
Inutile commentare il funerale di Charlie Kirk. Inutile scandagliare gli interventi dal palco. Inutile analizzare i rituali religiosi e musicali che si sono succeduti durante le ben 8 ore di cerimonia in onore di Kirk.
Per chi volesse cimentarsi nel compito, appunto, non basta che guardare 8 ore filate di discorsi, preghiere e canzoni succedutesi sul palco dello State Farm Stadium a Glendale, Arizona, a pochi chilometri da Phoenix. Al loro interno, di tutto e di più. Una caratteristica peculiare degli Americani è la lunghezza infinita, e il bisogno di ritualità, delle loro kermesse politiche, dei loro funerali e dei loro matrimoni.
Ci limiteremo quindi a guardare le immagini. Si dice spesso che i dibattiti importanti (come quelli tra i candidati presidenti) vanno seguiti senza l’audio, perché è nell’immagine fisica che sta la verità. E la prima immagine dei funerali di Kirk è l’impressionante quantità di persone presenti. Il totale ha sfiorato i 100.000, e non si può barare.
Lo stadio di Glendale conta 73.000 posti. Altri 19.000 sono i posti alla vicina Desert Diamond Arena, allestita con i maxischermi. Entrambi i luoghi erano al completo. Altre migliaia di persone hanno assistito all’esterno, dove sono stati montati i grandi schermi per chi non ha fatto in tempo ad assicurarsi un posto in uno dei due stadi.
Una tale presenza di persone fisiche che assistono ad una cerimonia per un solo uomo è, al giorno d’oggi, un fatto eccezionale. I milioni di visualizzazioni sui canali youtube e televisivi hanno dimostrato una quantità di pubblico pari solo ai grandi eventi sportivi e alle grandi convention politiche (a suggello di campagne da centinaia di milioni di dollari).
La destra americana, così multiforme e contraddittoria, ma modello imprescindibile per tutti i movimenti di destra mondiale, è riuscita a trovare quella dimensione ecumenica, ritualistica, disciplinata, che un tempo era propria dei grandi partiti comunisti europei.
La dimostrazione di questo totale cambio di rotta è incarnata dalla forma delle reazioni di chi Kirk lo osteggiava. Prendiamo l’ormai celebre (tristemente, per la quantità di inesattezze raccontate) video di Saviano il giorno successivo all’assassinio di Kirk. L’immagine del solitario video-selfie con l’IPhone in casa propria è ormai la più tradizionale forma di dissenso.
Ma, ahimè, nonostante le migliaia di visualizzazioni, lì le persone non ci sono, né il confronto faccia a faccia. Nonostante l’analisi ben articolata di Saviano sulle fallacie argomentative di Kirk, e nonostante la sua padronanza dell’inglese, un dibattito Kirk-Saviano non c’è mai stato, ed in un mondo permeato dall’on-line la forza politica si misura più sulla capacità di far camminare le persone che sul farle parlare davanti allo schermo.
Inoltre, quelle migliaia di persone erano lì per Kirk, e non contro qualcun altro. Certo, Kirk rappresenta per loro il cavaliere che combatte contro il progressismo woke, ateo, relativista, amorale, punitivo, ecc… ma quelle persone erano lì per lui, per quello che diceva e rappresentava. Sarebbe difficile pensare a un simile evento in onore di un attivista di sinistra. In onore quale personaggio (un attivista o un intellettuale, non un Capo di Stato) il popolo progressista riuscirebbe a riempire due stadi?
Ora che Kirk è stato ucciso, impazzano i video dei suoi duelli verbali nelle università, che rendono questo personaggio familiare anche a chi non lo conosceva. Perbacco, nonostante alcune sue posizioni decisamente radicali (quelle sull’aborto sono estreme, almeno per chi scrive), Kirk appare comunque un Danton se comparato a quegli studenti che cercavano di tenergli testa, che abbarbicano ragionamenti astrusi su gender e politica estera come spettrali droni di una qualche setta religiosa. Quindi si ripete la domanda: in onore di quale attivista trans-femminista portatrice dei veri valori democratici verrebbero riempiti due stadi?
La manifestazione “di sinistra” di questi tempi sembra viaggiare su due binari diversi: o la perorazione solitaria postata su Youtube, o la rivolta teppistica antisionista, anticapitalista, anti-Google, anti-patriarcato, anti-allevamenti intensivi, anti-catcalling, e chi ne ha più ne metta.
Al netto delle parole pronunciate a quel funerale, il messaggio è chiaro: le posizioni di Kirk, ovvero le posizioni della destra moderna, vincono perché fanno battere il cuore della gente, e le fa uscire di casa. Il funerale di Kirk dimostra che la destra ha ancora davanti a sé una prateria da conquistare. Sebbene l’idea di America di Donald Trump, ben rappresentata dalla nuova tassa da 100.000$ per ogni visto H-1B, è più simile ad un regime comunista che al paradiso liberista sognato da Reagan, la connessione emotiva con la popolazione è ancora nelle sue mani.
Chi ha la capacità, dall’altra parte, di scalfire tale potere?
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Se valutiamo solo i numeri delle persone, ce ne sono altrettante che sono contro i valori e le idee portate avanti da quelli come Kirk.
Magari non si radunerebbero per un solo individuo (questo non è detto, assistiamo periodicamente a raduni politici e manifestazioni in cui partecipano decine di migliaia di persone, dipende anche dal contesto e dalle situazioni), ma il solo fatto che accade negli Usa di oggi conferma quanto la loro politica si sia estremamente polarizzata e incentrata sull’idolatria di certe figure aldilà quasi delle proposte dopotutto populiste in gran parte (non solo la politica americana, anche in Europa si verifica comunque questa tendenza), certificando un culto della personalità tipico soprattutto di certe dittature e che con certe decisioni prese dall’amministrazione Trump si stanno avvicinando pericolosamente.
Ahimè quanto è vero