


In Sassonia-Anhalt l’AfD resta fuori dal governo, ma costringe quasi tutti gli altri partiti ad allearsi. Il cordone sanitario può proteggere temporaneamente le istituzioni, ma non sostituisce la capacità di riconquistare gli elettori. Se diventa il meccanismo permanente del sistema politico, rischia di consegnare alla forza esclusa il monopolio dell’opposizione.
In Sassonia-Anhalt il cordone sanitario ha fermato l’AfD sulla soglia del governo. Ma, per continuare a tenerla fuori, quasi tutti gli altri partiti dovranno ormai governare insieme.
È qui che una misura nata per proteggere la democrazia comincia a mostrare il proprio limite: impedisce alla destra radicale di conquistare il potere, ma non ne riduce il consenso e rischia anzi di consegnarle il monopolio dell’opposizione.
Nella sua analisi pubblicata oggi, Donatello D’Andrea ha ricostruito la sociologia di quel voto. L’AfD non ha prevalso soltanto fra gli operai, nelle periferie o fra chi vive una condizione economica difficile. È risultata prima in tutti i gruppi sociali considerati e ha raccolto consensi rilevanti fra giovani, donne, lavoratori autonomi e laureati.
Liquidare questi elettori come ignoranti, fascisti o manipolati non spiega il risultato. Contribuisce piuttosto a rafforzare la rappresentazione sulla quale prosperano le destre populiste: quella di un’élite che non ascolta il disagio e, quando non riesce più a rappresentarlo, giudica moralmente chi lo esprime.
A questa crisi di rappresentanza si aggiunge ora un problema istituzionale.
Secondo i risultati ufficiali, l’AfD ha conquistato 39 seggi su 83. La maggioranza assoluta nel Landtag ne richiede 42. CDU, SPD, Verdi e Linke insieme arrivano soltanto a 39.
Per governare dovrebbero coinvolgere anche il movimento di Sahra Wagenknecht, formando un’alleanza di cinque partiti che andrebbe dai cristiano-democratici alla sinistra. Il suo principale elemento di coesione sarebbe la volontà di impedire al vincitore delle elezioni di assumere la guida del Land.
Non c’è nulla di costituzionalmente anomalo. In una democrazia parlamentare, arrivare primi non attribuisce automaticamente il diritto di governare. Governa chi dispone di una maggioranza. E la natura dell’AfD regionale, classificata dall’intelligence della Sassonia-Anhalt come formazione di estrema destra accertata, spiega il rifiuto delle altre forze di collaborare.
Il problema comincia quando una misura eccezionale di protezione diventa il meccanismo ordinario con cui il sistema forma i propri governi.
La democrazia liberale non coincide con la semplice legge dei numeri. Possiede diritti fondamentali, limiti costituzionali e strumenti per impedire che una maggioranza utilizzi le istituzioni allo scopo di svuotarle. Ma non è neppure un ordinamento nel quale milioni di voti possano essere neutralizzati indefinitamente attraverso coalizioni sempre più estese.
La sua forza non consiste soltanto nell’escludere chi ne minaccia i fondamenti. Consiste nel batterlo politicamente, sottrargli argomenti, convincerne gli elettori e costruire un’alternativa migliore.
Il cordone sanitario può guadagnare tempo. Non può produrre consenso.
Quando tutti i partiti devono allearsi contro un solo avversario, le loro differenze diventano inevitabilmente meno credibili. Possono presentarsi agli elettori con programmi distinti, ma dopo il voto finiscono comunque per apparire come un unico blocco. L’AfD conquista così il monopolio dell’opposizione senza assumersi le responsabilità del governo.
Ogni compromesso della coalizione diventa un tradimento; ogni conflitto interno, la prova della sua inconsistenza; ogni fallimento amministrativo, la conferma che cinque partiti sconfitti non possiedono altro progetto comune che impedire al primo di governare.
