

Tempi cupi per Nigel Farage. Dopo un’ascesa vertiginosa nei sondaggi, alimentata dalla retorica anti-immigrazione, l’inversione di tendenza è stata altrettanto rapida: quattro punti bruciati in appena due mesi.
La crisi è cominciata nei consigli locali, dove Reform UK aveva sbandierato i suoi primi trionfi. Ma quei successi si sono rivelati una bomba a orologeria. Una volta insediati, molti amministratori si sono ritrovati incapaci di gestire bilanci, uffici, servizi essenziali. Nel giro di poche settimane è esploso il caos: consigli al collasso, dimissioni a catena, licenziamenti.
Poi è arrivato il colpo più duro: la condanna di Nathan Gill. Ex leader di Reform UK in Galles ed eurodeputato dal 2014 al 2019, Gill è stato condannato a dieci anni e mezzo di reclusione per aver accettato circa 40.000 sterline in cambio di dichiarazioni pubbliche favorevoli a Mosca, leggendo testi forniti da Oleg Voloshyn, un uomo del Cremlino.
E se Farage può scrollarsi di dosso con facilità le recenti accuse sulle sue vecchie simpatie neonaziste, liquidandole come “sciocchezze giovanili”, il terreno diventa più scivoloso quando emerge che il caso Gill non era isolato e che non si trattava di un solo uomo al servizio di Mosca.
Il Crown Prosecution Service ha fatto i nomi di altri tre parlamentari: Jonathan Bullock, Julia Reid e Steven Woolfe, affermando che durante alcune interviste a un canale televisivo filo-russo, nel marzo 2019 avrebbero ricalcato lo stesso schema fornito da Oleg Voloshyn a Gill. In totale, almeno otto eurodeputati eletti con Ukip o Brexit Party risultano essere stati coinvolti nei tentativi dell’ex leader gallese di Reform UK di cooptarli per amplificare la narrativa richiesta dai suoi contatti moscoviti.
Le informazioni contenute nei documenti del CPS non dimostrano che i tre fossero a conoscenza delle tangenti ricevute da Gill. Ma il fatto che i loro interventi coincidano con la “linea” del Cremlino portata avanti da Gill solleva nuovi interrogativi sull’estensione effettiva della vulnerabilità politica all’interno di Reform.
Qui non c’è il folklore delle bravate adolescenziali: ci sono sospetti di un coordinamento sistematico e di interventi pubblici che avrebbero ricalcato linee narrative elaborate da una potenza ostile. L’immagine di un partito già indebolito dai crolli amministrativi e dalle fughe interne rischia così di mutare in quella di una formazione vulnerabile alle operazioni d’influenza estera, proprio mentre Farage tenta di riciclarsi lontano da qualsiasi sospetto di filorussismo.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivata anche un’altra indagine. La Commissione elettorale sta esaminando le spese sostenute da Farage durante la campagna di Clacton, in cui avrebbe superato il tetto legale dei rimborsi consentiti a un candidato. L’inchiesta verte su fatture gonfiate, costi non dichiarati e possibili violazioni delle regole sul finanziamento elettorale. È un filone esplosivo, perché non riguarda più l’entourage, ma Farage stesso, in un momento in cui la sua linea politica si fonda sulla retorica dell’uomo integro contro il “sistema corrotto”.
Per Reform UK, che mirava a incarnare la protesta pulita e antisistema, l’accumulo di scandali sta generando un effetto boomerang: invece di mostrarsi il partito che denuncia le storture della politica, rischia di apparire tra i più esposti e fragili della scena britannica. Resta ancora in testa ai sondaggi, ma sempre più per i demeriti dei laburisti e dei conservatori che per i propri meriti. È un vantaggio volatile, che si regge sul malcontento generale più che su una reale fiducia nella capacità del partito di governare.
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La sorte di solito non premia chi si ritrova nella triade dei più stupidi, più ingordi e pure traditori. Purtroppo Farage non è uno stupido e lascia fare il lavoro sporco agli altri suoi fedelissimi, ma qualche passo falso potrebbe averlo fatto.
Messi maluccio in UK se primeggia Farage per difetto di laburisti e conservatori.
Ciononostante, in un Paese ormai abbondantemente abitato da islamici, sembra che qualche volta la giustizia funzioni ancora e i traditori, i conviventi col nemico, vengano individuati e puniti.
Possiamo dire altrettanto dell’Italia?
Un personaggio losco, pericoloso in quanto sfuggente. È un farabutto e si vede, ma appunto sfuggente. Molto più pericoloso di Bo Jo.
Assolutamente sì. Bojo è un narcisista, ma ha ancora un (seppure vago) senso istituzionale e linee (come la politica estera) invalicabili. Farage è terrificante.
Concordo.