

C’è un’ipocrisia di fondo che segna il dibattito sulla giustizia, e ha un nome e un cognome: Partito Democratico. È quasi comico, se non fosse tragico, osservare l’attuale crociata del PD contro riforme come la separazione delle carriere. Basterebbe rileggere i loro stessi documenti: nel 2019, la mozione congressuale Martina — sottoscritta da figure oggi apicali come Del Rio, Alfieri, Orfini e Serracchiani — metteva nero su bianco che:
“Il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale”.
Ineludibile. Ma la memoria, si sa, in politica è corta, soprattutto quando la povertà di idee e l’incapacità cronica di produrre una visione per il Paese lasciano un unico spazio d’azione: l’ostruzionismo.
Ecco allora il capolavoro tattico: la cancellazione strumentale di questa riforma dal programma elettorale successivo, quello del 2022. Una mossa cinica, studiata a tavolino per riservarsi la possibilità di attaccare sterilmente il governo, pur smentendo se stessi e le proprie convinzioni passate.
E questa propaganda tossica raggiunge vette surreali, come visto ieri sera a La Torre di Babele di Corrado Augias. Una puntata totalmente fuori dalla linea abituale del programma, che non aveva mai trattato temi di attualità politica in modo così smaccatamente di parte. Lì, l’ospite Giovanni Floris ha potuto sentenziare senza contraddittorio:
“Questo governo ha ripescato da viscosità col fascismo la riforma della Giustizia.”
Il fascismo. La domanda sorge spontanea: il PD si riscopre forse aderente a quella stessa “viscosità col fascismo” nel suo recente passato del 2019? È la dimostrazione plastica di un partito che, incapace di costruire, può solo tentare di distruggere.
E in questa battaglia politica, il PD non è solo. Ha trovato un alleato potente nella sua stessa trincea ideologica: l’ANM, l’Associazione Nazionale Magistrati, che agisce ormai come un vero e proprio braccio armato dell’opposizione. Il “Comitato per il NO” promosso dalle toghe non è un contributo tecnico al dibattito; è una eclatante e indebita intromissione del potere giudiziario in quello politico, un tentativo palese di rovesciare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Quando i magistrati smettono di applicare le leggi e scendono in piazza per dettare l’agenda al legislatore, la democrazia è a rischio. Questo attivismo ha trovato poi il suo testimonial perfetto nel magistrato Nicola Gratteri. La sua discutibile azione in un noto programma tv, dove ha scientemente diffuso una falsa citazione attribuita a Giovanni Falcone per attaccare la riforma, non è stata una gaffe, ma la sintesi perfetta di questa operazione: usare la menzogna e la memoria dei martiri per una battaglia di propaganda.
È la saldatura perfetta tra l’incapacità politica di chi smentisce se stesso e l’ingerenza di chi, per difendere i propri privilegi, tradisce la propria funzione.
Un sincero passo che aderisce certe “viscosità” dal sapore di deriva democratica.
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Nei dettagli si nascondono preoccupazioni
La componente laica del CSM sarà sorteggiata ma da un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune ! Ma non si disciplina la maggioranza che approva l’elenco dei “sorteggiabili”
Quindi maggioranza semplice ovvero del Governo di turno . Oggi gli eletti – non oggetto di sorteggio – vengono scelti con una maggioranza di 3/5.
Grazie per il commento Carmine.
Quello che scrivi è vero.
Ma c’è una precisazione da fare, che sarà responsabilità delle opposizioni assicurare una presenza per garantire una scelta democratica anche a maggioranza semplice. È la normale dinamica parlamentare.
Inoltre la legge di riforma qualora approvata necessiterà di leggi ordinarie e/o decreti di attuazione per disciplinare nel dettaglio molte procedure, tra cui quelle relative all’elezione/sorteggio e al funzionamento dei nuovi organi.
Cordiali saluti
Alessandro
Il Parlamento comprende i partiti e le coalizioni di governo, ma non rappresenta solo il potere esecutivo. Quindi una maggioranza semplice potrebbe minare il processo imparziale di elezione dei magistrati.
Per questo gli originali membri che scrissero gli articoli della Costituzione introdussero certi vincoli di voto per tutelare tutti i poteri dello Stato e la separazione tra di essi.
Sembra un dettaglio da poco, ma credo che la questione di quale maggioranza sia necessaria e non chiarita subito nella riforma dalle intenzioni della maggioranza di governo, personalmente potrebbe bastare per non far approvare la suddetta riforma.
In effetti la questione di che tipo di maggioranza è necessario per approvare l’elenco dei membri laici non viene risolta dalla riforma costituzionale.
Potrebbe essere risolta tramite una normale legge da approvare, ma non avrebbe più lo stesso valore giuridico di come è oggi e cioè di legge costituzionale. Questo permetterebbe a qualsiasi maggioranza semplice in Parlamento di modificarla in futuro senza seguire tutto l’iter per le riforme costituzionali.
Quindi si risolve con la normale dinamica democratica. È sempre del Parlamento il potere esecutivo.
Inoltre qualsiasi cosa è perfettibile, figuriamoci una legge di una classe politica come quella attuale. È un passo verso la riforma, non certo un grande passo per l’umanità.
Grazie per il contributo.
Cordiali saluti
Il voltafaccia del PD sulla separazione delle cariche della magistratura mi ricorda quella del PCI sul referendum per il nucleare all’indomani del disastro di Chernobyl. La memoria del passato, ancorché recente…
La libertà di opinione è il primo diritto ad essere conculcato in nome dell’ideologia e dei diktat di partito.
Ce ne sono tanti, troppo dí tradimenti del PD, pessimo quello sulla riforma costituzionale, vergognoso quello sullo ius scholae.
Grazie per il commento
Alessandro