PARTE PRIMA
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Ideologia del Mondo Russo
Ideologia di pace e bontà
Vladimir Kochin
Direttore Fondazione Russkiy Mir
1. Introduzione
Il 4 marzo 2012 cominciava il terzo mandato di Putin, confermato al trono con quasi il 64% dei voti, con una prospettiva di almeno altri 12 anni di regno (potenzialmente 24) ed idee in testa piuttosto chiare, prima fra tutte una “santa alleanza” con il Patriarcato di Mosca per rafforzare il proprio potere attraverso il consolidamento di quello di Kiryll.
In cosa consisteva questo scambio?
Nel fatto che alla Chiesa ortodossa venisse riconosciuta una specie di primazia sulle altre confessioni religiose (1) compresa la possibilità di porre consigli e veto su tutte le leggi in discussione alla Duma che contenessero temi di carattere etico, morale o sociale al fine di renderle conformi alla dottrina della chiesa in cambio dell’assoluta fedeltà al potere del neo-zar da parte del Patriarcato: che veniva quindi associato al potere con conseguenti benefici in termini finanziari e mediatici, quali il contributo statale alla costruzione di nuove chiese ed il supporto ad iniziative e programmi cultural-religiosi.
Veniva quindi rispolverata la cosiddetta Triade di Uvarov: ossia la formula che aveva inquadrato il mondo russo negli anni dello zarismo, consistente in ortodossia, autocrazia e nazione, con la sola non insignificante differenza di avere invertito i primi due fattori dando a Putin la preminenza politica su Kiryll: uno scambio comunque “equo” considerati i precedenti ateistici sovietici, con la chiesa che diventava quindi una sorta di ministero dell’ideologia religiosa, non più rifugio contro il potere come ai tempi dell’eresia comunista, bensì “potere dentro il potere” a salvaguardia reciproca.

Fin dal 1991, alla vigilia della disintegrazione sovietica, il Patriarcato di Mosca aveva infatti proclamato l’unicità della giurisdizione patriarcale a prescindere dalla configurazione dei nuovi confini e con il preciso intento di mantenere unito sotto il proprio controllo il territorio canonico indipendentemente da quello politico: compresa quindi la sovranità sulle comunità ortodosse rimaste esterne alla nuova repubblica russa, con particolare riferimento a quelle di Ucraina e Bielorussia, che il patriarcato considerava artificialmente dissecate.
Da qui la stretta convergenza con il regime, che da un certo momento in poi intravide nelle minoranze russe all’estero la leva geopolitica delle proprie ambizioni.
L’elaborazione giurisdizionale del Patriarcato del 1991, che prefigurava in ambito religioso una comunione spirituale dell’intera comunità dei credenti ortodossi sotto l’autorità del patriarca di Mosca, aveva infatti anticipato di alcuni anni quello che in ambito civile sarebbe divenuto dal 1996 un dibattito intellettuale sul significato di mondo russo, poi dal 2001 una precisa formulazione ideologica e quindi dal 2007 una dottrina politica istituzionalizzata e di fatto esistenziale per il regime putinista, del tutto analoga a ciò che il Lebensraum fu per il nazismo.

2. Mondo russo
Nel 2012 vi fu dunque la convergenza tra Chiesa e regime, il patto di ferro del nuovo Patriarca Kiryll (consacrato nel 2009) con Putin sulla base di concetti condivisi. Per dirla con le parole di Giovanni Codevilla (2), ne è derivata un “sinfonia in cui ortodossia e nazione diventano inscindibili e rafforzati dall’autocrazia”.
Dopo la sostanziale indifferenza dei primi anni successivi alla caduta dell’URSS la politica russa aveva infatti cominciato ad interessarsi ai russofoni rimasti fuori dai confini federali, vale a dire circa 25m di persone che da un certo punto in poi, cominciano ad essere visti dagli ideologhi del Cremlino come una importante leva geopolitica.
Erano i tempi della Dottrina Primakov (fine anni ’90), ma anche dei grandi dibattiti teorici e di riscoperta di filosofi e pensatori come Ivan Iljn, Nikolaj Berdjaev, Vladimir Solovev, lo stesso Dugin. Riappare Solzenichyn che invoca il ritorno alle antiche radici ed a cui Putin rende astutamente omaggio, tirandolo anche un po’ per la giacchetta.

