
di Aleksandar Djokic*

*Dottore di ricerca in scienze politiche presso RUDN Mosca. Ex professore associato presso RUDN Mosca. Analista politico. Editorialista presso Euronews e Novaya Gazeta.
traduzione a cura di Angelica Albi
Stanno arrivando i report sulle irregolarità delle elezioni georgiane.
Il partito al potere georgiano stava subendo un calo di consensi negli ultimi anni, tendenza che con una grande mobilitazione dell’opposizione all’autocrazia strisciante non avrebbe potuto essere invertita, certamente non in misura pari al risultato elettorale annunciato.
Lo schema di frode utilizzato per rubare le elezioni sembra essere la manipolazione del voto in comunità più piccole, spesso appartenenti a minoranze etniche, e non nelle aree urbane più grandi, che erano meglio monitorate dall’opposizione. I centri urbani sono sempre meglio monitorati, da parte degli attivisti dell’opposizione e delle ONG. Le zone rurali del paese sono più difficili da monitorare. La frode è più facile da ottenere nelle province.
Inoltre, gli abitanti delle province sono spesso più poveri di quelli dei centri urbani, questo è particolarmente vero per i paesi dell’ex secondo mondo, che hanno perso gran parte della loro base industriale. I provinciali sono economicamente suscettibili al controllo perché dipendono maggiormente dagli aiuti statali e dal pubblico impiego.
È chiaro che il partito al governo georgiano ha mobilitato tutte le sue risorse amministrative ed economiche per ottenere la maggioranza dei voti e che oltre a questa mobilitazione si sono verificate anche delle frodi.
A questo punto il regime intenderà difendere il proprio potere dalle forze di opposizione, che hanno prontamente dichiarato che le elezioni sono state rubate. Il terreno è pronto per le proteste.
Le proteste saranno sicuramente massicce, ma possono assumere molte forme diverse, tra cui la disobbedienza civile prolungata.
Molto dipenderà dalla reazione del regime georgiano. Lasceranno che le proteste si trascinino o cercheranno di reprimere il movimento con la forza nei primi giorni?
Probabilmente utilizzeranno un approccio misto, tollerando la protesta di massa durante il giorno e allontanando con la forza gli attivisti che occuperanno le piazze davanti ai principali edifici governativi.
Vorrei aggiungere che in una società piccola e coesa, come quelle del Caucaso, il ricorso alla violenza da parte del regime avrà molte conseguenze sociali per la Georgia.
Questa non è una società di individui atomizzati come quella russa. Le persone si prendono cura le une delle altre, sono connesse. Ciò significa che qualsiasi violenza significativa provocherà intense emozioni collettive da parte dell’opposizione e anche da parte di alcuni sostenitori del regime.
Per quanto riguarda l’Europa e gli Stati Uniti, al massimo condanneranno la frode elettorale in termini burocratici e, se vi sarà uso della violenza da parte del regime, probabilmente reagiranno solo con sanzioni individuali contro importanti figure del regime. Tutto sommato, la risposta occidentale sarà limitata.
La risposta russa dipenderà, invece, da quanto sarà intensa volontà del regime di resistere ai propri cittadini. Questa Russia è pronta a utilizzare qualsiasi tipo di forza richiesta dal regime georgiano. Non mi sorprenderei se sentissimo almeno notizie di OMON russi vestiti da poliziotti antisommossa georgiani.
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