

Uno dei leitmotiv più ricorrenti nella narrazione filopalestinese sulla guerra in corso riguarda i numerosi giornalisti morti a Gaza sotto i bombardamenti israeliani.
Ma chi fa ricorso a questo argomento spesso non sa — o fa finta di non sapere — che molti di questi giornalisti erano legati a Hamas, o hanno addirittura aiutato i terroristi a tenere prigionieri gli ostaggi.
È il caso, ad esempio, di Abdallah Aljamal, già inviato di Al Jazeera, che ha tenuto prigioniera Noa Argamani in casa sua prima di essere ucciso mentre cercava di impedirne la liberazione.
Quello che viene invece spesso dimenticato sono le storie dei giornalisti israeliani assassinati durante gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
A due anni da quei tragici fatti, vale la pena ricordare i loro nomi e le loro vite.
Roee Idan

Fotografo del sito di notizie israeliano Ynet, Roee Idan aveva 43 anni. Fu lui a filmare i primi momenti dell’infiltrazione di Hamas in territorio israeliano, prima di venire ucciso dagli stessi terroristi nel kibbutz Kfar Aza, insieme alla moglie Smadar, 38 anni, impiegata dello Shin Bet.
La loro figlia di tre anni, Avigayil, fu rapita e portata a Gaza, per poi essere liberata il 26 novembre 2023. La coppia aveva anche altri due figli, che riuscirono a nascondersi in un armadio e a scappare.
Ci vollero più di dieci giorni prima che il corpo di Idan venisse identificato e la sua morte confermata.
Il direttore di Ynet, Gido Ran, lo ricordò così:
“Per molti Roee era un caro amico. La quiete e la pace che emanava gettavano un incantesimo su tutto ciò che toccava. Abbiamo perso un giornalista con un occhio raro e un desiderio irrefrenabile di essere vicino alla storia. Ci mancherà per sempre”.
Yaniv Zohar

Fotografo 54enne presso il quotidiano Israel Hayom, dopo una precedente esperienza all’Associated Press, Yaniv Zohar è stato ucciso nel kibbutz Nahal Oz insieme alla moglie Yasmin, 49 anni, e alle figlie Keshet e Tehelet, rispettivamente di 20 e 18 anni.
Il loro figlio tredicenne, Ariel, è riuscito a sopravvivere perché quella mattina era uscito presto per andare a correre.
Il giornale per cui lavorava ricordò Zohar per essere stato il primo reporter ad arrivare sulla scena del rapimento del soldato Gilad Shalit, oltre che “un amico meraviglioso, un padre devoto, un uomo pieno di cuore e generosità”.
Ayelet Arnin

Cronista dell’emittente pubblica Kan, con un passato nella radio dell’esercito israeliano, Ayelet Arnin aveva solo 22 anni quando fu uccisa al Nova Music Festival.
Un suo collega, il reporter Itay Blumenthal, raccontò che nei suoi ultimi istanti di vita lei gli aveva scritto un messaggio dicendo che stava cercando di nascondersi in un rifugio mentre i terroristi lanciavano granate all’interno, e lo pregava di chiamare l’IDF per chiedere aiuto.
L’emittente Kan commentò così la sua morte:
“Ayelet ha iniziato a lavorare per noi un anno fa ed era l’incarnazione della professionalità e della diligenza. Si è sempre impegnata per raggiungere la perfezione nel suo lavoro ed era molto amata da tutti noi”.
Shai Regev

A morire al Nova Music Festival fu anche Shai Regev, 25 anni, giornalista di gossip per il quotidiano Maariv.
Originaria di Ramat Yishai, nel nord d’Israele, era al rave party con il fidanzato Nir Forti, anch’egli ucciso il 7 ottobre.
La famiglia ha raccontato che intorno alle 6:30 del mattino Shai aveva scritto loro dei missili e intorno alle 8:00 aveva detto che stavano cercando di fuggire in macchina, ma erano rimasti bloccati nel traffico. Fu l’ultima volta che parlarono con lei.
È stata ritenuta dispersa per una settimana, finché il suo corpo non è stato ritrovato e identificato.
Shai e Nir avevano iniziato a convivere a Tel Aviv appena tre settimane prima di essere assassinati. Lei lavorava da tre anni a Maariv e da un anno nella sezione gossip, avendo iniziato la carriera durante gli studi di comunicazione alla Open University of Israel.
Il direttore del giornale, Golan Bar-Yosef, l’ha ricordata così:
“Ricorderemo sempre il tuo magico sorriso”.
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