La Francia ha già sperimentato una versione diversa dello stesso paradosso. Alle legislative del 2024, oltre duecento candidati della sinistra e del centro si ritirarono prima del ballottaggio per lasciare in ciascun collegio il concorrente meglio piazzato contro il Rassemblement National.
Il fronte repubblicano raggiunse l’obiettivo immediato: impedì al RN e ai suoi alleati di conquistare la maggioranza. Ma consegnò alla Francia un’Assemblea divisa in tre blocchi e priva di una maggioranza coerente. Aveva impedito una soluzione senza costruirne un’altra.
Francia e Germania non sono sovrapponibili. Il Rassemblement National ha lavorato per anni alla propria normalizzazione, mentre nell’AfD rimangono posizioni dalle quali persino la destra lepenista ha preso le distanze. In Germania, inoltre, la memoria del nazionalsocialismo attribuisce alla difesa delle istituzioni un significato storico particolare.
Eppure il dilemma è comune. L’esclusione può impedire l’accesso al governo, ma non riduce necessariamente il consenso della forza esclusa. Può anzi confermarne il racconto più efficace: gli avversari sono tali finché non rischiano di perdere; in quel momento diventano un unico sistema.
D’Andrea mostra perché la condanna morale degli elettori non funzioni. Il cordone sanitario mostra il limite della sua traduzione istituzionale. Prima si rinuncia a comprendere il voto; poi si cerca di renderlo inoffensivo attraverso l’aritmetica parlamentare. Ma il problema rinviato ritorna alle elezioni successive, generalmente più grande.
Milioni di cittadini non possono essere trattati per sempre come un inconveniente democratico. Le loro scelte possono essere contrastate e sconfitte. Chi decide di isolare il partito che le raccoglie assume però anche l’obbligo di affrontarne le ragioni: immigrazione, costo dell’energia, insicurezza economica, crisi dei servizi e distanza fra territori.
Affrontare queste domande non significa adottare le risposte dell’AfD. Significa impedirle di esserne l’unica interprete.
Il cordone sanitario può essere una misura di protezione temporanea. Non può diventare il programma permanente di un sistema politico. Può impedire a un partito di entrare al governo; non può sostituire la capacità di convincere chi lo vota. E soprattutto non può ridurre ogni elezione a una scelta fra la forza esclusa e la coalizione di tutti gli altri.
Una democrazia che sa soltanto impedire ai propri avversari di governare può difendersi ancora per qualche tempo.
Ma il cordone sanitario non risolve il problema politico: lo rinvia. E se il tempo guadagnato non serve a riconquistare gli elettori, finisce per favorire proprio quell’esito che voleva impedire.
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La Germania sta attraversando una crisi che può portare a un cambiamento epocale del suo sistema produttivo basato su esportazioni e produzione di veicoli e macchinari meccanici.
Questo si sta traducendo in una prolungata stagnazione economica e difficoltà quindi a sostenere i propri sistemi previdenziali e assistenziali, con soluzioni di sacrificio adottate dal governo che non fanno che aumentare i malumori e di conseguenza la scelta del voto alle elezioni.
L’Italia ha già fatto questa esperienza nel decennio passato facendo da precursore di ciò che sta accadendo ora ad altri Paesi simili, con la crisi del debito sovrano e la quasi ventennale bassa crescita economica i governi del tempo hanno dovuto affrontare i problemi di sostenibilità previdenziali e assistenziali con misure di contenimento della spesa pubblica poco gradite al pubblico, che hanno fatto crescere il consenso di certi partiti populisti e demagogici. Questo poi inevitabilmente ha portato nel 2018 alla vittoria dei 5 stelle e la successiva particolare alleanza con la Lega per poter governare.
Credo che il destino di Francia e Germania (e Regno Unito) non sarà troppo differente.
Sono questioni che non si risolvono in una legislatura e però la volontà di cambiamento degli elettori intanto incombe, portando magari a far peggiorare la situazione se i nuovi eventuali “governi del popolo” provassero ad agire diversamente.