

Da una rosa rossa deposta davanti a un murale in Cechia a quella bianca lasciata su Grafton Street, il mondo saluta Glen Hansard attraverso le sue canzoni, la generosità e il legame mai reciso con la strada. Il ricordo di un artista capace di unire musicisti, popstar e persone comuni in un sentimento condiviso di gratitudine.
C’è una rosa rossa, in Cechia, a Opava, poggiata di lato ai piedi di un murale. Non al centro, non in bella vista: di lato, con discrezione, quasi con timidezza. Come se chi l’ha lasciata sapesse che l’uomo ritratto lì sopra non amava le cose sfarzose.
Il volto dipinto sul muro è quello del cantautore irlandese Glen Hansard. Per capire chi abbiamo perso mercoledì 29 luglio si può partire proprio da qui, da un fiore anonimo in una città della Slesia ceca, e dalla domanda che ne nasce: perché quella rosa, così lontano da Dublino?
La risposta è in un legame che pochi, fuori dalla Repubblica Ceca, conoscono. In quel paese Hansard aveva una sorta di seconda casa musicale: vi era arrivato per la prima volta nel 2001 e da allora vi era tornato spesso, imparando perfino un po’ di ceco per parlare con il suo pubblico.
È il paese di Markéta Irglová, la giovane musicista con cui aveva scritto e cantato Falling Slowly, la canzone che nel 2008 valse a entrambi un Oscar. Il duo che formarono insieme si chiamava The Swell Season: un nome preso in prestito dal titolo di un romanzo di Josef Škvorecký, grande esponente della letteratura dell’esilio ceco. Confesso che scoprire questo dettaglio, un busker irlandese che battezza la sua band con Škvorecký, me lo fece sentire, all’improvviso, un po’ più vicino.
Glen Hansard, prima di ogni altra cosa, era un uomo di strada. Aveva iniziato suonando per le monete sui marciapiedi di Dublino e la strada non l’aveva mai lasciata davvero, nemmeno da premio Oscar.
Ogni vigilia di Natale tornava a cantare in Grafton Street per raccogliere fondi per i senzatetto e si batteva perché quelli di Dublino fossero sempre di meno; non riusciva a passare accanto a chi viveva per strada senza fermarsi a chiedere se stesse bene.
Bono, in un ricordo bellissimo, lo ha chiamato “un arcangelo di Ballymun” e ha scritto che d’ora in poi lo rivedrà ovunque, in ogni moneta che cade tintinnando in una custodia di chitarra aperta.
Non a caso, l’ultima immagine che Glen Hansard ci lascia è quella di un pub. La sera prima di morire era al Wren’s Nest, alla periferia di Dublino, dove da anni frequentava le serate di musica tradizionale: i video lo mostrano seduto in mezzo alla sala, con la chitarra, mentre la gente attorno ammutolisce per ascoltarlo.
Una donna che gli sedeva accanto ha raccontato di essere rimasta in soggezione davanti al suo genio, senza nemmeno rendersi conto di quanto fosse famoso. Glen Hansard aveva cominciato sulla strada e quella strada non l’aveva mai lasciata davvero. Ed è stata una strada, in una Dublino ancora addormentata, a trattenerlo per sempre.
Dublino stessa, il giorno dopo, ha risposto a modo suo. Centinaia di persone si sono radunate attorno alla statua di Luke Kelly, a due passi da Grafton Street e dal Gaiety Theatre, proprio dove ogni vigilia di Natale Glen teneva il suo busk per i senzatetto, e hanno intonato le sue canzoni.
Quando dalla folla si è alzata Falling Slowly, tra i musicisti ce n’era uno che imbracciava una chitarra che Glen, sapendo che lui non ne possedeva una, gli aveva regalato. Alla strada che se l’era preso, la città rispondeva insomma con un’altra strada, riempita e come consacrata dalle sue canzoni.
E su Grafton Street, la via che Once ha consegnato al mondo, un uomo arrivato quella mattina da Dresda posava una rosa bianca: proprio dopo aver visto Once decise che avrebbe imbracciato una chitarra e iniziato lui stesso a suonare per strada.
Una rosa bianca a Dublino, una rossa a Opava: lo stesso pellegrinaggio silenzioso, a più di mille chilometri di distanza.
Insieme a tutto questo, sui social che frequento ho assistito a qualcosa di davvero straordinario e commovente. Il ricordo di Hansard ha come ripulito lo spazio dal veleno: nessuna fazione, nessuna polemica, solo persone diversissime unite dalla stessa gratitudine; un piccolo miracolo.
La presidente irlandese Catherine Connolly lo ha salutato come uno dei grandi cantautori del suo paese; Bruce Springsteen ha scritto di avere il cuore spezzato, ricordandolo come un grande musicista e un uomo generoso e gentile, sempre sorridente e pronto a cantare; Finneas ha raccontato che la primissima canzone cantata su un palco, a undici anni, fu proprio Falling Slowly, e sua sorella Billie Eilish si è detta devastata, confessando che senza Glen non sarebbe la persona che è oggi; Olivia Vedder, la figlia di Eddie, lo ha semplicemente descritto come “un papà aggiunto”.
In Cechia, gli organizzatori dei festival che lo avevano ospitato per anni lo ricordano con una frase semplice: era uno con cui andavi volentieri a bere una birra. È in questa varietà che si misura chi era: non tanto nei grandi nomi, quanto nel fatto che ci siano proprio tutti, dalla popstar alla ragazza qualunque del pub.
E poi, a distanza di due giorni, è arrivata la voce che in molti aspettavano. Markéta Irglová ha affidato a Instagram poche righe rivolte alla famiglia di Glen, alla moglie e al figlio piccolo: parole di cordoglio per una perdita che ha definito tragica e l’augurio che il suo amore continui a circondarli, il suo spirito a guidarli e proteggerli, la sua luce a splendere sui loro giorni.
Ha chiuso con una benedizione antica: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace”.
Da chi con lui aveva condiviso la nascita di Falling Slowly e di tante altre bellissime canzoni, è il congedo più intimo e toccante di tutti.
Glen Hansard ci mancherà. Ma la musica che ci ha lasciato, quella resta. E mentre io scrivo queste righe, mentre voi le leggete, da qualche parte c’è ancora chi si ferma davanti a quel muro a Opava o davanti alla rosa bianca di Grafton Street.
E da qualche parte c’è qualcuno che, per la prima volta, preme play e sta per commuoversi con la musica di quest’uomo dal cuore grande e dall’anima così sensibile e gentile.
Slán abhaile, Glen.
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