L’editoriale di Alessandra Libutti
Stiamo parlando da due giorni di una cerimonia di cattivo gusto che non cambierà la vita a nessuno e stiamo ignorando il discorso di Trump che potrebbe stravolgere il mondo.
Priorità. Suicidio culturale è anche sempre e solo pensare che se qualcuno ti vuole ammazzare è perché lo stai provocando. Che è sempre colpa tua, della tua decadenza, della tua provocazione.
E i nuovi Torquemada puntano su quello.
Sono gli stupratori che dicono: “è lei che mi ha provocato”. E sono d’accordo che non aiuta, che usare l’intelligenza sarebbe meglio; che alimentare queste tendenze è controproducente (lo vado scrivendo da mesi) ma occorre anche osservare il quadro nella sua interezza e non mettere sullo stesso piatto un po’ di stupidità (perché il woke è indubbiamente emblematico di una sublime idiozia culturale) con ha lo stesso atteggiamento di un fondamentalista islamico.
La tendenza al suicidio culturale del woke è una malattia grave. Ma quando qualcuno è malato, cerchi la cura, non ammazzi il paziente.
Bisogna ascoltare attentamente Trump, ma siccome le spara grosse, c’è la tendenza a dire “è uno sbruffone”, “è rincoglionito”, “vabbè ma è Trump”, e magari ci si ride sopra, lo si ignora, non lo si prende sul serio.
“In 4 anni non dovrete votare di nuovo. Avremo sistemato le cose così bene che non dovrete votare.”
La reazione dei giornalisti alle sue dichiarazioni dove dice candidamente ai cristiani a cui si rivolge che sistemerà le cose così bene che dopo non dovranno più votare, è sintomatica.
Imbarazzo, risate.
Come commenti un candidato presidenziale che non ha problemi a dichiarare che ha intenzione di “sistemare le cose” perché non si vada più alle urne?
Allora ci giri intorno, cerchi di non dargli peso, anche perché – se lo fai- allora “stai demonizzando un candidato”; se ritieni che un uomo che offre come cura alla deriva culturale la fine della democrazia non può diventare presidente “stai alimentando la violenza”
Il fatto è che bisogna sempre prestare molta attenzione alle parole di Trump. Sempre. Soprattutto quando fa dichiarazioni di questo tipo. Perché Trump intende esattamente quello che dice.
E fa specie che dopo 4 anni ancora si cada nello stesso errore di non prenderlo sul serio. Di dire “figurati se…” Ancora, come quando nei primi mesi del 2020 i sondaggi lo davano in svantaggio cominciava a twittare che “ci sarebbero state gravi frodi elettorali” e prendeva a seminare l’idea, tra i suoi seguaci, che se avesse perso, sarebbe stato solo a causa delle frodi.
Bisogna prestare attenzione ad un uomo che per 10 mesi, prima delle elezioni del 2020, aveva imbastito una strategia di comunicazione mirata a creare un clima incendiario e destabilizzante creando sfiducia nel sistema elettorale e facendo in modo che i suoi lettori non accettassero il risultato nel caso avesse perso. Bisogna prestare attenzione perché Trump, quello che dice di voler fare, poi tenta di farlo.
Bisogna prestare attenzione perché non si tratta solo di Trump ma anche di chi gli sta dietro: un gruppo di persone che la transizione ad un regime autoritario l’hanno già pianificata per filo e per segno
Bisogna prestare attenzione perché chi ha elaborato #Project2025 è la stessa gente che collaborò alla Grande Menzogna e tentò di sovvertire le elezioni. Le stesse persone che pianificarono l’attacco a Capitol Hill.
Se Trump dice ai suoi elettori che intende sistemare le cose così che non ci sia più bisogno di andare a votare, è perché è esattamente quello che ha in mente di fare.
Bacheca di bordo: I nuovi Torquemada
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