Parte Terza
Claudio Mutti e l’islamofascismo
.
Introduzione
In apertura della Seconda Parte, abbiamo accennato alla Jeune Europe, movimento terzaforzista ed antimperialista fondato nel 1963 dal giornalista belga Jean Thiriart, ex-volontario, durante la WW2, nella Sturmbrigade Wallonien delle Waffen-SS, l’unità formata da volontari belgi-valloni comandata da Leòn Degrelle: figura piuttosto nota e carismatica, assai mitizzata negli ambienti neofascisti tra gli anni 60-80.
Ne riparliamo qui perché è da Jeune Europe che nasce tutto, compresa la mistica della Europa Nazione, che quegli stessi ambienti, a torto o a ragione, fanno risalire proprio alla brutale e tragica epopea delle Waffen-SS, considerate l’archetipo di un impero europeo indipendente dai due blocchi.
È il sogno ed il progetto di Thiriart, un nazionalismo europeo continentale, “una grande Europa libera ed indipendente da Brest a Bucarest”. (1)
Jeune Europe si dota di un proprio organo di stampa omonimo attraverso il quale diffonde le proprie tesi, molte delle quali eretiche agli occhi della destra tradizionale, conservatrice, borghese e “reazionaria”: appoggio agli irlandesi dell’IRA, ai palestinesi contro Israele ed agli arabi in generale; antiamericanismo radicale, anticapitalismo, simpatie verso Nasser, Peron, Guevara, i Vietcong: tesi che si sovrappongono alle posizioni terzomondiste dell’extraparlamentarismo di sinistra e creano suggestioni sincretiste, ma che molti tra i compagni, considerano mimetismo e infiltrazione.

In Italia Jeune Europe si esprime in un gruppo denominato inizialmente Giovane Nazione e quindi Giovane Europa, cui aderiranno tra gli altri Mario Borghezio, Franco Cardini, Ugo Gaudenzi, Claudio Orsi e Claudio Mutti e che per un certo periodo attrasse, a quanto pare, l’attenzione di un giovane Renato Curcio, pre-BR.
Vengono quindi costituite sezioni a Milano (Nuova Nazione), Roma (Ordine Nuovo) e Torino (Quaderni Neri).
Durante questa fase, tra il 1966 ed il 69, Claudio Mutti è caporedattore de La Nazione Europea, organo del gruppo.
Intervistato sulla sua esperienza in Giovane Europa, Cardini fuoriuscito dal MSI, parlerà di “antioccidentalismo di destra”: insomma una specie di terza via, come quella condensata in uno slogan che l’autore di queste righe, molti anni fa da ragazzino, lesse senza capirlo vedendolo scritto a vernice nera su un muro di via Francesco Pozzo a Genova, sovrapposto a quella che tempo dopo scoperse essere una celtica: “no USA, no URSS, W l’Europa”.
1. Lotta di Popolo: compagni di camerata
Verso la fine del 1969 Giovane Europa con Mutti e gli altri è un gruppo in disarmo, per effetto del collasso della casa-madre Jeune Europe, da poco avvenuto.
È in questa fase che si incrociano le strade con Organizzazione Lotta di Popolo, movimento fondato l’1 maggio 1969 da alcuni attivisti della sinistra giovanile missina delusi dal partito, come Enzo Maria Dantini e Ugo Cascella, come l’ex di Avanguardia Nazionale Serafino Di Luia, oppure come Ugo Gaudenzi, proveniente dall’area repubblicana, i quali danno vita ad un movimento (volutamente acronimizzato in OLP), che assume immediatamente connotati terzomondisti (pro-Cina e pro-Arafat, pro-Black Panthers e pro-Vietcong), anticolonialisti, ed antimperialisti, antiborghesi ed anticapitalisti, ricevendo in tal modo apporti sia da sinistra che da destra: tra questi ultimi Gioventù Europea, che alla fine del 69 confluisce in OLP, nonché il FUAN-Caravella de La Sapienza, cha aderirà nel 1970.
