo rifacentisi alla RNU siano effettivamente ricomparsi in Donbas nel 2014 sia pure in ruolo marginale.
Ed oltre ai già menzionati Pavel Gubarev e Dmitrij Rogozin sarebbero stati sodali di Barkashov anche Dmitry Boytsev e Mikhail Verin fondatori e comandanti in Donbas del ROA, Russian Ortodox Army.
Di questi ultimi e del loro gruppetto parleremo più dettagliatamente nella prossima puntata.
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1 ha pensato a “I precursori. La RNU di Alexander Barkashov”