La rassegna dei fatti di politica estera più importanti della settimana, con Imminens:
CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE (17-20 settembre) – Israele-Libano: decine di membri di Hezbollah uccisi e centinaia feriti in attacchi israeliani coordinati attraverso l’esplosione di cercapersone e altri dispositivi, come radio e walkie-talkie; si intensificano i combattimenti lungo il confine settentrionale, con funzionari israeliani che ritengono ormai impossibile ottenere una soluzione diplomatica senza passare per l’escalation militare. L’esecutivo israeliano autorizza Netanyahu e Gallant a condurre azioni militari contro Hezbollah, anche qualora portassero a una guerra su larga scala; raid israeliano su Beirut: ucciso Ibrahim Aqil, comandante dell’unità d’élite di Hezbollah – la Forza Redwan – e veterano delle milizie sciite, ricercato dagli Stati Uniti per i sanguinosi attentati condotti tra 1983 e 1984 all’ambasciata americana e contro la caserma dei Marines nella capitale libanese.
CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE (20 settembre) – Siria: fonti siriane riportano l’uccisione di un alto funzionario dei Pasdaran iraniani in un attacco aereo (presumibilmente israeliano, ma non ancora rivendicato) nei pressi dell’aeroporto internazionale di Damasco. Ferito gravemente anche un parigrado libanese di Hezbollah.
UCRAINA-RUSSIA (18-20 settembre): vasto attacco ucraino con droni colpisce deposito di munizioni appartenente alla Direzione principale dei missili e dell’artiglieria delle forze russe a Toropets, nella Regione di Tver. Una massiccia deflagrazione ha interessato l’area, con conseguenti incendi; Zelensky a Washington il 26 settembre: illustrerà i suoi piani per il conflitto a Biden, previsti incontri anche con Kamala Harris e Donald Trump; via libera dall’Eurocamera all’uso di armi a lungo raggio sul territorio russo: “Senza questa possibilità, Kyiv rimane esposta agli attacchi”. Tajani: “Sosteniamo gli ucraini, ma siamo contrari”; Von der Leyen in visita nella capitale ucraina: “Bruxelles intende mettere a disposizione un prestito da 35 miliardi di euro”.
CAUCASO (18 settembre) – Armenia: il Comitato investigativo di Erevan afferma di aver sventato un tentativo di golpe. Alcuni dei cospiratori arrestati avrebbero preso parte a preparativi nella città di Rostov sul Don, in Russia. Sospetti su Mosca.
STATI UNITI (19 settembre) – Presidenziali 2024: l’FBI accusa hacker iraniani di aver rubato informazioni riservate sulla campagna di Donald Trump per inviarle a personalità vicine a Joe Biden. In un comunicato, ripreso da CBS News, si legge come i criminali informatici avrebbero inviato “email non richieste” a membri dello staff della campagna democratica, nel tentativo di influenzare le elezioni.
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