Si avvicina al movimento anche l’editore-libraio ex MSI Franco Freda, che il 16/8/69 ad un convegno a Ratisbona pronuncia una fiammeggiante invettiva contro lo stato borghese, concluso da uno spiazzante appello alla riunificazione su un fronte unico di lotta di tutte le forze antiborghesi di estrema destra ed estrema sinistra: appello che distrugge ciò che era stato il mito Europa Nazione e che Freda ora giudica come:
“una vecchia baldracca che ha puttaneggiato in tutti i bordelli contraendo tutte le infezioni ideologiche – illuminismo, giacobinismo, massoneria, giudaismo, sionismo, liberalismo, marxismo…”[…]
Per Freda, l’intero sistema deve essere abbattuto per fare nascere dalle sue ceneri uno “stato popolare”: visionario sincretismo di modello economico ascetico di tipo maoista, compresa l’abolizione della proprietà privata, applicato entro un sistema politico-culturale nazistoide, secondo uno schema che sarebbe piaciuto agli Strasser ed ai Röhm del 1934 e che probabilmente non dispiacerebbe neanche ai Dugin di oggi.
Secondo Freda:
“il male rappresentato dalla società borghese è inguaribile [pertanto] occorre accelerare l’emorragia e sotterrare il cadavere”,
relativamente alla dimensione sia della borghesia, sia del proletariato, ambedue facce diverse dello stesso sistema. Da qui la necessità, per Freda, di superare la dicotomia destra-sinistra per dare vita ad un sistema radicalmente nuovo e genuinamente rivoluzionario.
Pare insomma di ascoltare le elucubrazioni della Quarta Teoria Politica di Dugin.
Il movimento, estremamente marginale e contestato sia a destra sia a sinistra (2), dispone del settimanale omonimo Lotta di Popolo, diretto da Ugo Gaudenzi, il quale alla fine dei ’90 ripeterà l’esperienza con il quotidiano Rinascita Nazionale, per molti versi erede del rossobrunismo di OLP.

Lotta di Popolo, come movimento, chiuderà i battenti nel 1973 soffocato dal proprio avanguardismo ideologico, che lascia nella diaspora i propri militanti, parte dei quali confluiscono nei comitati di solidarietà a Franco Freda, nel frattempo arrestato per la strage di Piazza Fontana, mentre altri si disperdono nei mille rivoli dell’extra parlamentarismo: tra questi Walter Spedicato, che nel 1976 con Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi darà vita a Terza Posizione, ovvero una ulteriore elaborazione di quel terzismo extra-blocchi che voleva essere Lotta di Popolo.
L’esperienza di OLP lascia delle tracce.
Il discorso pronunciato da Freda a Ratisbona si era infatti evoluto in un libello pubblicato nel 1969 dal titolo La disintegrazione del sistema, che aveva avuto una certa diffusione nell’area della destra extraparlamentare ed avviato una rilettura dei paradigmi portati avanti dalla destra borghese e nazionalconservatrice rappresentata dal MSI.
Come racconterà poi Paolo Signorelli (3) ordinovista e leader del FUAN-Caravella, le tesi social-rivoluzionarie di Freda avranno echi e richiami nel Libro Verde di Gheddafi, pubblicato nel 1975 ed assertore di una Terza Via panarabista e social-nazionale.
Ed è a questo punto che si definisce il percorso politico di Claudio Mutti.

2. Claudio Mutti, l’islamofascista
Avevamo lasciato Mutti nel 1969 mentre con il resto del gruppo di Giovane Europa passava a Lotta di Popolo.
Lo ritroviamo nel 1973 amico di Franco Freda e coinvolto nelle sue vicissitudini.
Il ragazzo, da ex-giovane caporedattore de La Nazione Europea, aveva fatto strada, laureandosi in filologia ugro-finnica a Bologna nel 1970 e quindi collaborando come ricercatore presso la stessa UniBo.
Nel 1969 Mutti era divenuto responsabile editoriale delle Edizioni di Ar di Freda, sviluppando un catalogo di decine di autori della destra radicale e quindi garantendo alle Ar la continuità gestionale anche dopo la messa di Freda agli arresti (13/4/71). In tale veste Mutti pubblica il famigerato falso storico I Protocolli dei Savi di Sion nonché, nel 1975, una raccolta tradotta dei discorsi del rais libico, titolata Gheddafi, templare di Allah.

Nel frattempo assieme a Claudio Orsi, nipote del gerarca Italo Balbo governatore della Libia (1934-1940), fonda l’Associazione Italia-Libia (AIL) di Ferrara, di cui Mutti diventa presidente (dal 1973) e quindi l’Associazione Europa-Islam (AEI) di Venezia (dal 1979): la prima ritenuta collegata e finanziata da Gheddafi, la seconda dall’Iran di Khomeini.