Si formano correnti di pensiero e think-tank geopolitici e la politica inizia a intravedere le potenzialità di un “nuovo corso” capace di tenere assieme il passato prossimo sovietico, quello remoto zarista, l’ortodossia religiosa ed i nuovi scenari multipolari delineati da Primakov, con la Russia ad occupare uno dei poli a patto però che ritrovasse la propria grandezza perduta: cosa possibile solo attraverso la ricomposizione del mondo russo, il cui dibattito si sposta dai circoli intellettuali alla politica.
Putin fiuta l’aria e la converte in slogan: “il Mondo Russo si estende ben oltre i confini geografici ed anche oltre quelli etnici russi”.
È la consacrazione ideologica peraltro confusa, del concetto di Mondo Russo nel 2001, in occasione del Congresso Mondiale dei Compatrioti. È il momento che segna il passaggio dal nazionalismo civile post-1991 all’etnonazionalismo russista, cui ne seguiranno altri che formeranno la base teorica del nuovo suprematismo putinista, ovvero una sorta di etnonazionalismo allargato, basato strumentalmente sul criterio linguistico (ed in subordine culturale) prima ancora che sul sangue.
Il russo infatti, da secoli utilizzato come lingua franca tra le nazioni dell’impero, offre una platea di sudditi più vasta degli etnicamente russi ed è quindi potenzialmente estendibile a tutti i territori ex-sovietici, ma anche ex-zaristi. In sintesi Mondo Russo non equivale ad etnicità ma la supera di gran lunga.
Non solo lingua ma anche ortodossia religiosa: che diventa il secondo principale criterio per definire l’appartenenza al Russkiy Mir, come peraltro ribadito da Kiryll nel 2010:
“il nucleo del mondo russo sono Russia, Ucraina e Bielorussia. Le basi del mondo russo sono la lingua russa, la cultura russa e l’ortodossia. Kiev è la culla della civiltà russa”.
Ecco quindi la sintonia particolare tra Cremlino e Patriarcato, che ottiene l’auspicato riconoscimento di supremazia morale e religiosa su tutti i fedeli della diaspora e non solo, in quanto estesa anche a quegli ortodossi non-russi che vedono in Mosca il proprio riferimento spirituale: quindi in Serbia, Grecia, Bulgaria, Cipro, Moldavia ed ovunque vi siano comunità ortodosse culturalmente legate alla Russia anche remotamente.
Il tutto secondo lo schema dei cerchi di prossimità:
?Nucleo centrale ovvero Russia, Bielorussia ed Ucraina.
?Cerchio interno, ovvero i rimanenti stati post-sovietici.
?Cerchio esterno, ovvero paesi con minoranze russe, ovvero a maggioranza ortodossa, ovvero con legami particolari con la Russia, quali Finlandia, Italia e Moldavia.
“Essere russi è questione di scelta personale ed autoidentificazione spirituale” ripeterà infatti il neo-zar, che poi nel 2005 si rivolgerà all’assemblea federale stigmatizzando come “peggiore catastrofe del XX Secolo” la caduta dell’URSS e la perdita di “decine di milioni di cittadini e connazionali”: enunciati che consentono a Putin di rimanere nel vago circa i reali confini del Mondo Russo ed allo stesso tempo di ampliarne esponenzialmente la platea in un miscuglio di etnicità, lingua, religione e cultura a geometria variabile, che gli scienziati politici del Cremlino consacreranno definitivamente nel 2007 con la nascita della fondazione Russkiy Mir.
3. La Fondazione Russkiy Mir
Il 21 giugno 2007 su decreto di Putin ed iniziativa congiunta del ministero degli esteri e di quello dell’educazione, veniva istituita la Fondazione Russkiy Mir (FRM) allo scopo formale di “promuovere la lingua russa all’estero”, nonché di supportare la diaspora, collaborare con la Chiesa ortodossa, promuovere il russismo attraverso i media e migliorare la percezione della Russia nel mondo: in pratica uno strumento di soft-power e più precisamente di diplomazia culturale.

