


Durante le proteste in Iran seguite all’autunno 2025, le forze di sicurezza del regime della Repubblica Islamica hanno condotto raid armati negli ospedali, sparato o arrestato manifestanti feriti nei reparti, ucciso o licenziato medici e infermieri che cercavano di proteggerli. I casi documentati da un report del NUFDI e da inchieste di “Iran International” e “Wall Street Journal” rivelano un pattern sistematico di violazione delle strutture sanitarie, denunciato anche dall’OMS.
Durante la guerra a Gaza scoppiata dopo il 7 ottobre 2023, Israele è stato accusato di prendere di mira gli ospedali, dimenticando che questi sono stati spesso utilizzati da Hamas per scopi militari. Tuttavia, la stessa indignazione non si è manifestata quando il regime della Repubblica Islamica dell’Iran ha svolto incursioni negli ospedali per attaccare manifestanti feriti e i medici che li curavano.
A conferma di quanto accaduto, vi è un report pubblicato a febbraio e realizzato dal NUFDI (National Union for Democracy in Iran), istituto di ricerca legato alla comunità iraniana negli Stati Uniti, dal titolo Islamic Republic Attacks on Medical Facilities, Healthcare Workers, and Injured Protesters.
Attacchi contro gli ospedali
Secondo il report, durante le proteste di gennaio le forze di sicurezza del regime hanno preso di mira diversi ospedali, lanciando gas lacrimogeni all’interno per poi effettuare dei blitz armati.
Questi episodi si sono verificati presso l’Ospedale Imam Khomeini nella provincia di Ilam (4 gennaio), l’Ospedale Sina di Teheran (6 gennaio) e l’Ospedale Milad di Isfahan (14 gennaio). I primi due sono stati confermati anche dal direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Ghebreyesus, il quale a gennaio ha denunciato in un tweet anche il danneggiamento di diverse strutture mediche, di oltre 200 ambulanze e il ferimento di più di 50 paramedici.




Cattura e uccisione dei manifestanti
Vengono riprese diverse inchieste in particolare dell’emittente “Iran International”, che ha rivelato come le truppe del regime siano spesso entrate negli ospedali e nelle ambulanze in cerca dei manifestanti rimasti feriti durante le proteste, per poi sparargli sul posto. Mentre altri sono stati catturati e non si hanno più notizie di loro, oppure sono stati giustiziati.
È il caso ad esempio di Nastaran Abdollahi, una studentessa di architettura di 21 anni alla quale l’8 gennaio hanno sparato alle spalle ad Andisheh, a circa 30 chilometri da Teheran. È stata ricoverata all’Ospedale Noor, dove è stata brevemente presa in cura prima di essere portata via con la forza dalle forze di sicurezza. La sua famiglia è stata deliberatamente ingannata, sottoposta a estorsione e successivamente informata che il suo corpo era stato trovato a Kahrizak, vicino a Teheran. Era morta a causa di un’emorragia interna.
Un’inchiesta del “Wall Street Journal” ha documentato anche l’omicidio di Sam Afshari, che aveva solo 17 anni. È stato ricoverato in ospedale in condizioni critiche con una ferita da arma da fuoco alla nuca, ma un medico ha successivamente detto alla sua famiglia che le forze di sicurezza lo hanno preso assieme ad altri feriti. Quattro giorni dopo, il suo corpo è stato ritrovato in un obitorio di Kahrizak; riportava una seconda ferita da arma da fuoco e un grave trauma facciale.
Attacchi contro medici e infermiere
Il report del NUFDI riporta diverse testimonianze relative a professionisti del settore sanitario che hanno cercato di proteggere i manifestanti feriti, nascondendoli alle autorità, impedendone o rallentandone l’identificazione oppure registrandoli sotto falso nome.
Le autorità iraniane hanno reagito con minacce, intimidazioni e violenze fisiche nei confronti degli operatori sanitari. Samin Rostami, un’infermiera di 42 anni, è stata assassinata a Karaj mentre si stava prendendo cura di un manifestante. Mentre Maryam Zardasht, una dottoressa di Shiraz (nel sud dell’Iran), è deceduta a causa delle ferite riportate dopo essere stata aggredita dalle forze di sicurezza all’interno di un ospedale. Prima di morire, è rimasta in terapia intensiva per una settimana.
Si sono verificati anche casi di operatori sanitari che sono stati uccisi per aver partecipato alle proteste. Ad Elham Zeinali, che lavorava presso l’Ospedale Imam Ali di Kermanshah (nell’Iran occidentale), sono state negate le cure mediche dopo che le hanno sparato alle spalle a breve distanza da casa sua. Il servizio di emergenza si è rifiutato di mandare un’ambulanza sul posto.
Oltre agli omicidi, si sono verificati anche episodi in cui i medici hanno perso il lavoro. È successo a Farshid Pourreza, che era direttore dell’Ospedale Golsar di Rasht (nel nord del paese) prima di essere sollevato dal suo incarico e licenziato per aver prestato soccorso ai manifestanti feriti.
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