Ho atteso un po’ prima di scrivere un commento, nella speranza – per la verità mia troppo viva – che Papa Francesco correggesse le sue dichiarazioni sull’Ucraina o che sala stampa vaticana rivelasse clamorose manomissioni dell’intervista che ne avessero alterato il senso. Ma nulla.
E così mi tocca prendere per buone le parole del Santo Padre, che trovo a dir poco grottesche. E questo non solo perché, come tutti, rilevo che incredibilmente la richiesta di deporre le armi il capo della chiesa cattolica la rivolge a chi in questa guerra ci è stato trascinato suo malgrado e che la sta subendo, anziché a chi ha portato morte e distruzione in quel paese, infliggendo ad un popolo indicibili sofferenze. Quello che più mi sorprende è infatti che davanti ad un Putin che è arrivato a giustificare Hitler e a replicarne il copione (non sarà balzata agli occhi solo a me la straordinaria somiglianza delle annessioni dell’Austria e dei Sudeti del 1938 con quelle di Crimea e Donbass del 2014 e 2022), Francesco sembra quasi un novello Pio XII, che con la sua neutralità, scegliendo di non contrastare mai esplicitamente fascismo e nazismo, preferì mettere al riparo la Chiesa da eventuali ripercussioni, piuttosto che usarne il peso spirituale per impedire le immani atrocità di quegli anni.
E così, in un mondo che sembra vivere un distopico eterno presente sembrano ormai ingiallite persino le stesse parole che appena due settimane fa proprio il Papa, durante l’angelus, aveva pronunciato ricordando i due anni di conflitto, invocando una “pace giusta e duratura”. Perché proprio non si capisce cosa ci sia di giusto nello sventolare bandiera bianca davanti una nazione in cui la giustizia non esiste e in cui l’unica cosa duratura è il violento sistema di potere costruito da Vladimir Putin, che ormai si protrae da quasi un quarto di secolo.
Nessun popolo dovrebbe essere costretto a scegliere tra la pace e la propria libertà. A nessun popolo dovrebbe essere chiesto di giungere a patti con chi i patti non li ha mai rispettati o di consegnarsi proprio a chi di quel popolo pianifica la cancellazione. Di certo sorprende che a farlo sia il capo di quella chiesa di Roma che le persecuzioni le ha vissute sulla propria pelle per averle prima subite e poi a sua volta praticate.
Eppure basta rivolgere la testa indietro al recente o recentissimo passato per accorgersi che gli 80 anni di pace dei quali ha goduto l’Europa sono il frutto della più grande delle guerre. Una guerra vinta da chi ha scelto di seguire una strada assai diversa dalla neutralità della Chiesa. Da chi ha capito che la fede in una giustizia divina non può essere utilizzata per giustificare chi nega quella terrena.
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Articolo fin troppo misurato, capisco che si tratta del Vicario di Cristo ma il suo operato nella tragedia dell’Ukraina sembra proprio di parte, quella sbagliata!! Peccato che non si possano sollecitare le sue dimissioni dal Soglio Pontificio
sottoscrivo parola per parola, a partire dallo sgomento. Io ho sempre difeso il Papa anche se non sono cattolico nè cristiano, perchè prima di buttare giù le poche Autorità rimaste su questa terra ci penso. Però questa uscita nella mia testa si aggancia a quell’ “abbaiare alle porte” che già m’era sembrato azzardato. Non aggiungo altro per non rovinarmi la serata.
Il Papa è il capo dello Stato Vaticano , che, in quanto tale instaura rapporti diplomatici con gli altri Stati e nella trama di questi rapporti ci sono intese indicibili. C’è la visione del mondo, a cui è sacrificata la giustizia terrena in nome di un pacifismo ecumenico, che lo esonera dal giudizio umanitario: condannare l’aggressione della Russia e offrire conforto e solidarietà all’ Ucraina