Si tratta quindi di una istituzione apparentemente paragonabile al Goethe Institut, al British Council ed alla Alliance Francaise ed è così che intende venderla il Cremlino.
In realtà come nel caso del Rossotrudnichestvo di cui abbiamo già parlato, la FRM non è una istituzione apolitica bensì politica, non aderisce a principi di universalismo ed interscambio di valori condividi ma di etnonazionalismo revanscista e suprematista e non adopera il linguaggio comune della cultura ma quello del tornaconto geopolitico, con la stessa cultura chiamata a fungere da innesco irredentista.
Emblematico il parossismo ideologico che tracima da un discorso pronunciato il 5/4/22 da Vyacheslav Nikonov, presidente della FRM:
“È tempo di chiamare le cose col loro nome. Lo scontro tra due mondi per il futuro del pianeta è iniziato. Per la Russia è questione ne di sopravvivenza, è la sua lotta per la vita e per la morte.Abbiamo accettato la sfida con gli Stati Uniti ed i loro alleati che si considerano razzialmente superiori e per questo vogliono imporre il loro volere a tutta l’umanità.
C’è una battaglia tra le forze della Libertà e quelle della dittatura [Sic!]
C’è una collisione tra il mondo della Luce e quello delle Tenebre […] tra il mondo della Verità in cui la lotta è contro il fascismo e quello della Menzogna, dove il fascismo è tollerato o apertamente supportato…”
Questi i toni ed il linguaggio usati da Nikonov, che più che a quelli del presidente d’una fondazione culturale che vorrebbe paragonarsi al Goethe, assomigliano all’invettiva di un esaltato arruffapopoli da piazza.

Non è un caso quindi che il Parlamento Europeo abbia di fatto disconosciuto la FRM dal suo ruolo di ente culturale con due successive risoluzioni: la prima del 22/11/16 che definiva la fondazione come “uno strumento di propaganda flessibile del Cremlino” e l’altra del 21/7/22 con cui la UE la sottopose a sanzioni definendola come “un importante strumento di influenza da parte del Cremlino [atta a promuovere] un’agenda incentrata sulla Russia negli stati post-URSS, rifiutando la legittimità dell’Ucraina come nazione sovrana e sostenendo la sua unificazione con la Russia”.

Strutturalmente il management della FRM, basata a Mosca con sedi regionali anche a San Pietroburgo e Vladivostok, si compone di:
? collegio dei garanti, presenti i ministri degli esteri (Lavrov) e dell’educazione (Kravtsov), il vice-capo dell’amministrazione presidenziale Dmitry Kozak, Natalia Narochnitskaya presidente Fondazione Prospettiva Storica ed altri;
?consiglio dei revisori, presenti tra gli altri i rettori delle principali università russe, il Metropolita Hilarion Alfeyev, Margarita Simonyan, il presidente del Rossotrudnichestvo (ROtC) Evgenij Primakov ed il consigliere di Putin per i “contatti culturali con l’estero” Igor Maslov. Presidente dei revisori Vladimir Tolstoj, pronipote dello scrittore e consigliere di Putin per la cultura.
?consiglio d’amministrazione presieduto dal deputato Duma Vyacheslav Nikonov; direttore generale Vladimir Kochin.

Alcune note personali.
?? Kozak è un sanzionato UE dal 2014. È indagato in Spagna con l’accusa di legami con la cosiddetta “mafia di Tambov” ed in particolare con il boss e vecchio amico di Putin Gennady Petrov, arrestato a Marbella nel 2008 con l’accusa di complicità in banda armata, riciclaggio, traffico di droga e omicidi su commissione. Nel 2019 Kozak fu tra i soggetti coinvolti nell’intrigo moldavo.??
?? Maslov, colonnello SVR sanzionato UE, nel suo ruolo di direttore dell’ufficio Vicino Estero dell’amministrazione presidenziale di Putin, venne coinvolto nel 2019-20 in un complesso piano di infiltrazione e destabilizzazione che avrebbe dovuto trascinare la Moldavia in orbita russa entro il 2030. Secondo quanto riferito dall’intelligence moldava, il piano era titolato “obiettivi strategici della Federazione Russa nella Repubblica di Moldova” ed era stato elaborato nel 2021 da un team guidato dallo stesso Maslov.
