

Ha fatto discutere l’operazione avviata ieri mattina dalle autorità per sgomberare il centro sociale torinese Askatasuna, dal 1996 punto di riferimento per l’estrema sinistra nel capoluogo piemontese.
A segnare un punto di svolta è stato il coinvolgimento dei suoi attivisti nell’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa, nonché le violenze che si sono verificate durante le manifestazioni pro-Palestina. Tuttavia, Askatasuna ha alle spalle una lunga storia di violenza e di istigazione all’odio, le cui radici in taluni casi risalgono a molto prima del 7 ottobre.
La radice del nome
Innanzitutto, occorre ricordare che il centro sociale rivendica il suo appoggio al terrorismo già nel nome: esso, infatti, si rifà ai terroristi baschi dell’ETA (Euskadi Ta Askatasuna, “Paese Basco e Libertà”), che per decenni hanno compiuto numerosi attentati terroristici in Spagna, provocando centinaia di morti.
Violenze prima del 7 ottobre
Già nel 2008, quando Israele venne scelto come Paese ospite del Salone del Libro di Torino, gli attivisti di Askatasuna si fecero notare per la loro retorica violenta. Il 1° maggio di quell’anno, in occasione della manifestazione a Torino per la Festa dei Lavoratori, alcuni dei loro giovani bruciarono le bandiere di Israele e degli Stati Uniti.
Ancora più violenta è stata la loro condotta nel 2017, nel corso delle proteste contro il vertice del G7 a Venaria Reale. In quell’occasione, come riportato in un comunicato della Polizia di Stato, un centinaio di manifestanti attaccò le forze dell’ordine lanciando petardi e fuochi d’artificio, ferendo alcuni agenti.
Sebbene si presentino come antifascisti, nel 2022 un’indagine della Digos ha rivelato che ai vertici di Askatasuna vi erano figure che avevano fatto esternazioni contro gli ebrei, i trans, gli arabi, i neri e i partigiani. Inoltre, secondo quanto riportato dal sito Torino Oggi, dalle carte della Digos emergeva che Askatasuna avrebbe selezionato i migranti “politicamente maturi” in modo da “arruolarli” per farli scendere in piazza.
Gli investigatori hanno raccontato il caso di un nigeriano cacciato dal Neruda (uno stabile che offre ospitalità a famiglie senza casa) e accolto da un gruppo di attivisti. Nella conversazione intercettata si sente quanto segue: «C’è uno spazio in più però bisogna fare selezione, dobbiamo affidarci a gente che poi partecipa». Il brano prosegue così: «Se non hai un minimo di preparazione, se non sai almeno chi è Malcolm X, se non c’è un minimo di impegno, di maturazione, allora cosa vieni a fare qua? Non siamo mica la Caritas».
Dopo il 7 ottobre
Dopo i massacri del 7 ottobre 2023 e lo scoppio della guerra tra Israele e Hamas, la retorica antisionista di Askatasuna si è fatta ancora più aggressiva: nell’aprile 2024, in occasione di un incontro a Torino di alcuni ministri, tra cui Tajani e Lollobrigida, gli antagonisti hanno cercato di fare irruzione nel luogo dell’evento, come riporta Libero. Si sono scontrati con le forze dell’ordine che presidiavano il posto e, come risultato, sette agenti di polizia sono finiti in ospedale.
Questi episodi si sono verificati anche in seguito: sei agenti feriti nel novembre 2024, in occasione di una manifestazione della CGIL a Torino; altri due agenti feriti un mese dopo a una manifestazione pro-Pal, in cui gli attivisti hanno lanciato sassi contro la polizia; nel gennaio 2025, durante una manifestazione per il diciannovenne Ramy Elgaml, morto investito mentre scappava dai carabinieri, gli antagonisti hanno lanciato bombe carta contro un commissariato di polizia.
Nel marzo 2024, gli attivisti di Askatasuna hanno anche cercato di attaccare il rettorato dell’Università di Torino, “colpevole” di non aver messo al bando gli accordi con gli atenei israeliani.
Non solo a Torino
La violenza dei militanti del centro sociale non è rimasta concentrata a Torino e dintorni, ma talvolta è stata esportata anche in altre città: secondo il Corriere della Sera, nel gennaio 2024 c’erano anche loro a Vicenza, quando numerosi manifestanti si sono scontrati con la polizia ferendo una decina di agenti, per protestare contro la presenza del padiglione israeliano alla fiera VicenzaOro.
Nell’ottobre dello stesso anno si sono uniti ai black bloc che hanno messo a soqquadro via Ostiense a Roma, lanciando sassi e bombe carta e provocando circa trenta feriti tra poliziotti e agenti della Guardia di Finanza. Nella manifestazione, secondo il Corriere di Roma, si sentivano cori antisemiti e sono state sventolate bandiere di Hezbollah, oltre a manifesti che inneggiavano al 7 ottobre.
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(Daniela Martino)
Tra centri sociali e No Tav, Torino e la sua provincia pagano il prezzo di un conflitto che ha bruciato milioni in sicurezza e bloccato la crescita della Val di Susa. Oltre ai 6,8 milioni di danni richiesti recentemente, il vero costo è l’isolamento di un movimento ormai percepito come estraneo al tessuto produttivo. Lo sgombero dello storico presidio di Askatasuna rappresenta forse il punto di non ritorno: la fine di una stagione di tensioni a favore di una normalità fondata sulla legalità.