
Evocare l’immagine dei bambini spazzati via dalle bombe atomiche sulle città giapponesi e accomunarla a quella dei bambini uccisi nella guerra di Gaza non è coraggioso: è facile. Non è segno di rettezza, ma di corruzione intellettuale. Non è moralmente vibrante, ma moralmente tremebondo.
In quel paragone blasfemo e confortevole, destinatario di consensi neppure ricercati, perché prevedibilissimi, non risuona neppure la banalità del bene che deplora la morte dei bambini ovunque essi siano e chiunque sia a ucciderli.
Diversamente, vi fa musica l’assolo apparentemente giudizioso e unicamente umanitario dell’orchestrona che accompagna le requisitorie contro i bombardamenti indiscriminati, contro la pulizia etnica, contro il genocidio, contro i “50 Mila civili” uccisi a Gaza, di cui i bambini costituiscono la parte eminente.
Nell’operazione si è esercitato giorni addietro lo scrittore Paolo Giordano, sul Corriere della Sera, in un articolo dedicato al conferimento del Nobel per la pace a Nihon Hidankyo, un’organizzazione giapponese per l’abolizione delle armi nucleari.
Scegliere, come ha fatto Giordano, non solo di commentare il riconoscimento di quell’onorificenza, ma di reiterare la dichiarazione di un rappresentante di quell’organizzazione secondo cui “Gaza è come il Giappone di 80 anni fa”, e di ricamarci sopra argomentando che “la provenienza delle bombe è specifica, sempre: lo era a Hiroshima e Nagasaki, lo è a Gaza”, significa puramente e semplicemente abbandonarsi all’operazione speciale che da dodici mesi a questa parte organizza, simultaneamente e in modo goebbelsianamente combinato, queste due contraffazioni negazioniste.
La prima: quella che addossa a Israele non solo la responsabilità, esclusiva e inemendabile, delle morti causate da quei bombardamenti (la provenienza delle bombe, ci spiega Giordano, è specifica), ma anche la responsabilità di dirigerli deliberatamente sui bambini.
La seconda: quella che destituisce il terrorismo genocidiario del 7 ottobre del proprio ruolo di architetto di un campo di battaglia che non solo prevedeva, ma supponeva e rivendicava il massacro dei civili, e dei bambini in particolare, come asset di guerra.
Se non nelle intenzioni, almeno negli effetti il romanzo antisemita in edizione 2024 è composto anche di queste pagine caritatevoli, di questo facilismo ammantato di ineccepibilità umanitaria. E peggio per chi non lo capisce.
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