?? Nikonov non è altri che il nipote di Vyacheslav Molotov, ministro degli esteri di Stalin e co-firmatario con Ribbentrop del patto nazi-sovietico; deputato Duma e membro di Russia Unita è stato sanzionato in US ed in altri paesi. È socio d’affari di Denis Pushillin, il Gauleiter di Donetsk.
?? Narochnitskaya, ex diplomatica sovietica, presidente dello IDC (3) di Parigi e consulente del think-tank Club Valdai. Su di lei e sui suoi legami con l’Italia e con Dugin ritorneremo nella seconda parte.
?? Kochin, risulta coinvolto nell’organizzazione del cosiddetto MIR, Movimento Internazionale Russofili, sponsorizzato dal Cremlino con l’appoggio di Konstantin Malofeev. Nel 2023 una sede del MIR è stata aperta a Milano, diretta da Eliseo Bertolasi di cui abbiamo parlato qui.
Da sottolineare infine la presenza per alcuni anni, nel management della FRM, con il ruolo di responsabile Europa Occidentale, di Alexey Gromyko, nipote di quell’Andrey Gromyko che per 30 anni fino al 1985, fu ministro degli esteri dell’URSS. In tempi recenti Gromyko sarebbe stato marginalizzato da Putin ed allontanato dal centro del potere per affermazioni non gradite.
La presenza di Primakov nel board FRM non è casuale, bensì legata alla stretta connessione con il Rossotrudnichestvo che opera sullo stesso terreno e con i medesimi obiettivi della fondazione, salvo una maggiore enfasi riservata allan diffusione dei messaggi politici rispetto a quelli culturali.
Ovviamente intensa è la collaborazione con i media di regime, quali Agenzia TASS, network VGTRK, reti Zvezda, Cultura e Bolshaya Aziya e moltI altri. Da sottolineare anche la presenza nel board FRM di Margarita Simonyan, caporedattrice del gruppo Rossiya Segodnya.
Oltre ad appoggiarsi a quelle esterne, la fondazione dispone di proprie risorse mediatiche, vale a dire un portale web, un canale televisivo ed una rivista cartacea, oltre ad account sui cinque principali social, con una visibilità tuttavia limitata a poche decine di migliaia di followers in tutto.
In termini finanziari la FRM dipende di fatto interamente dal bilancio federale con una quota media del 95% del fabbisogno e con il resto coperto da donazioni private e ricavi commerciali: il tutto su una media (2015/21) di 500m RUB/anno di entrate, equivalenti a pochi milioni di €, largamente insufficienti agli obiettivi d’istituto (4). Va detto comunque che non vi è alcuna trasparenza nella redazione del bilancio ed è quindi plausibile che vi siano entrate non rilevabili pubblicamente, originate da provviste immesse su società off-shore e quindi riversate laddove necessario. A titolo comparativo, la quota 2016 nel bilancio federale delle spese destinate a progetti di influenza sulle opinioni pubbliche estere è stato di 130m USD, una parte dei quali veicolati probabilmente extra-bilancio attraverso FRM e ROtC.
Non si spiega infatti come sarebbe possibile per la FRM, con un budget di 5m €/anno sostenere una rete di ben 104 sedi in 52 paesi integrata da 128 uffici di rappresentanza in altri 57, né mantenere relazioni attive con oltre 3.000 associazioni sparse per il mondo.
Tale rete, in parte autogestita e generalmente agganciata mediante accordi di partenariato alle università locali ed alle innumerevoli associazioni russe e russofile, rappresenta il vero patrimonio della FRM, che attraverso di essa esercita e diffonde la propria influenza pseudoculturale.
Complessivamente, nel 2018 FRM gestiva 40 sedi di cultura russa nei paesi UE di cui ben 27 appaiati ad università locali. Obiettivi particolari erano considerati la Bulgaria, per via di antichi legami storici, poi la Moldova come sopra accennato e quindi alcuni paesi dell’Europa occidentali, quali Spagna, Francia, UK ed ovviamente Italia, con tre sedi aperte alle università di Milano, Pisa e Napoli su cui ritorneremo nella seconda parte.