Relativamente a Orsi, come già detto proveniva da Giovane Europa ed era quindi passato attraverso Lotta di Popolo; dopodiché si era convertito al maoismo, fondando un centro studi dedicato al pensiero di Mao nonché una associazione Italia-Cina, considerata eretica dai filocinesi di sinistra. (4)
Interpolate tra le due associazioni (AIL-AEI) arriveranno poi, nel 1978, le Edizioni All’Insegna del Veltro, casa editrice di proprietà dello stesso Mutti, tuttora attiva e con almeno un centinaio di titoli d’area in catalogo.
Interessanti le note sulla AIL riportate dall’ex-giudice Carlo Palermo in uno dei suoi saggi. (5)
Secondo il giudice, AIL era nata allo scopo dichiarato di sviluppare i rapporti culturali e di amicizia tra il popolo italiano e quello libico.
Dopodiché, come scrive Palermo, l’ipotesi è che la AIL sia stata in realtà il terminale dei servizi di Gheddafi, a loro svolta strettamente collegati ai resti della vecchia e fascistissima rete spionistica OVRA di Italo Balbo, con cui plausibilmente Orsi aveva qualche contatto residuale.
Attorno alla AIL, che verrà poi messa fuorilegge in quanto troppo caratterizzata come organizzazione terroristica di destra, ruotano oltre a Mutti e Orsi, soggetti come Freda, Ventura ed il bizzarro conte veneto Pietro Loredan, tutti indagati per Piazza Fontana.
Sempre secondo Palermo, l’interazione di Gheddafi con la AIA sarebbe stata piuttosto intensa in termini di aiuti, indicazioni e suggerimenti, così come Mutti, per parte sua, avrebbe collaborato con articoli celebrativi della rivoluzione libica pubblicati sulla rivista della PS Ordine Pubblico (6), diretta dal principe siciliano Giovanni Alliata di Montereale, iscritto alla P2 e frequentatore della Loggia di Trapani, oltre che protagonista e conoscitore di mille segreti scomodi tra mafia, logge segrete, neofascismo e servizi segreti deviati o meno. (7)
Le assidue frequentazioni con personaggi dichiaratamente eversivi provocano però a Mutti i suoi guai con la Giustizia. È del 1974 il primo dei tre arresti causati dalle sue aderenze.
Ma vediamo cosa dice di lui il quotidiano Lotta Continua del 9/6/79: (8)
“Collegato con la cellula veneta di Freda e Ventura fin dal ’69, ritenuto un ideologo di Ordine Nuovo, nella primavera del ’74 viene arrestato perché sospettato di essere uno degli organizzatori di Ordine Nero in Emilia e in particolare degli attentati che precedettero il voto nel referendum sul divorzio, rivendicati da Ordine Nuovo a Molano (Perugia), Bologna e Ancona. Mentre si trovava in carcere per queste accuse venne rinviato a giudizio per complicità nella strage di Piazza Fontana: i suoi contatti con gli imputati fascisti erano attestati dalla corrispondenza che intratteneva con l’agente del Sid Guido Giannettini, allora latitante a Parigi e con Freda e Ventura già in carcere. Proveniente dalle file del MSI, nel ’64 fonda «Giovane Europa» e nel ’70 «Lotta di popolo», gruppo in cui l’antisemitismo «storico» si coniuga con una fraseologia d’effetto flloaraba e filopalestinese, e datano da allora i rapporti con la Libia di Gheddafi sulla falsariga di quanto avveniva da parte di una componente del Sid e dei servizi segreta nazionali. Mutti verrà prosciolto in istruttoria per quanto riguarda gli attentati di Ordine Nero; assolto insieme ad altri 132 ordinovisti nel processone per la ricostituzione di Ordine Nuovo svoltosi l’anno scorso a Roma; per le accuse che lo vedevano imputato a Catanzaro usufruirà dell’amnistia.”


