
La cosiddetta “Notte della Mafia” (Noc Mafie), come è stata ribattezzata, rappresenta uno dei momenti più imbarazzanti della storia del Parlamento slovacco: diversi membri della maggioranza hanno dato l’impressione di essere intossicati dall’alcol, insultando violentemente i colleghi dell’opposizione che protestavano contro l’ennesimo attacco allo stato di diritto.
I punti cardine della riforma riguardano l’abolizione dell’Ufficio del Procuratore Speciale (ÚŠP), istituito per indagare casi di corruzione di alto rango; la drastica riduzione delle pene per molti crimini finanziari e corruttivi; e l’eliminazione degli strumenti di protezione dei whistleblower (segnalatori).
A poco sono serviti i tentativi di ostruzionismo dell’opposizione: all’alba di giovedì 12 dicembre il Parlamento ha approvato le modifiche. Il Presidente della Repubblica, Peter Pellegrini, ha rinviato la legge al Parlamento, rifiutandosi di firmarla, ma il gesto è apparso più simbolico che sostanziale: qualora la legge passasse nuovamente in Parlamento, anche senza le modifiche richieste da Pellegrini, la Costituzione slovacca imporrebbe comunque al presidente di promulgarla.
La manifestazione di Bratislava
Diverse associazioni civiche e ONG hanno organizzato ieri sera una manifestazione nazionale nella capitale, Bratislava. Sono intervenuti brevemente anche i genitori di Ján Kuciak, il giovane giornalista ucciso dalla malavita organizzata nel febbraio 2018, ricordando come la riforma possa ostacolare ulteriormente la possibilità di fare piena luce sui mandanti dell’omicidio. L’oligarca Marian Ko?ner, principale sospettato, è già stato assolto due volte, ma la Corte Suprema slovacca ha annullato la seconda sentenza, e il processo dovrà essere rifatto: la prima udienza è prevista per il 26 gennaio 2026.
Tra i manifestanti, particolarmente incisivo nel comunicare il risentimento nei confronti del governo è stato il giovane attivista Marek Mach, del movimento “Giovani contro il fascismo.”
“Dopo due anni di governo Fico, tutte le promesse sono state tradite. Nessuno oggi sta meglio di due anni fa… tranne tre categorie: i parlamentari della maggioranza, i membri della squadra di governo e i loro amici,” ha affermato, alludendo agli oligarchi come Ko?ner.
“Come può parlare di pace uno che va in visita ufficiale da un criminale di guerra, un assassino di massa?” ha chiesto alla folla Lucia Štasellová, della ONG Mier Ukrajine (Pace per l’Ucraina). La risposta dei manifestanti è stata unanime: “Fico non è la Slovacchia!”. E in questo periodo anche molti dei suoi sostenitori se ne stanno rendendo conto: la perdita di consensi è certificata da tutti i più recenti sondaggi.
Il ruolo della minoranza ungherese
In chiusura, la poetessa slam Gyenge Veroni ha dato voce al disappunto della minoranza ungherese. Negli ultimi mesi, la maggioranza governativa ha riaperto una questione sepolta da decenni: le espropriazioni imposte alle minoranze ungherese e tedesca alla fine della Seconda guerra mondiale, regolate dai cosiddetti Decreti Beneš (Edvard Beneš è stato il presidente della Cecoslovacchia prima e dopo la Seconda guerra mondiale).
Questi decreti, mai formalmente aboliti, erano originariamente concepiti come misure straordinarie post-belliche, e la giurisprudenza moderna li considera obsoleti. Il governo Fico, tuttavia, ha deciso di sfruttarli per appropriarsi di terreni e fabbricati che, a giudizio della maggioranza, sfuggirono all’espropriazione nell’immediato dopoguerra. La mossa è vista dai critici come un chiaro esempio di avidità politica e sfruttamento del diritto storico a fini personali: un tentativo di trasformare norme storiche in strumenti di appropriazione economica, senza alcun rispetto per i diritti delle comunità minoritarie.
Di fronte a questa strategia, il partito di opposizione Progresívne Slovensko (Slovacchia Progressista) si è schierato in maniera esplicita a fianco della minoranza ungherese, ottenendone un ruolo attivo nella protesta contro il governo. L’adesione del principale partito rappresentativo della minoranza ungherese in Slovacchia, Aliancia (Alleanza), alle ulteriori proteste in programma stasera sottolinea la portata politica della questione: la minoranza, che rappresenta circa l’8% della popolazione, potrebbe diventare un fattore decisivo per un’eventuale sconfitta di Fico e dei suoi alleati alle prossime elezioni.
Slovacchia, Ungheria, Europa
Le nuove proteste in programma per oggi, a differenza della manifestazione di ieri, sono di impostazione prettamente politica. Si terranno di nuovo a Bratislava e in altre nove città del paese. In un contesto di guerra ibrida e disinformazione, il messaggio delle piazze è chiaro: la società civile slovacca non dorme e ha bisogno di attenzione sul palcoscenico internazionale. Queste manifestazioni, amplificate da fenomeni analoghi come la grande protesta di Budapest in Ungheria, dimostrano che il consenso ai governi di stampo illiberale nell’Europa centrale non è affatto monolitico. La resistenza civica di Bratislava e l’attivismo ungherese evidenziano l’esistenza di un robusto tessuto democratico che si oppone attivamente alla deriva autoritaria promossa da Fico e Orbán. Per l’Europa che si appresta a entrare nel 2026 questa è una buona notizia.
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