Foto di Viktor Dimitrov per Reuters.
Perquisizioni e arresti, il Premier moldavo Recean: “Siamo sotto attacco”
Essere in prima linea sul fronte ibrido, con consapevolezza. In Moldavia nessuno può dirsi davvero sorpreso: già bersaglio di manovre economiche ostili e campagne di disinformazione, la piccola Repubblica dell’Europa orientale – crocevia tra i due blocchi in ricostituzione – non scopre oggi di essere nel mirino di Mosca. Eppure la mole delle operazioni degli ultimi giorni fa impressione perché, pur non trascurando altre istituzioni e sedi diplomatiche, arriva a toccare il cuore della vita politica del Paese, il Parlamento. Dopo l’avvio dei negoziati per l’adesione all’UE, arrivato lo scorso 25 giugno, il Cremlino ha deciso di alzare il livello dello scontro. Le agenzie di sicurezza, riformate dopo anni di immobilismo e corruzione, hanno risposto con efficacia: agenti dell’intelligence moldava hanno fatto irruzione nell’edificio che ospita l’emiciclo a Chi?in?u, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla locale Procura per la lotta alla criminalità e ai casi speciali. Due funzionari della Camera e della Polizia di frontiera sono stati arrestati con l’accusa di “tradimento” e “cospirazione ai danni dello Stato”. Secondo gli inquirenti, entrambi intrattenevano regolarmente rapporti con membri del personale di un’ambasciata straniera, ai quali hanno consegnato materiale sensibile da utilizzare – si legge in un comunicato – «contro l’interesse nazionale», allo scopo di ottenere vantaggi personali. Di fronte alle domande dei giornalisti, gli investigatori hanno scelto di mantenere il riserbo su quale rappresentanza fosse coinvolta, ma i sospetti che si trattasse di un caso legato allo spionaggio russo cominciavano già a circolare negli ambienti mediatici. Congetture che hanno trovato le prime conferme nel giro di poche ore, quando un diplomatico di Mosca è stato raggiunto da un decreto di espulsione: secondo fonti riprese da Radio Free Europe, si tratterebbe di Dmitri Kelov, assistente dell’addetto militare dell’Ambasciata russa a Chi?in?u. Arrivato in Moldavia nel 2021, l’uomo figurava tra i “sopravvissuti” della grande espulsione di funzionari russi (un centinaio di persone) sancita un anno fa dall’esecutivo dopo l’accusa di “azioni ostili”, inclusa l’installazione di apparecchiature di sorveglianza sul tetto del complesso che accoglieva la legazione. La residenza moscovita di Kelov, situata nell’area nord-occidentale della capitale, è stato impiegata per anni dal GRU – il servizio segreto militare – per alloggiare i propri dipendenti, compresa una vecchia conoscenza delle agenzie di intelligence europee: il Colonnello Anatoly Chepiga, sospettato di coinvolgimento nell’avvelenamento nel 2018 dell’ex spia Sergei Skripal e di sua figlia a Salisbury. Interpellato sui recenti sviluppi, il Premier moldavo Dorin Recean non ha usato mezzi termini: «Quanto sta accadendo è un riflesso del fatto che siamo sotto attacco ibrido. Dobbiamo assicurarci protezione dai possibili rischi che incidono sulla nostra sicurezza». Non manca attenzione su quanto accade in Transnistria: secondo il quotidiano spagnolo El Pais, le autorità moldave e quelle dell’autoproclamata Repubblica sul fiume Nistro si starebbero già incontrando per discutere di un piano che favorisca la reintegrazione della regione separatista, attraverso un referendum e il ritiro delle truppe russe. Circostanze inevitabilmente foriere di nuove tensioni.
Pubblicato sul quotidiano “La Ragione” il 9 agosto 2024, con il titolo “Guerra ibrida in Moldavia”.
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