Claudio Mutti, dunque, coinvolto in molte vicende da cui è sempre uscito indenne in termini giudiziari, compresa l’accusa d’essere tra gli organizzatori di Ordine Nero, gruppuscolo neofascista ritenuto coinvolto nella strage dell’Italicus ed autore di numerosi attentati dinamitardi in giro per l’Italia, ma sostanzialmente circoscritto a pochi individui del milanesato tra cui Fabrizio Zani che, particolare interessante, darà vita (1978) al periodico carcerario clandestino Quex, palestra editoriale d’esordio di Maurizio Murelli. (9)
Dalla fascinazione per la Libia a quella per l’Iran rivoluzionario di Khomeini. È l’evoluzione successiva nel percorso ideologico e personale di Claudio Mutti, che dopo avere vagabondato lungo i sentieri dell’esoterismo tradizionalista di René Guénon e Julius Evola, approderà all’islamismo sciita nel 1985 con il nome di Omar Amin, scelto in omaggio di Johann von Leers, ideologo nazista radicalmente antisemita e collaboratore di Goebbels, riparato in Egitto e convertito all’Islam con il nome, appunto, di Omar Amin.

Entusiasta di Khomeini, fin dal 1979 Mutti aveva fondato a Venezia l’Associazione Europa Islam (AEI) che abbinerà poi, verso metà anni ’80, alla collaborazione con la rivista al Jihad, apertamente sostenuta dall’ambasciata iraniana a Roma e pubblicata dalle edizioni torinesi Arktos il cui editore, Giovanni Oggero di Carmagnola, deceduto nel 2010, era allo stesso tempo ex-ordinovista e massone nonché membro della AEI in quanto convertito anche lui allo sciismo.
Per Mutti è la svolta, ricercata da tempo.
Secondo la rivista Gnosis (4/2005), organo del SISDE, Mutti avrebbe avuto un ruolo-leader anche
“nell’ambito dell’organizzazione Murabitun, il Movimento Mondiale dei Musulmani Occidentali, la cui emanazione italiana ha sede a Genova ed è diretta da un ex aderente di Ordine Nuovo, Pietro Benvenuto”.
Nel novembre 1991 verrà quindi presentata a Genova la sezione italiana dei Murabitun, presenti il bombarolo Benvenuto, già del gruppo La Fenice di ON nel ruolo di shayk e Mutti come ideologo e portavoce. (10)
Il gruppo, strutturato come una sorta di partito religioso a base Sufi, parla il linguaggio della destra radicale, con i soliti temi antimondialisti, antioccidentali ed anticapitalistici, ovviamente intrisi di connotati antiebraici. Sono gli stessi argomenti che Mutti stava sviluppando da tempo su al Jihad oltre che in una apposita rubrica messagli a disposizione da Murelli su Orion.
3. Verso Eurasia
Verso la fine degli ’80 si salda dunque attorno ad Orion il sodalizio di Murelli con Mutti, che dalle colonne del mensile diffonde il verbo rivoluzionario ed antisionista di Khomeini coniugandolo con l’antiamericanismo & l’antimondialismo radicale di Murelli e Colla.
Per Mutti religione e politica compongono uno sforzo unico dell’individuo aderente ai precetti del Grande Jihad personale predicato nel Corano, con lo stesso Islam che rappresenta per lui una forma di resistenza e reazione al modernismo globalista ed anti-secolarista, del decadente e corrotto Occidente ed in particolare degli Stati Uniti, considerati il peggiore modello possibile.
Sotto questo punto di vista, Mutti condivide il disprezzo per la democrazia ed i principi illuministici ed avversa le politiche di genere nel nome di una società patriarcale dominata dai prìncipi religiosi, da edificare attraverso una costante opera di indottrinamento culturale e spirituale.
Sono concetti che ritroviamo anche nel pensiero eurasista di Dugin, salvo la prevalenza che quest’ultimo attribuisce al ruolo dell’ortodossia cristiana rispetto alle altre tre religioni “tradizionali” dell’impero russo (Islam, Ebraismo e Buddismo), che comunque non esclude.
Non a caso, a partire dai primi anni 2000 Mutti aderirà alla teoria eurasiatista, integrandola nel proprio modello di resistenza islamista contro l’Occidente, ulteriormente rafforzato dalla comune venerazione, di Mutti e Dugin, verso Evola e Guénon.
Verso fine 2004, poco prima di terminare la collaborazione regolare con Orion, Mutti lancia la propria rivista trimestrale titolata Eurasia, tutt’ora pubblicata dalle Edizioni all’Insegna del Veltro ed originariamente nata come emanazione di un cosiddetto Coordinamento Progetto Eurasia (CPE). Di cosa si tratta?

