6 pensieri su “Giuliano Ferrara è un amico d’Israele ma questa volta non sono d’accordo con lui

  1. Credo che Giuliano abbia ragione. conosco il suo pensiero – non è di sinistra, ma è intensamente liberale. Quindi non ama né Trump né Netanyahu. Del suo amore per Israele sono testimone

  2. Quello che scrive Iuri Maria Prado fotografa la realtà fattuale, valida sino ad oggi, la sintesi è che Israele, come del resto ha fatto sempre, nel difendersi, a volte attaccando preventivamente, ha accettato le modalità imposte dai suoi nemici, conscio dei danni d’immagine che quella scelta comportava.
    Però ora sono sopraggiunti dei fatti che mutano il panorama e renderanno difficilissimo se non impossibile il disegno di Netanyahu che prevede l’occupazione di Gaza e il conseguente rinvio sine della creazione dello stato della Palestina.
    Come ho sostenuto in un mio recente articolo, il Patto di Abramo non si chiuderà mai senza il riconoscimento di parte israeliana del diritto dei palestinesi ad avere il loro Stato comprendente Cisgiordania e Gaza, anche a lungo termine, ma un impegno facente parte integrante del patto, su questo Mohammed bin Salman è stato chiaro e fermissimo.
    I recenti accordi economico-commerciali tra lui e Trump hanno una valenza che riguarda anche la guerra russo-ucraina, perché l’aumento della produzione di petrolio congiunta di USA e Arabia Saudita ne ha fatto calare il prezzo in chiara funzione anti-russa.
    Gli investimenti enormi promessi dai sauditi vincoleranno giocoforza il comportamento di Trump che non consentirà a Netanyahu di disturbare il manovratore, mentre cerca di trovare un accordo con l’Iran, l’idea di porre la striscia di Gaza sotto il controllo americano è perfettamente in chiave con il suo disegno, assolutamente in contrasto con quello di Netanyahu.
    Trump, che, come presidente americano, rappresenta la vera e unica assicurazione sulla vita di Israele, ha i mezzi economico-politici per ridurre alla ragione un Netanyahu spintosi troppo avanti.
    Chiudendo, l’analisi di Prado è giusta nella sostanza, ma il futuro lascia aperti i dubbi di Ferrara sulla cocciutaggine di Bibi.

    1. I presidenti americani passano, i nemici di Israele con la ferma determinazione a distruggerlo, restano. Israele non può lasciare la propria sopravvivenza in mano ai giochi e agli interessi altrui.

  3. Leggendo quest’articolo di Iuri Maria Prado, che condivido in pieno e che forse riesce ad essere più chiaro di quanto riesca ad esserlo io che sono sempre vittima delle mie passioni, mi è venuto in mente un proverbio cinese: “s?n rén chéng h?”, che tradotto in Italiano significa “tre uomini fanno una tigre”, cioè che la ripetizione di una bugia, anche se apparentemente assurda, da parte di tre persone rende più credibile l’accusa.
    Ecco, diciamo che a forsa di sentir gridare “La Tigre!” anche Michele Magno e Giuliano Ferrara hanno creduto di aver visto la tigre.

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