10 pensieri su “Fentanyl, QAnon, la jihad del Woke e il marketing ideologico

  1. Concordo con il suo articolo. La società USA è piuttosto articolata a causa delle ondate di immigrati di diverse culture nel corso dei decenni, ma fondamentalmente io penso che sia composta nella maggioranza da conservatori , moderati o estremisti, con una importante influenza delle religioni in tutte le loro varianti. Non ritengo i democratici dei progressisti , ma solo dei conservatori moderati, anche loro condizionati dalla variabile religiosa. I veri progressisti sono una minoranza, che negli Usa è poco coinvolta nella politica, mentre è piuttosto attiva nei settori della ricerca scientifica e nelle società innovative. Non amo la declinazione della democrazie USA , né il loro liberismo sconsiderato e piuttosto radicale , perché sta permettendo ai loro nemici politici stranieri di infiltrarli senza problemi, ma anzi trovando molti ingenui alleati tra gli stessi americani.

  2. Faccio una premessa, sono veramente preoccupato dalla diffusione di un antisemitismo travestito da antisionismo e non nutro alcuna simpatia per l’antioccidentalismo diffuso.
    L’articolo offre numerosi spunti di riflessione che raccolgo con curiosità, ma la transizione postcoloniale di molti paesi del Nord Africa contiene elementi di complessità che andrebbero approfonditi, primo tra tutti il passaggio da una iniziale concezione più laica dello stato a forme nelle quali l’ingerenza religiosa é maggiormente rilevante (vedi il caso dell’Algeria). Lo stesso posizionamento dei Fratelli Musulmani andrebbe delineato con maggiore precisione, vista l’attenzione che alcune amministrazioni USA, come quella di Obama, hanno riservato a questo movimento, il quale, probabilmente, avrebbe potuto avere una funzione “stabilizzatrice” in molti paesi. La politica estera del nostro paese, grazie anche a figure come Aldo Moro, in passato é stata attenta a cogliere le sfumature presenti nel mondo mediorientale e il fatto che, ad esempio, abbia concesso una “sede diplomatica” all’OLP quando nessuno lo faceva, dimostra un approccio “intelligente” all’atlantismo, che nessuno vuole ovviamente mettere in discussione.

    1. Concordo, la questione della gestione coloniale dopo la caduta dell’impero ottomano e le politiche successive hanno una rilevanza fondamentale ma neanche un solo libro basterebbe per abbracciare 100 anni e 4 continenti e figurarsi un articolo la cui messa a fuoco era il rapporto tra woke e Islam e come di era arrivati agli universitari che presidiano le università e vedono Hamas come eroi. Il punto è che, al di là della gestione storica, oggi il pensiero che guida l’Islam è esattamente quello tracciato da al-Banna ne “L’industria della morte” e “Il culto della morte”. È lì l’origine dell’incendio. Si poteva gestire meglio quell’incendio e usare estintori invece che benzina? Può darsi ma ogni considerazione di questo tipo diventa pura speculazione. Errori ne sono stati fatti a iosa su tutti i fronti. Il più grave a mio pare è stato quello di Carter che lasciò cadere l’Iran perché all’epoca il pentagono era farmamente convinto che una fascia di paesi fondamentalisti avrebbe fermato l’espansione del comunismo. Un errore storico con ripercussioni tragiche.

  3. Quasi tutto condivisibile, ma gli strali contro Trump e la Brexit fanno cadere la maschera dell’autrice e la rivelano per quel che è in realtà: una marxista travestita da conservatrice.

    1. Scrivere articoli critici sia contro la destra che contro la sinistra fa letteralmente impazzire tutti.
      In uno stesso giorno mi è stato dato della marxista, della fascista e ora della conservatrice.
      Fantastico ?

  4. Agghiacciante! Chiunque abbia il cervello ingombro liquiderà questo scritto come elucubrazioni paranoiche. A me invece pare sia stato scritto in un brain storm fra Galli Della Loggia, Mieli e Panebianco: evidentemente mi ero perso qualcosa. Io spero che Lei abbia un poco esagerato, ma è solo una speranza. P.S. si capisce perchè qui in Italia non coltiviamo lo spirito critico analitico, se i nostri professori si chiamano orsini.

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