Della rappresentanza italiana del Movimento Internazionale Eurasista (Meždunarodnoe Evrazijskoe Dviženie, MED), fondato a Mosca da Dugin il 20/11/03: ovvero un progetto transnazionale volto a creare le condizioni per l’implementazione pratica della componente geopolitica di quella che nel 2009 sarebbe divenuta la Quarta Teoria Politica. A sua volta il CPE è stata la rete di coordinamento, relativamente all’Italia, di quelle associazioni, persone e risorse coinvolte nel progetto MED: tra queste, Mutti con la sua casa editrice e relativa cerchia, da cui scaturirà la rivista cartacea Eurasia.
In altre parole il sito CPE, ora non più esistente e sopravvissuto solo come archivio web ha svolto per circa 10 anni (2004-13) il ruolo di incubatrice e portale connettivo per riviste, associazioni ed iniziative collegate al progetto MED, creando humus ideologico e producendo strumenti per diffonderlo: di tali risorse Eurasia è stata la prima a vedere la luce alla fine del 2004, seguita dall’ISAG nel 2010, da Stato&Potenza nel 2011 e dal CeSEM nel 2012 (si veda più avanti).
Posta al centro del sistema Eurasia finirà quindi per svolgere il ruolo di nave scuola per un manipolo di discepoli di Mutti, poi migrati altrove a diffondere il verbo del loro profeta.
4. Cluster & metastasi
Dunque, alla fine del 2004 arriva Eurasia. La dirige Tiberio Graziani ed annovera, fin dal suo primo numero un contributo di Dugin titolato L’idea eurasiatista, dove il filosofo delinea la sua visione dell’Eurasia come alternativa multipolare alla talassocrazia atlantista. Seguono a stretto giro scritti di Terracciano, Zjuganov, Volodin, Gumiljev, intersecati da pezzi fissi di Graziani e Mutti (aka Claudio Veltri). Compagnia di giro.
L’intento della rivista è darsi però una veste accademica, contenutistica ma anche grafica ed in parte vi riesce ospitando le penne di Danilo Zolo, Costanzo Preve, Franco Cardini ed altri: in Russia la chiamano maskirovka. Ed infatti taglio e target rimangono antisistema, venati di cospirazionismo ed antiscientismo: non per nulla, i suoi articoli vengono e ripresi e citati da siti e media dichiaratamente complottistici, neofascisti, propalatori di fake, antimondialisti e propagandistici, come Byoblu, Il Primato Nazionale, Imola Oggi, L’Intellettuale dissidente, Informare X Resistere, Sputnik news ecc.
D’altra parte per molti anni Eurasia è stata vicediretta da Stefano Vernole, ovvero un soggetto che si racconta da solo.
Ex segretario del Fronte della Gioventù di Modena dal 1992 al 1995, già rautiano fino al 1999, da sempre antimondialista e antiamericano. Poi passato alla Lega, della quale è una specie di uomo-ombra nel modenese.
Michele Santoro, nel blog michelesantoro.it nel 2019 lo ha definito:
“il leghista che ama la Banda della Magliana”, nonché “esperto di dossieraggio del Carroccio a Modena”.
In pratica un soggetto che raccoglie informazioni e le mette a disposizione del committente. Ed in effetti, intercettato in una comunicazione telefonica, Vernole così si esprime:
“Io sono come quello della Banda della Magliana, quello che riciclava tutto quello che rubavano, dammi tutto, pure il fumo, riciclo pure il fumo…”

Non solo. Secondo Giuseppe Leonelli, direttore del quotidiano online La Pressa, nei suoi anni del Fronte Vernole era solito volantinare in kefiah contro gli USA ed il capitalismo.
Con queste credenziali, che evidentemente piacciono a Mutti, Vernole diviene fin dall’inizio collaboratore (1/2005) ed in seguito vicedirettore di Eurasia: incarico che mantiene fino alla sua nomina a vicedirettore del CeSEM – Centro Studi Eurasia-Mediterraneo, think-tank fondato nel 2012 da un gruppo di autori, alcuni dei quali provenienti dalla stessa Eurasia tra cui Lorenzo Salimbeni che ne assume la direzione.
Un pit-stop su Salimbeni. Di chi stiamo parlando?
