Nell’ultima settimana abbiamo assistito alla ritirata degli Ukraini da Avdiivka ed alle scomposte opposte reazioni da parte di chi è schierato con gli stessi o con l’invasore.
Per quanto mi riguarda, penso che gli Ukraini non abbiano assolutamente perso la guerra e che i russi siano molto lontani da vincerla; questo malgrado quanto ci tocca leggere o ascoltare fra cui teorie a dir poco folli, e questa volta anche da parte Ukraina.
Come ho già scritto, l’esito finale di questa guerra, se vittoria o pareggio, è legato pressocchè esclusivamente agli aiuti occidentali ed USA in primis. Quanto accade sul campo di battaglia è un elemento che non esito a definire “secondario” rispetto alla misura in cui può servire a muovere in una direzione o nell’altra i due grandi giocatori e le loro pedine. Quale che sia stato l’obiettivo della controffensiva più telefonata della storia, quale che sia stato quello dei russi di farsi macellare per le rovine di una città da 25.000 abitanti, di questi fatti avremo, forse, una spiegazione a guerra finita. Discuterci sopra e continuare a mettere su il “bar dello sport” non ha molto senso, e nessuna utilità se si vuole arrivare a cercare di capire o almeno farsi un’idea propria su quale potrebbe essere la situazione.
La caduta di Avdiivka a scenario costante era questione di tempo, anche se sicuramente poteva essere un lasso più lungo. Per quanto riguarda le analisi dettagliate del come e perchè sono andate così le cose, non mi stancherò mai di ripetere che l’unica, ripeto e sottolineo unica fonte che considero leggibile anche senza troppi riscontri è @Majakowsky su X e substack. Io e lui NON condividiamo lo scenario strategico, anzi, ma in merito a Geoloc e precisione nella valutazione della situazione del terreno e quindi sulle possibili evoluzioni tattiche, è assolutamente il migliore. Quindi, cortesemente, disintossicatevi da tutte quelle fonti che puntano su un sensazionalismo ed una visione troppo semplificata degli eventi, in positivo come in negativo.
Avdiivka non era più difendibile, non ha il valore strategico che si cerca di darle se non quello molto marginale di allontanare l’artiglieria leggera Ukraina da Donetsk, non apre nessuna porta alle grandi città nel centro del paese. Questa guerra nel secondo anno è una guerra “lenta”, che sia voluto o subito, lenta rimane.
Unendo puntini che sembrano non collegati fra loro, un mio antico vizio, noto che l’ordine della ritirata è stato dato da quel Syrsky appena nominato CiC che sarebbe dovuto essere il teorico della difesa ad ogni costo anche irragionevole, come è ritenuta la difesa di Bakmuth. Il più inflessibile teorico di questo tipo di modello di warfare ordina una ritirata. Nel momento in cui la Camera americana chiude fino al 28 febbraio senza aver messo ai voti gli aiuti agli Ukraini. Quegli USA dove il Senato ha cominciato a mettere in votazione il provvedimento col rimpasto al comando dell’esercito Ukraino. Quegli USA da cui dipende realmente l’esito della guerra. Ma tu guarda le coincidenze.

Cerco di essere chiaro per prevenire alcune domande: NO, non si è dato l’ordine “perche”, ma non è da escludere che in una situazione deteriorata più di quanto si sarebbe voluto si possa aver ritenuto di girare la frittata a proprio minimo vantaggio, risparmiando uomini e mezzi, e dando un segnale all’occidente. Anche grazie al fatto che i russi continuano pervicacemente a perpetuare una strategia che presenta tante variazioni sullo stessa tema: attaccare a testa bassa e chi se ne frega delle perdite. Anche qui, ricordo la mia posizione, non esiste NESSUN sistema a risorsa infinita, che sia un esercito o un’azienda.