4. Conclusioni
Tre sono le fasi di passaggio e trasformazione del concetto di Mondo Russo, secondo lo storico e politologo Maxim Lebdsky (5):
?La prima, dalla caduta dell’URSS ai primissimi anni 2000 durante la quale il dibattito intellettuale è rivolto alla (ri)costruzione di un “modello Russia” capace di attrarre consensi attorno alla nuova Federazione Russa attraverso la modernizzazione tecnologica e culturale, consolidando il paese dall’interno e quindi proielttandone all’esterno il modello vincente e positivo, tale da riportarlo nella ristretta cerchia dei paesi-leader mondiali. È la fase del nazionalismo civile, in cui il concetto di “mondo russo” è inteso come proiezione pura di soft-power, che risente ancora della perestrojka gorbacheviana. In questa fase le comunità russe all’estero avrebbero dovuto assumere il ruolo di testimonial del modello vincente. C’è l’idea di competizione collaborativa con l’Occidente. La fase però rimane teorica e quindi politicamente irrealizzata.
?La seconda fase comincia circa nel 2001 e termina nel 2014. È il momento in cui inizia l'”era Putin” ed avviene una graduale ma sempre più decisa politicizzazione del concetto di Mondo Russo, sulla base degli obiettivi di un governo che si stava trasformando in regime. Questa fase segna il passaggio dal nazionalismo civile all’etnonazionalismo revanscista e suprematista. Nel 2007 viene costituita la Fondazione Russkiy Mir e l’ideologia diventa dottrina di stato, pervicacemente perseguita con molti altri strumenti. Il soft-power si fa aggressivo e diventa uno dei tools della guerra ibrida. La competizione con l’Occidente da collaborativa diviene utilitaristica e le comunità russe all’estero diventano strumenti di propaganda per una rinnovata proiezione di potenza.
?la terza fase inizia con l’annessione della Crimea e termina il 24/2/22. Il concetto di Russkiy Mir subisce una ulteriore involuzione e da strumento di etnonazionalismo revanscista diventa arma di etnonazionalismo irredentista. Le comunità russe e filorusse all’estero vengono arruolate come strumenti di propaganda e destabilizzazione attiva; in Crimea e Donbas la destabilizzazione si trasforma in insurrezione armata. Cade la maschera della collaborazione con l’Occidente che seppure a momenti alterni si tramuta progressivamente in ostilità malcelata fino all’implosione definitiva.
Nel corso degli ultimi due decenni la Russia ha sfruttato ogni opportunità per dividere e destabilizzare l’Occidente agendo attraverso una molteplicità di risorse e soluzioni, con particolare attenzione a quelle riconducibili alla guerra ibrida. La militarizzazione della cultura è uno dei risultati di questa politica aggressiva e la Fondazione Russkiy Mir uno degli strumenti per realizzarla: la lingua e più in generale l’intero patrimonio culturale russo sono stati trasformati in armi improprie di una sfida aggressiva all’Occidente che via via sta assumendo la forma di un conflitto esistenziale per tutti i contendenti.
Note
(1) In realtà con una legge del 1997 e successive modifiche oltre alla primazia ortodossa veniva sancita anche una vera e propria discriminazione tra religioni considerate “classiche” in Russia (ortodossia, ebraismo, islam e buddismo) e tutte le altre, cattolicesimo e protestantesimo in primis.
(2) Si veda Giovanni Codevilla, “La nuova Russia, 1999-2013”.
(3) Istituto di Democrazia e Cooperazione, ente ultraconservatore fondato nel 2008 da Anaroly Kucherena, avvocato del giro di Putin e membro del collegio difensivo di Edward Snowden.
(4) Secondo Vladimir Kochin il budget della FRM nel 2015 era stato di 427m RUB.
(5) Si veda Maxim Lebdsky, “Storia del Mondo Russo, dal soft-power all’irredentismo”.
Tutte le foto sono tratte da Wikipedia Creative Commons
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1 pensato su “Fondazione Russkiy Mir: arma ideologica nella guerra ibrida di Putin”