Del portavoce dell’Associazione Culturale Strade d’Europa di Trieste il cui profilo fb risulta attivato il 19/11/11: entità no-profit presieduto da Marco Bagozzi e con Salimbeni quale responsabile organizzativo, scelta come referente nella Venezia Giulia per l’organizzazione di eventi culturali patrocinati da Eurasia. In pratica l’ennesimo contenitore seguito dai soliti noti: Corte dei Brut, Alessandro Orsini, Anteo Edizioni (Bonilauri), Progetto Donbas, Una voce nel Silenzio ecc. Gente del giro, insomma.
Ed infatti circa nel 2012 dall’associazione scaturisce la testata-web rossobrunista Stato&Potenza, animata e diretta dallo stesso Salimbeni e che a sua volta ha dato origine ad un effimero gruppuscolo politico omonimo (2012-2016), radicalmente pro-Assad e pro-Kim, antioccidentale ed anti-israeliano, pro-Putin e pro-Iran, antiliberista ed anti-NATO, poi dal 2014 ribattezzato Socialismo Patriottico, forse in un estremo tentativo di rivitalizzare il vuoto aggiungendoci il nulla.
Leader del gruppuscolo il reggiano Stefano Bonilauri, con Salimbeni direttore della testata e Marco Bagozzi redattore: che si ritrovano a collaborare anche con Eurasia per poi migrare al CeSEM nel 2012, questa volta con Salimbeni nel ruolo di presidente e socio fondatore. Pare il gioco delle tre carte.
Quanto a Bonilauri, aveva avuto a sua volta il ruolo di direttore editoriale di Stato&Potenza grazie all’esperienza accumulata ad inizio carriera nella curatela di Gladio e Martello: collana delle Edizioni All’Insegna del Veltro di Mutti, dove, alla fine, tutto ha origine. Ed ancora: in tempi più recenti Bonilauri ha avviato una propria casa editrice: la Anteo Edizioni, che guardacaso è partner ufficiale del CeSEM.
A proposito, Stato e Potenza è anche il titolo di un trattato politico di Zjuganov scritto in collaborazione con Dugin e pubblicato, nell’edizione italiana del 1999, dalle Veltro di Mutti.


L’uscita di Vernole del 2012 completa il rimpasto avvenuto al vertice di Eurasia, che già nel 2011 aveva visto Tiberio Graziani lasciare la direzione per dedicarsi, con Daniele Scalea, alla fondazione della sua personale creatura geopolitica, ossia l’ISAG – Istituto Alti Studi Geopolitici. Anche Scalea aveva fatto parte dello staff Eurasia.
Non si sa se pianificato o meno, l’abbandono di Graziani porta Mutti ad assumere personalmente la direzione di Eurasia dal dicembre 2011, supportato da Alessandra Colla, moglie di Maurizio Murelli, nel ruolo di direttore responsabile: cosa che da un lato produce l’ulteriore fuoriuscita di diversi membri del comitato scientifico, tra cui Sergio Romano e dall’altro ripropone in qualche modo l’antico sodalizio tra Mutti ed il giro di Murelli-Orion.
Nel 2012 infine, la vicepresidenza di Eurasia al posto di Vernole viene affidata ad Aldo Braccio, duginista convinto già sodale di Freda alle Edizioni di Ar e da lunga data collaboratore di Mutti.

5. Complottisti e dove trovarli
Pur avendo attraversato l’intera stagione degli Anni di piombo ed avendo militato in vari gruppi a cavallo tra azione politica diretta, eversione e vero e proprio terrorismo, Claudio Mutti non è mai stato un combattente da strada bensì piuttosto un professore militante, uomo di penna e non di pistola o tritolo. Un cattivo maestro, nel senso più letterale del termine.
Il suo metodo è stato ed è tuttora gramsciano, vale a dire ottenere il consenso prima di passare all’azione e non colpirne uno per educarne 100 alla maniera brigatista.
Da qui il suo pervicace tentativo di creare ai propri messaggi politici un habitat apparentemente autorevole in grado di superare gli steccati dell’ideologia e le categorie cognitive, semplificando al massimo i messaggi: in altre parole, allargare i temi per uscire dal ghetto mescolando narrative complottiste, vacciniste, sociali, politiche, biopolitiche, religiose, antiscientifiche, populiste e metafisiche e tarandole in modo che ogni messaggio possa essere recepito da più di una categoria cognitiva all’interno della sfera, anche se non da tutte.
Il tutto allo scopo di creare platee ricettive parzialmente sovrapposte e quindi più spurie ma allargate rispetto a quelle originarie, più pure ma isolate entro i rispettivi ghetti.
