Il Flyeye telescope (letteralmente: telescopio “occhio di mosca”) prende il suo nome dalla capacità degli insetti di percepire movimenti in ogni direzione grazie al loro complesso sistema visivo costituito da migliaia di bulbi oculari innestati in due sistemi frontali. Ispiratosi a questo principio, il progetto europeo NEOSTEL (soprannominato appunto “Flyeye”) punta a costituire un nuovo telescopio, costituito da un sistema di 16 lenti asferiche che permetterebbe di avere un campo visivo 220 volte più grande dell’area della luna ed in grado di fotografare l’intero cielo in un unico scatto. Lo scopo primario del progetto è prevenire l’impatto di asteroidi con la superficie terrestre. “Stiamo lavorando per assicurarci che l’Europa abbia la capacità di individuare asteroidi pericolose più grandi di 40 metri con settimane di distanza” ha spegato Holger Krag, capo del programma “Space Safety” dell’ESA. Il progetto andrebbe ad integrare il sistema ATLAS della NASA, che già monitora l’emisfero sud ed il continente americano. Il Flyeye europeo è il primo di un sistema di 4 nuovi telescopi interconnessi che verranno costruiti negli altri continenti. Motivo di vanto per l’Italia è il ruolo che l’Agenzia Spaziale Italiana ha avuto nell’attuazione del progetto, individuando il monte Mufara, in Sicilia, come il luogo adatto per l’istallazione del telescopio Flyeye europeo.
La costruzione del telescopio doveva essere conclusa nel 2020, ma non è ancora iniziata. Ad oggi, il TAR della Sicilia ha bloccato i lavori, e si attende la decisione del 24 settembre, data in cui il TAR deciderà se concedere l’avvio dei lavori o fermarli del tutto.
Non ci sarebbe da aggiungere altro. L’analisi delle cause e delle concause, dei cavilli burocratici, delle ragioni delle associazioni ambientaliste che hanno fatto ricorso per impedire l’opera non alleviano l’amarezza profonda nel constatare la portata simbolica di questa notizia. Da un lato la scienza, l’innovazione, il futuro, l’opportunità per scienziati di alto livello di lavorare in una regione, la Sicilia, da cui fuggono 10.000 persone l’anno (per lo più laureati). Dall’altra, la lungaggine delle amministrazioni pubbliche, l’iper-regolamentazione degli enti regionali, le poche decine di persone che fanno ricorso allo scopo di salvare il mondo, ed il Tribunale Amministrativo Regionale che ha potere di vita o di morte su un tassello di innovazione di un’area Italiana in declino da mezzo secolo. Il “desiderio di oblio” descritto da Tomasi di Lampedusa incarnato nell’impotenza dei più prestigiosi istituti scientifici mondiali di fronte alle carte dei giudici del TAR.
Giampietro Marchiori, presidente e amministratore delegato di Eie Group, azienda incaricata di costruire il telescopio, ha spiegato come tutti i parametri ambientali siano stati rispettati, come si siano fatti incontri con tutte le associazioni ambientaliste, come tutto sia stato progettato per minimizzare l’impatto ambientale sia in fase di costruzione che in fase operativa (stiamo parlando di un cubo di cemento di 13 metri nei 160 km2 di Parco delle Madonie), ed il ministro Urso ha assicurato che verranno spiegate al TAR tutte le buone ragioni del progetto.
Si attende il TAR quindi, e mentre in perfetto equilibrismo italiano si cerca di spiegare le proprie buone ragioni nel massimo rispetto della controparte, la stampa estera si fa grasse risate. Il Telegraph titola: “Gli Eco-attivisti fermano il telescopio progettato per impedire che un meteorite spazzi via l’umanità”. E si fa sottilmente beffe del capo del WWF siciliano Pietro Ciulla, soddisfatto che il TAR stia considerando il ricorso, mentre viene resa nota l’irritazione dell’ESA, che a causa di ritardi pregressi stava già considerando di spostare il progetto alle Canarie. Ora, nel caso in cui il TAR sospenda davvero i lavori, è probabile che il governo approvi un decreto d’urgenza.
Nel totale disinteresse della stampa nazionale, eroicamente occupata di ciò che accade sotto le lenzuola di Sangiuliano, va in scena un altro atto dell’irreversibile declino italiano. L’esempio è tanto più amaro quando si osserva che non è un maligno potere centrale (fascista o comunista che sia) a fermare il progresso scientifico, quindi culturale, del nostro paese. Ma le singole persone, i cittadini miopi, le associazioni, i giornalisti silenti, le amministrazioni locali disinteressate, gli apparati regionali infastiditi da qualsiasi cosa possa increspare lo stagnante status quo. A chi non si arrende a questo declino resta la consapevolezza della propria impotenza.
https://www.esa.int/Space_Safety/Flyeye_ESA_s_bug-eyed_asteroid_hunter
https://en.wikipedia.org/wiki/NEOSTEL
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Ennesima figura dimmer@a del nostro Paese, siamo proprio dei peracottari!!!
mi sembra di vedere il simbolo del CAI: spero che non abbia appoggiato ufficialmente il ricorso