
Mentre in Italia giornali, tv e radio fanno a gara per incolpare solo Israele cancellando o minimizzando le responsabilità di Hamas, in Egitto si sono fatti notare in tempi recenti dei giornalisti che al contrario hanno detto senza mezzi termini che Hamas deve accettare il disarmo e ne hanno denunciato le esecuzioni sommarie a Gaza. Il sito del MEMRI (Middle East Media Research Institute) ha tradotto dall’arabo diversi loro articoli.
Sul quotidiano Akhbar Al-Yawm, il giornalista Karam Gabr ha scritto il 19 ottobre: “Hamas ha un’occasione d’oro per sostituire la resistenza armata con la lotta politica. Lasciamo che i suoi agenti si tolgano le loro maschere nere, si mettano in vista, consegnino le armi e condannino tutti gli atti (di violenza) contro i civili di entrambe le parti”.
Gabr ha anche aggiunto: “L’Egitto ha sofferto del terrore e dei complotti di Hamas. Hanno minacciato i nostri confini e ucciso i nostri figli. Ora la violenza deve finire, per il bene di Gaza e della causa palestinese, e l’occasione non deve andare perduta, perché non si ripeterà”.
Il giorno dopo Gamal Abu Al-Hassan, editorialista del giornale egiziano Al-Masri Al-Yawm, ha esortato Hamas a consegnare le armi e sottolineato che Gaza non riceverà i fondi necessari per la ricostruzione finché il movimento rimarrà al potere: “Ricostruire (la Striscia di Gaza) richiede fondi considerevoli. Il piano di ricostruzione egiziano […] stima l’importo richiesto in 53 miliardi di dollari. Questi fondi non saranno forniti a Gaza finché Hamas insisterà nel continuare a svolgere il suo precedente ruolo nella Striscia. Semplicemente non accadrà”.
Altri editoriali sono stati ben più duri: Tharwat Al-Kherbawy, ex-membro dei Fratelli Musulmani e oggi opinionista della rivista Rose Al-Youssef, ha scritto il 12 ottobre: “Quando Hamas venne fondata all’inizio degli anni ‘80, la gente comune la considerava un ramo naturale della resistenza palestinese. Ma in pratica è una propaggine dei Fratelli Musulmani globale più di quanto non sia una propaggine della rivoluzione palestinese. È stata fondata sulla lealtà ideologica (alla Fratellanza), che sostituisce la lealtà nazionale. Dal suo punto di vista, la Palestina è una ‘dotazione religiosa dei Fratelli Musulmani’”.
Ha aggiunto che dopo l’attacco del 7 ottobre, “Hamas ha sfruttato lo shock iniziale per riaffermarsi come unico legittimo rappresentante dei palestinesi, rivendicando un mandato storico senza alcun referendum o consenso. […] In diverse capitali arabe, c’era chi la descriveva come una ‘vittoria d’onore’. Ma la realtà sul campo era completamente diversa. […] Il sogno di uno Stato palestinese è diventato un miraggio”. Inoltre, secondo Al-Kherbawy “Hamas ha portato il popolo al disastro in nome dell’eroismo, ignorando le conseguenze della risposta israeliana. Non aveva alcun piano per proteggere i civili. […] La Palestina non ha bisogno che le persone parlino a suo nome sui canali televisivi. Ha bisogno che le persone costruiscano il proprio futuro sul campo”.
Non sono mancate le critiche alle esecuzioni compiute da Hamas a Gaza. Dandrawi Al-Hawary, redattore capo del quotidiano Al-Yawm Al-Sabì, ha scritto il 21 ottobre: “Invece di cogliere l’occasione per riprendere fiato, riorganizzarsi e fare tutto il possibile per dimostrare il suo impegno per il cessate il fuoco, in modo da proteggere la sua gente, preservare vite umane e migliorare la sua immagine offuscata, Hamas ha rafforzato quell’immagine solo giustiziando i palestinesi nelle strade senza processo”. Ha aggiunto che invece di dare un’immagine di sé più moderata, Hamas si “presenta invece come una milizia armata che è al di sopra della legge”.
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