La Cina non è una democrazia liberale o rappresentativa. Il Partito Comunista Cinese (PCC) e il governo cinese affermano che la Cina è una democrazia socialista e una dittatura democratica popolare. Sotto Xi Jinping, la Cina è anche definita democrazia popolare a processo globale.
Il sistema politico cinese è considerato autoritario. Non ci sono leader nazionali liberamente eletti, l’opposizione politica è repressa, tutte le attività religiose sono controllate dal PCC, il dissenso non è consentito e i diritti civili sono limitati.
In questo panorama roseo l’appartenenza al Partito non funziona come da noi, dove in sostanza ci si iscrive al Partito che ci rappresenta, ma è considerato un privilegio.
I membri del Partito sono persone di una certa classe sociale, niente operai o contadini, con tanti saluti alla “dittatura del proletariato” di Mao Zedong. Mao Zedong e il Partito Comunista Cinese salirono al potere sconfiggendo il partito di Chiang Kai-shek, il Kuomintang, non con un’elezione ma attraverso una lunga guerra civile.
Mao divenne il leader del Partito Comunista Cinese in una riunione tenutasi nella città di Zunyi nel gennaio 1935. L’incontro si tenne in un momento in cui il Partito Comunista aveva perso la sua più grande roccaforte (l’area base dello Jiangxi nel sud della Cina) e stava lottando per evitare la completa distruzione. Con Mao Zedong come leader, i comunisti riuscirono ad aprirsi la strada verso nord-ovest e a riorganizzarsi nella provincia dello Shaanxi. Nel 1949 conquistarono Pechino e le forze di Chiang Kai-shek si ritirarono nell’isola di Taiwan. In un discorso a Pechino nel 1949, Mao disse: “Il popolo cinese si è alzato in piedi”.
Mao fu eletto presidente del governo popolare centrale il 30 settembre 1949.
La Repubblica popolare cinese approvò la “legge organica” del governo popolare centrale e il nuovo “programma comune”, in cui si dichiarava finita l’era dell’imperialismo, del feudalesimo e del capitalismo burocratico in Cina, sostituita dalla “dittatura democratica popolare”, che avrebbe garantito la libertà di pensiero e di parola e la parità di diritti per le donne e trasformare la Cina da paese agricolo a paese industriale. La prima classe di iscritti al Partito, cioè quelli che lo hanno fondato, era un’élite che si concentrava intorno al leader.
Si veniva convocati per meriti se le direttive che venivano emanate erano seguite alla lettera senza che venisse mai messa in discussione l’autorità centrale. Durante tutto il regno di Mao essere espulsi dal Partito equivaleva alla morte politica, la messa al bando era considerata una misura estrema di cui il Partito raramente abusava, ma era lo spauracchio di tutti gli iscritti.
Per questo motivo ancora adesso è da considerare significativo il fatto che l’ex Ministro degli Esteri non sia stato espulso dal Partito.
La prima generazione di figli dei funzionari del Partito è denominata Principi Rossi, perchè la loro appartenenza è stata data per ereditaria, nonostante molti cambiamenti in seno al Congresso abbiano di fatto ridotto il numero degli aventi diritto.
Ma quello che è sempre più evidente è che l’appartenenza al Partito rimane un privilegio ancora oggi, dal momento che non si può fare richiesta di entrare e non si viene automaticamente iscritti anche se figli di appartenti al Partito. Una qualsiasi infrazione del padre condanna il figlio alla perdita dello status, dal momento che il diritto di nascita gli avrebbe reso possibile almeno l’attenzione dei funzionari interni. Come durante la Rivoluzione Culturale l’intera famiglia è sanzionata per un eventuale errore politico di uno dei membri. Per questo era così importante la riabilitazione anche postuma che Deng Xiaoping ha concesso a molti perseguitati da Mao, compreso il padre di Xi Jinping, Xi Zhongxun*, senza la quale oggi Xi non sarebbe mai diventato presidente.
Tutte le cariche elettive in Cina sono aperte a membri del Partito, in sostanza ad esempio i poliziotti non lo sono, ma tutti i quadri di comando della polizia si, l’appartenenza garantisce la possibilità di carriera e l’accesso a posizioni di comando.
In questo sistema quello che continua a essere garantito è il totale controllo del Partito su ogni posizione decisionale all’interno della nazione. Ecco perchè è così difficile accedervi.
*Xi Zhongxun
nel 1962 fu accusato da Kang Sheng di guidare una cricca antipartito per aver sostenuto la biografia di Liu Zhidan e fu espulso da tutte le posizioni di leadership. La biografia, scritta da Li Jiantong per commemorare l’ex compagno di Xi morto martire del partito nel 1936, sarebbe stata un tentativo segreto di sovvertire il partito riabilitando Gao Gang, un altro ex compagno che era stato epurato nel 1954. Xi Zhongxun fu costretto a sottoporsi ad autocritica e nel 1965 fu retrocesso alla posizione di vicedirettore di una fabbrica di trattori a Luoyang. Durante la Rivoluzione Culturale fu perseguitato, imprigionato e trascorse lunghi periodi in reclusione a Pechino. Riacquistò la libertà nel maggio 1975 e fu assegnato ad un’altra fabbrica a Luoyang.
Dopo la fine della Rivoluzione Culturale, Xi fu completamente riabilitato durante la Terza Sessione Plenaria dell’11° Comitato Centrale del PCC nel dicembre 1978. Dal 1978 al 1981, ha ricoperto ruoli di leadership nella provincia del Guangdong, successivamente come secondo e poi primo segretario provinciale, governatore e commissario politico della regione militare del Guangdong. Nel Guangdong stabilizzò il governo provinciale e iniziò a liberalizzare l’economia.



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