


Cinque giorni di viaggio, un trolley da cabina e un guardaroba coordinato costruito intorno al blu. Dalla mise per il volo alle camicie, dai pantaloni alle scarpe, una guida semiseria per affrontare le trasferte di lavoro invernali con pochi capi, evitando la stiva e le attese senza rinunciare a eleganza, praticità e un minimo di sprezzatura anche lontano da casa.
La scorsa settimana InOltre con Stile ha raccontato una storia squisitamente al femminile; questa volta si occupa invece degli uomini che viaggiano molto per lavoro, con una serie di consigli da prendere con le pinze, basati sull’esperienza pluriennale di chi scrive.
Uno dei problemi di chi viaggia spesso, specie in aereo, è il bagaglio. Chi decide di abbandonarlo al check-in per metterlo in stiva si assume il rischio di lunghe attese al nastro trasportatore alla riconsegna, oltre a quello dello smarrimento o dell’errata destinazione.
La soluzione è un trolley da cabina, anche se le compagnie, soprattutto quelle low cost, continuano a scoraggiarne l’uso riducendo le dimensioni e il peso consentiti.
Esiste però un modo di organizzare il guardaroba per una trasvolata oltreoceano o in Estremo Oriente che consente di superare l’impasse. È quello che provo a suggerire, ipotizzando una permanenza di cinque giorni costellata di appuntamenti e riunioni, con qualche momento di relax serale, sempre che il jet lag non crei problemi, specie per chi viaggia verso est.
La prima cosa da fare è dotarsi di un trolley delle misure consentite, accompagnato da una borsa da agganciare al manico, nella quale stivare documenti, giornali, tablet o laptop, caricabatterie e così via.
Ma, venendo al punto, l’escamotage intelligente consiste nell’assemblare un guardaroba coordinato che riduca al minimo i capi e gli accessori, lasciando al ritorno un po’ di spazio per qualche acquisto o regalo.
Per esemplificare prenderemo in esame la situazione peggiore: l’inverno freddo, che impone l’uso di svariati capi pesanti, da sbucciare come una cipolla, dal più esterno al più intimo. La soluzione magica sta nella scelta del colore: il blu è il re!
Iniziamo dalla mise della partenza, quella con la quale saliremo in aereo.
Un capo imbottito, trapuntato o meno, in uno dei tre colori a scelta: ghiaccio, beige chiaro o blu. Una pashmina blu se il soprabito è in una delle due tonalità chiare, beige se invece è blu. Per i più freddolosi, in tasca guanti di lana blu e un berretto di tweed coordinato con l’imbottito.
Sotto, un blazer blu monopetto con spacchi e tre bottoni di metallo brunito, perché neutri; nel taschino, una pochette o un fazzoletto in una tonalità d’azzurro: un tocco raffinato che aiuta a costo zero.
Una camicia azzurra in tessuto Oxford, button-down, indossata sotto un pullover a V senza maniche, di colore contrastante: bordeaux, giallo oppure cammello.
In questo modo, una volta ripiegati l’imbottito e la giacca e sistemati insieme al trolley nella cappelliera, potrete accomodarvi serenamente al vostro posto, vestiti con il giusto peso in rapporto alla temperatura media di un aereo in volo.
Scendendo ancora, un paio di jeans délavé invernali da 16 once, stretti da una cintura marrone scamosciata con fibbia brunita, coordinata con i bottoni del blazer.
Ai piedi, polacchine marroni scamosciate, da indossare sopra calze lunghe di lana sottile a costine blu. Le scarpe stringate sono sempre preferibili, perché facili da togliere quando si vogliono indossare le pantofoline di maglia che talvolta vengono fornite in aereo.
Quanto al contenuto del trolley, è presto detto. Partendo dal basso verso l’alto: quattro paia di mutande – dipende da voi se slip o boxer -, quattro paia di calze blu come quelle che indossate, un pigiama, se siete abituati a usarlo, e una T-shirt bianca di cotone, perché è sempre utile.
Poi due camicie azzurre button-down e due con collo alla francese per le occasioni più formali, una cravatta blu a piccole righe diagonali bianche e una più habillée, a pois puntaspilli.
Sopra, due paia di pantaloni con pinces e risvolto di sei centimetri, un paio più scuro e uno più chiaro, da alternare secondo l’occasione; infine, un pullover a girocollo blu di lana leggera, perché gli ambienti interni dei Paesi freddi sono sempre molto riscaldati.
Ai lati, il nécessaire e una cintura di cuoio con fibbia di metallo bianco, coordinata con un paio di scarpe derby, complete di forme e riposte in sacchetti separati. Sempre color cuoio, perché con il blazer le scarpe nere sono proibite, anche per evitare l’effetto del cameriere che torna a casa a fine servizio.
Questo è quanto, tra il serio e il faceto, con molti particolari che rispecchiano il gusto personale del redattore; ognuno, naturalmente, può scegliere il proprio colore di base e regolarsi come meglio crede.
Ai narcisisti, che amano fare sfoggio di un guardaroba diverso a ogni piè sospinto, faccio presente che durante un viaggio difficilmente incontreranno più volte le stesse persone. Ricordo però che Lord Brummell sconsigliava severamente il marrone e che il proverbio ammonisce: «Chi di verde si veste, di sua beltà si fida».

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