La rassegna dei fatti di politica estera più importanti della settimana, con Imminens:
MICROSOFT (19 luglio): guasti informatici su larga scala in tutto il globo. Offline servizi sanitari, banche, compagnie aeree, società di telecomunicazioni, emittenti televisive, radiofoniche e supermercati. Bloccate anche le linee ferroviarie. I problemi tecnici sarebbero stati causati da un errore di aggiornamento di un agente software di cybersicurezza, denominato Falcon Sensor e sviluppato da CrowdStrike. Per l’australiano Troy Hunt – esperto consulente per la sicurezza – quanto accaduto passerà alla storia come “la più grande interruzione informatica di sempre”.
STATI UNITI – Presidenziali 2024 (15-19 luglio): la Convention repubblicana di Milwaukee incorona Donald Trump, in un contesto ancora scosso dal fallito attentato contro il tycoon in Pennsylvania. Cresce nel Partito Democratico la pressione su Biden – risultato positivo al Coronavirus e in forte calo nei sondaggi – affinché rinunci in favore di un candidato con maggiori possibilità. Secondo i media americani, il Presidente in carica starebbe riflettendo seriamente sulla decisione e potrebbe lasciare la corsa entro la settimana. L’indiscrezione è stata al momento smentita dalla Casa Bianca.
CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE – Israele-Yemen/Gaza/Cisgiordania (18-19 luglio): drone di grandi dimensioni colpisce edificio residenziale a Tel Aviv. L’attacco – che ha causato una vittima e almeno otto feriti – è avvenuto nell’area di Ben Yehuda, che ospita numerose ambasciate e sedi diplomatiche. Rivendicano gli Houthi dello Yemen, l’aeronautica israeliana riconosce il fallimento delle difese aeree: “Il velivolo non è stato abbattuto a causa di un errore umano, ce ne assumiamo le responsabilità”. Ambienti militari ipotizzano una possibile campagna aerea mirata per colpire i siti di lancio in territorio yemenita e iracheno, non ancora distrutti dai raid statunitensi. Diverse ore prima, la Knesset aveva approvato una risoluzione che respinge formalmente la creazione di uno Stato palestinese, complicando le trattative e suscitando l’ira di Abu Mazen.
UCRAINA-RUSSIA (15-19 luglio): secondo AFP, Zelensky si sarebbe detto per la prima volta favorevole all’eventuale partecipazione di Mosca a un futuro vertice di pace, organizzato da Kyiv. Scetticismo dal Cremlino. Il Presidente ucraino potrebbe tenere, per la prima volta dopo anni, un colloquio telefonico con Donald Trump sul tema degli aiuti militari: “Se il tycoon vince sarà un lavoro duro, ma noi siamo lavoratori”.
RUSSIA (19 luglio): il giornalista statunitense Evan Gershkovich è stato condannato a 16 anni di carcere per “spionaggio”. Il processo, tenutosi ai danni del reporter senza alcuna prova, suscita l’indignazione di Washington: “Una farsa”.
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