In tale ruolo Eurasia si è prestata allo scopo, riuscendo a mimetizzarsi tra riviste ben più autorevoli del settore (come Aspenia, Il Mulino, Micromega, Limes) ed avvicinandosi ad un pubblico più generalista di quando non abbia fatto Orion a suo tempo: limitata alla propria nicchia anche per via di un certo autocompiaciuto élitismo da gruppettari.
Mutti, con Eurasia, sembra quindi essere riuscito nell’impresa di uscire dal ghetto, dandosi un tono intellettuale apparentemente rispettabile, salvo continuare a veicolare toni, tesi e contenuti mimetizzati ma di impronta propagandistica ed ideologicamente a senso unico: tra teorie del complotto, stereotipi antiebraici, ossessioni sorosiane, tentazioni antiscientiste, riferimenti ai poteri forti e continui anatemi verso il solito percepito pensiero unico liberista: topos che hanno consentito a Mutti di rastrellare consensi nell’eterogeneo arcipelago antisistema: dai tradizionalisti cattolici, agli accademici contro, agli ambienti terzoposizionisti e rossobrunisti, ai razzisti antisemiti, ai complottisti, agli antiglobalisti, ai nostalgici degli opposti, ai disagiati borderline che trovano così conferma alle proprie ossessioni.
Per dirla con Francesco Piraino: (11)
“la natura sincretica di questo gruppo e l’approccio gramsciano alla conquista del consenso culturale spiegano la sua diffusione al di là dei confini della fasciosfera, in un processo di normalizzazione, alla conquista sia di ambienti accademici sia della controcultura.”
Sotto la sua gradevole veste grafica ed accademico aplomb, Eurasia rimane alla fine tutto ciò che in effetti è: non un autorevole think-tank scientifico-culturale ma un circolo di adepti del pensiero tossico; non una palestra di idee e concetti ma un megafono di preconcetti presentati in abito elegante. Non una libera voce in una pubblica Agorà, bensì lo strillo di un gruppettaro che pretende di farsi udire al di fuori del proprio ghetto.
Fine Parte Terza
.
Parte Prima qui
Parte Seconda qui
Note
(1) Rao, La Fiamma e la Celtica, p. 114. Milano, 2006.
(2) Lo stesso Almirante espresse dubbi circa la genuinità ideologica di Lotta di Popolo, durante una intervista rilasciata a Panorama il 7/6/73 nella quale espose il sospetto che il movimento fosse in realtà “finanziato e protetto dal Ministero degli Interni”.
(3) Rao, p. 146-147.
(4) Claudio Orsi, figlio di una sorella di Italo Balbo sposata al gerarca fascista Luigi Orsi. La conversione di Orsi al maoismo è sempre stata considerata, dagli ambienti di sinistra una provocazione/infiltrazione neofascista. Successivamente Orsi passerà all’animalismo radicale e morirà a 91 anni il 14/4/23.
(5) Carlo Palermo, Il quarto livello, 11 settembre 2001, ultimo atto? Roma, 2002.
(6) Ordine Pubblico, la rivista della Polizia di Stato, non va confusa con Osservatorio Politico OP, la rivista di Mino Pecorelli.
(7) Si veda Giovanni Tamburini, Dietro tutte le trame. Gianfranco Alliata e le origini della strategia della tensione. Roma, 2022.
(8) Archivio Lotta Continua. In www.ostuniribelle.it/lotta-continua-giornale.html.
(9) Ordine Nero vero e proprio sarebbe stato suddiviso in tre gruppi territoriali: quello milanese di Zani, quello umbro-toscano e quello abruzzese-marchigiano. Il gruppo Toscano è stato chiamato in causa nella strage dell’Italicus, dapprima rivendicata e quindi smentita da Ordine Nero.
(10) Nel novembre 1973 Pietro Benvenuto sarebbe stato l’autore di un piano per fare saltare in aria la casa genovese del senatore DC Paolo Emilio Taviani. Il 28/9/74 rimane ferito nell’esplosione accidentale di un ordigno che stava preparando. Era collegato al gruppo La Fenice, ossia la sezione milanese di Ordine Nuovo. Nel luglio 1978 viene condannato a 10 anni di galera. Da Panorama del 3/7/75.
(11) Francesco Piraino, Il movimento euroasiatista in Italia: tra complottismo e contro-epistemologia. Bologna, 2021.
Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