Un piccolo approfondimento su questo punto. L’esercito russo ha iniziato la guerra con una stima di 1.200 MBT in Ukraina. Ad oggi ne sono stati persi in modo confermato ed inequivocabile oltre 2.700 su 3.400 attivi disponibili in tutta la Russia. Se consideriamo i 1.200 MBT da mantenere attivi in Ukr come quelli necessari a non degradare il modello di offensiva, quindi stabiliamo 1.200 come vincolo primario iniziale del sistema, quest’ultimo ha già sofferto due punti di degrado diretto importanti, uno per ogni volta che ha raggiunto un multiplo di 1.200 perdite, per le difficoltà logistiche e tecniche di dover ripristinare il vincolo iniziale. Il prossimo multiplo di 1.200 andrà oltre il numero di MBT attivo inizio guerra, e quindi romperà il vincolo iniziale legato alle condizioni iniziali. Tradotto significa la CERTEZZA di una diminuita efficienza di tutto il sistema MBT russo, di che entità da valutare ma dai primi segnali non poco.
Senza entrare nel dettaglio delle conseguenza sui vincoli sottostanti, come il conseguente continuo peggioramento della qualità dei mezzi riattati, anche questa un dato certo e verificato.

Quindi, chiudendo il lato ukraino, vedo il conflitto come “rallentato” sicuramente, ma dire che dipenda “solo” dalla scarsità di munizioni mi lascia perplesso; anche in virtù di altri segnali sembra esistere una componente politica da non sottovalutare.
Dal lato russo il parossismo attaccante è sempre più evidente, non hanno finito di farsi massacrare in un punto del fronte che cominciano da un altro. Anche qui, uniamo i puntini. La comunicazione russa pur nella sua solita discrasia fra quel che dice e quel che si fa si sta orientando su due punti in particolare, il sempreverde “conflitto atomico” che è meno probabile di quanto io possa vincere al superenalotto (non gioco) e le dichiarazioni “siamo pronti alla pacieh”.
Questo secondo punto merita attenzione. Parossismo sul fronte, comunicazione duale, aperture ad una pace sono solo in apparenza posizioni contraddittorie. Innanzitutto il discorso rivolto verso una soluzione politica ha un doppio obiettivo, demotivare gli alleati occidentali convinti che i generali occidentali siano tutti tali solo con i dadi del risiko e quindi non in grado di leggere una situazione per nulla decisa, e ridare forza ai movimenti pacifisti veri e falsi che sono il più grande alleato della Russia. La continuità dei messaggi ed il loro ridotto intervallo di tempo (la minaccia nucleare è diventata bisettimanale ad esempio) è in totale contrasto con le attività che avvengono sul fronte e sulla strategia russa che a me sembra sempre più col “fiato corto” in merito alla continuità di perdere risorse, vedi il punto sopra sull’esempio dei numeri, e quindi aumenti la pressione per negare il problema da un lato ed amplificare il messaggio della sua supposta capacità “infinita”.
Quindi, in questo momento, per i filorussi non c’è nulla di particolare di cui essere contenti, per i filoucraini non c’è nulla di irrimediabile, anzi.
Per ambedue consiglio tecniche di meditazione ZEN per calmarsi.
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Premesso che non sono un analista né un commentatore ma un semplice osservatore del “variegato mondo della difesa” concordo sul fatto che, dato il consumo spropositato di mezzi corazzati e/o meccanizzati, prima o poi l’esercito russo pagherà un pesante pegno in termini di operatività in teatro. Voglio unirmi al suo “unire i puntini” (chiedo venia per il gioco di parole) osservando che l’ex CiC Zalužnyj ha pagato il suo <> rivolto alla strategia e all’addestramento NATO (il famoso papello con il quale ha voluto spiegare la cause del mancato successo nella controffensiva nell’estate 2023) ma anche allo stesso Zelens’kyj (a certi livelli i panni sporchi si lavano in casa). A tal proposito le chiedo: ritiene che la sua (di Zalužnyj) destituzione sia avvenuta solo per motivi “politici” o se magari vi sia un altro motivo? Ad esempio la sua troppa autonomia o magari la troppa vicinanza (condizionamento??) ad una cordata non USA-centrica??
Pur non avendo i suoi dati, e mai volendo fare del wishful thinking, a me sembra una analisi corretta. Trovo analogie con la spinta poderosa ed apparentemente inarrestabile dell’esercito austro-asburgico sul Piave. Quando gli Arditi e i Bersaglieri superarono l’Isola dei Morti gli austriaci crollarono di colpo. Se non volessimo rimanere ai numeri degli MTB, in questo caso l’implosione potrebbe anche avere origine endogena: i morti sono tanti anche per gli standard russi.