


La nomina di Andrea Pirlo a commissario tecnico è l’ultimo atto di una sceneggiata tutta italiana: porte girevoli, promesse dietro le quinte, vecchie figure riciclate e competenza sacrificata alle relazioni. Più che un errore tecnico, il sintomo di un sistema calcistico incapace di riformarsi.

C’è una domanda strutturale che aleggia costantemente sulle macerie del nostro sistema calcistico e istituzionale: perché dobbiamo sempre arrivare a queste sceneggiate? La nostra cultura visiva e teatrale ci ha regalato Totò, Peppino, Eduardo, Fantozzi, Sordi… Non ci bastano? Evidentemente no.
In questo palcoscenico a cielo aperto, la realtà deve sempre superare la finzione, restituendoci l’immagine spietata e senza filtri di un Paese ridicolo.
L’ultimo atto di questo teatro dell’assurdo si consuma ai vertici della Federazione Calcio, un ecosistema chiuso dove il merito è considerato un fastidio e la competenza un’opzione superflua.
Il copione degli ultimi anni è noto e segue una parabola grottesca: prima si prende un allenatore come Mancini, statistiche alla mano il più vincente della storia azzurra grazie al suo record assoluto di imbattibilità, e lo si butta fuori, sacrificato sull’altare di logiche incomprensibili.
Al suo posto, smaltita l’infinita sfilza di candidature fittizie usate per riempire i giornali, ci siamo ritrovati con due commissari tecnici clamorosamente perdenti.
Poi, per placare il dissenso della piazza e riempire i titoli dei giornali, va in scena la farsa orchestrata da Malagò e la ditta Maldini & Leonardo: un po’ di spettacolo mediatico, mettendo in piedi una messinscena su Guardiola. Un’ipotesi ovviamente improponibile in partenza, perché si sa perfettamente cosa pretenda il tecnico catalano.
Pura polvere negli occhi per mascherare il vuoto pneumatico della progettualità federale. Un vuoto confermato dalle indiscrezioni di oggi, in cui si torna clamorosamente a parlare di Mancini: a quanto pare, lo stesso Malagò gli aveva promesso, dietro le quinte, di ridargli in mano la Nazionale.
Ma il punto nevralgico è che il marcio non risiede in una singola persona, e neanche in due: è l’intero sistema Italia che proprio nel calcio, da sempre, trova la sua massima e più spietata espressione.
La verità, ben più cruda, è che lì, nei corridoi del potere, non è cambiato nulla: i residui del calcioscommesse comandano ancora, fantasmi di un passato che rifiuta di passare.
È il regno delle porte girevoli, un club esclusivo dove le dimissioni sono soltanto una vacanza premio per far sbollire l’opinione pubblica: vediamo personaggi che si dimettono e poi tornare. Nessuno esce mai di scena davvero, in una restaurazione continua che ricicla le stesse identiche figure.
In questo quadro clinico si inserisce la figura del nuovo commissario tecnico, Andrea Pirlo. Nessuno discute il genio balistico: è stato un grande giocatore, un fuoriclasse assoluto.
Ma la panchina è una professione diversa, e il Pirlo allenatore è l’esatto frutto dell’amichettismo che è riuscito a crearsi in certi ambienti. La sua rinomata flemma, spesso celebrata da una narrazione giornalistica compiacente come segno di nobiltà tattica, tradisce in realtà una profonda e strutturale inadeguatezza.
È uno che in campo ha vinto tutto, ma che in panchina ha la faccia da eterna vittima perdente. Qual è.
Quella sua espressione perennemente attonita, del resto, lo rende tragicamente simile a un pupazzo del Muppet Show. Viene persino il dubbio che Maldini e Leonardo lo abbiano voluto proprio per questo: il burattino perfetto per chi deve manovrare i fili.
Questa nomina non è stata un banale errore di valutazione tecnica, ma l’ennesimo sintomo di un collasso sistemico a cui abbiamo fatto l’abitudine.
Quando il riciclo dei soliti noti diventa l’unica politica sportiva possibile e le pubbliche relazioni sostituiscono il campo, il giudizio non può che essere definitivo e senza appello: il marcio è alla radice.
Il sipario cala in fretta anche su questa farsa, lasciandoci davanti a un interrogativo a cui nessuno vuole rispondere: in un sistema che si autoassolve continuamente, fino a quando l’opinione pubblica sarà disposta a pagare il biglietto per uno spettacolo di cui conosce già l’inesorabile, tragico finale?
P.S. Del resto, con le dimissioni di Maldini e Leonardo, la dimostrazione plastica è servita: le porte girevoli funzionano sempre. Il Muppet Show va avanti, cambiano solo i pupazzi.
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Aldilà della poca esperienza in panchina e la carriera non ancora vincente fino ad ora (potremmo dire anche allora del precedente commissario, Gattuso), un personaggio famoso di talento come è stato in campo Pirlo dovrebbe sapere che prestare la propria immagine ad ambienti e società collegati a un regime criminale come la Russia, che sta conducendo una guerra di distruzione e annientamento della popolazione (anche propria) e ambientale, ti espone inevitabilmente a certi giudizi e conseguenti esclusioni soprattutto se ci sono le possibilità di essere nominato a un incarico a livello istituzionale quale è la nazionale di calcio.
Impossibile non sapere che cosa comportano certe scelte. O non si è molto svegli nel prenderle oppure si pensa solo ai propri interessi, come se il resto intorno nel mondo non avesse importanza, facendo capire il livello di certi personaggi e volti famosi (non solo nello sport) e fino a che punto sono disposti ad arrivare.
Sono d’accordo al 100% .
E spero che RAI, MEDIASET e i giornaletti di gossip applichino da ora lo stesso metro ad Al Bano e a Pupo.
Non accadrà, inutile illudersi dove certi ambienti prosperano sulle chiacchere facili e i processi prima delle sedi opportune.
Buongiorno
Volevo dire due cose:
1. La frase
« prima si prende un allenatore come Mancini, statistiche alla mano il più vincente della storia azzurra grazie al suo record assoluto di imbattibilità, e lo si butta fuori, sacrificato sull’altare di logiche incomprensibili. »
Mancini se ne é andato da solo, attirato da un contratto faraonico, lasciando il Team Italia nel caos.
2. Andrea Pirlo
Anch’io penso che, forse, da allenatore non ha gli stessi talenti che aveva da giocatore. Ma associare una valutazione tecnica all’espressione del viso, non mi sembra elegante.
Gentilissimo Coccobill:
1. Lei sa che Mancini se n’è andato attratto da un contratto faraonico. E questo è tutto quello che lei sa.
2. La faccia di Pirlo non è una semplice espressione ma un’attitudine.
Cari saluti
AT
P.S.: la morale lasciamola ai moralisti.