


Umberto Galimberti invita gli ebrei a ridurre la propria identità per rendere possibile il dialogo. Ma l’identità ebraica non è soltanto religiosa e la storia insegna che attenuarla non ha mai protetto dalle persecuzioni. Mentre nel mondo l’accusa scivola dal governo israeliano agli israeliani e infine agli ebrei, anche le discriminazioni culturali finiscono accolte nell’indifferenza.
Spigolando tra articoli e cronache degli ultimi anni, capita talvolta di imbattersi in dichiarazioni sfuggite al dibattito pubblico o archiviate troppo in fretta. È il caso di alcune parole pronunciate il 28 gennaio 2024 al Teatro Franco Parenti di Milano da Umberto Galimberti. Sono trascorsi più di due anni, ma il tempo non le ha rese meno sorprendenti né meno meritevoli di essere rilette.
Le parole, riportate da Repubblica, sono queste: “Sarebbe una cosa buona se gli ebrei riducono [riducessero, ndr] un po’ la loro identità, perché allora comincia la possibilità di dialogare; il dialogo comincia solo se ciascuno indebolisce se stesso”.
Un’uscita perlomeno maldestra, in fatto di ebrei, quella del professor Galimberti.
Eh già. Il problema è che l’identità ebraica non è un abito che si possa indossare o riporre secondo le convenienze del momento. Come ricordava Sartre, sono gli altri, di tanto in tanto nel corso della storia, a ricordarti che sei “un ebreo”.
A suo tempo i nazisti non andarono per il sottile: catturarono e assassinarono anche persone di ascendenza ebraica che non professavano l’ebraismo, convertiti e persone che avevano persino cambiato nome. Ridurre la propria identità non bastò a sottrarsi alla persecuzione.
L’identità ebraica non si esaurisce nella religione, ma comprende l’appartenenza a un popolo. E questa non è una sottigliezza.
Tutti i popoli e le nazioni hanno un sentimento identitario e ne rivendicano il rispetto: si provi a offendere un francese nella propria identità!
Le parole di Galimberti arrivavano, peraltro, subito dopo una considerazione su quanto stava accadendo ai palestinesi, definito “qualcosa di sproporzionato”. Ed è proprio nel dibattito su Israele che l’identità ebraica rischia di diventare una colpa per estensione: dalle responsabilità del governo israeliano si passa agli israeliani, già con una forzatura, perché si riduce a un blocco indistinto una società democratica complessa, con una forte opposizione interna; dagli israeliani si passa infine agli ebrei, coinvolgendo nelle medesime responsabilità cittadini di vari Paesi del mondo. Non è un passaggio che si possa attribuire direttamente a Galimberti tuttavia è quello che sta accadendo.
Non stupisce nemmeno più che persone di vasta cultura rinuncino a un doveroso approfondimento e sposino le tesi del mainstream mediatico, ricorrendo ad argomenti che procurano facile consenso. E, per quanto dolorose, le notizie di esclusioni dal mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport per il solo fatto di essere ebrei scivolano via nell’indifferenza, quando non vengono accolte con soddisfazione.
Il professor Galimberti è stato un insegnante, è un filosofo e una persona perbene: gli perdoniamo l’errore sul congiuntivo, un po’ meno quell’uscita infelice.
Inserisci la tua mail per non perdere nessuno dei contenuti di InOltre. Ogni volta che pubblicheremo qualcosa sarete i primi a saperlo. Grazie!
*Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la nostra privacy policy

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Eh, in effetti, siccome noi siamo persone tanto di buona volontà, gli ebrei potremmo anche riuscire a sopportarli se solo non fossero così maledettamente ebrei. Davvero non so perché si ostinino così.
Quello di Galimberti è, spero, un \”inciampo\” in buona fede. Forse si rifà al mito dell\’uguaglianza che dovrebbe abbattere gli ostacoli alla convivenza. Ma l\’uguaglianza è solo difronte alla Legge e non nelle caratteristiche degli individui o dei popoli. Mi auguro che Galimberti legga questo articolo e rifletta.
Inviato da Outlook per Androidhttps://aka.ms/AAb9ysg ________________________________
Come al solito, vengono richieste agli ebrei cose che non vengono richiesta agli altri. L’idea che ciascuno deve indebolirsi per aprire la strada al dialogo è un’assurdità antistorica. Ma almeno Galimberti vede in questo un obbligo per tutte le parti. Cosa vediamo invece sul terreno? La celebrazione oltranzista in piazza e sui talk show dell’identità di una della parti, la parte palestinese, alla quale viene richiesto precisamente niente. Certamente non di indebolirsi o cercare la via del compromesso.
Mi sembra chiaro che i leader palestinesi e i suoi seguaci a Gaza con le azioni del 7 ottobre, abbiano già dato una risposta alla “strada al dialogo” tanto invocata da certi ingenui intellettuali (definibili anche come pseudo, a un certo punto).
Come dire che dopo che i nazisti hanno massacrato milioni di ebrei, la comunità ebraica e gli alleati avrebbero dovuto aprire al “dialogo” e magari aggiungendo pure il “comprendere”.
Forse è ora che costoro si rendano conto delle fesserie propinate sui giornali e nei vari eventi per magari dedicarsi a qualche passatempo casalingo senza fare danni, invece di ammorbare e inquinare l’ambiente intellettuale e politico.