
“La rivelazione è arrivata dal Wall Street Journal: i russi avrebbero aiutato, in modo indiretto, gli Houthi a prendere di mira le navi nel Mar Rosso. Un’assistenza rappresentata da dati satellitari passati attraverso l’amico comune, l’Iran”. Così Guido Olimpio sul Corriere della Sera. In un pezzo che v’invito a leggere con un titolo che non lascia adito a dubbi: L’alleanza «circolare» contro Israele: non sono Hezbollah, Houthi e Iran. L’appoggio di Mosca e Pyongyang.
Ohibò che notizia! Chi l’avrebbe mai detto? Chi mai avrebbe potuto pensare che esistesse un asse del male o come qualcuno preferisce chiamarlo un asse della “resistenza”? Un asse che ha come unico obiettivo il sovvertimento dell’attuale ordine mondiale basato sulla sempre più logora “pax americana”. Un asse che sta cercando di bloccare l’Ucraina dalle sue libidini occidentaliste. Un asse che ha messo il Medioriente a ferro e fuoco pur di sabotare il lento ma costante avvicinamento tra Occidente e mondo arabo sunnita. Un asse che si sta costruendo anche il suo “salotto buono” con la benedizione pastorale di quel manigoldo del segretario dell’Onu.
Già, chi l’avrebbe mai detto? Eppure qui in Italia abbiamo qualche accademico buontempone che sembra non chiedersi come mai Russia e Iran siano dalla stessa parte della barricata, visto che loro ci raccontano che la Russia è un invasore criminale mentre i compagni di merende iraniani hanno i loro buoni motivi per armare tutti i tagliagole disponibili in Medioriente.
L’arroganza e la spudoratezza accademica fanno il resto e così, secondo questi buontemponi, starebbe a noi altri sempliciotti intenti a difendere a chiacchiere (le chiacchiere vane affratellano entrambi gli schieramenti) le ragioni dell’Occidente, l’onere di spiegare come si possa condannare sia la Russia che l’Iran con i suoi accoliti palestinesi, libanesi, yemeniti ecc. Sì proprio così. Ci raccontano che è un problema nostro e non loro. Ora, io ho un’idea del perché siano più morbidi nel giudizio sull’Iran me la sono fatta. Però è indicibile perché l’accademico, abituato com’è a parlare ex cathedra, è un tipo piuttosto permaloso. Meglio evitare polemiche.
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