

Terzo e ultimo capitolo della miniserie di Murtinu e Venanzoni. Qui il primo e il secondo capitolo
È proprio sul terreno dell’architettura istituzionale europea che si misura la possibilità di governare, senza subirla, la nuova stagione dell’imprenditorialità politica post-schumpeteriana.
Un’Europa con livelli di sovranità più prossimi ai cittadini — più frammentati, ma più controllabili — ridurrebbe il rischio che il political entrepreneur diventi un attore sistemico “non contendibile”, troppo integrato con un centro di potere distante e opaco. In altre parole, meno centralizzazione non significa (solo) meno Stato, ma uno Stato più contendibile.
La sfida, dunque, non è arginare forme di political entrepreneurship, ma incardinarle in un’architettura istituzionale che ne limiti le derive. D’altronde la stessa Unione Europea, sin dal Rapporto Draghi — che dedica diverse pagine alla centralità dell’innovazione tecnologica — e dal successivo Compass sulla competitività, ha scoperto l’essenzialità tanto della riduzione di stock quanto di flusso della produzione legislativa e di quella normativo-burocratica. Il Digital Omnibus, il maxi-pacchetto di semplificazioni che investe l’intero framework regolatorio del digitale, si incardina in questa prospettiva.
Eppure in Europa mancano alcuni degli elementi che contraddistinguono un modello definibile di capitalismo politico. Potremmo dire, con una battuta, che a mancare è principalmente il capitalismo, specie di natura tecnologica, mentre di politica se ne registra pure troppa.
Mentre Alex Karp, nel suo libro La repubblica tecnologica, utilizza il paradigma di Mariana Mazzucato dello “Stato innovatore” rovesciandone gli esiti — quindi con un soggetto privato che diventa esso stesso fattore di razionalizzazione ed efficienza del pubblico, che deve limitarsi a rimanere sulla cornice — in Europa si registrano criticità strutturali quali la mancanza di un robusto mercato transnazionale del venture capital, una diffusa avversione al rischio e una sovrarappresentazione del principio di precauzione, nonché la pervasività della presenza statale che rende gli apparati pubblici, singolo-nazionali o euro-unitari, una sorta di “soci occulti” delle realtà aziendali.
Inserisci la tua mail per non perdere nessuno dei contenuti di InOltre. Ogni volta che pubblicheremo qualcosa sarete i primi a saperlo.
*Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la nostra privacy policy
In questo senso la sfida è duplice: arginare certamente alcune derive del soggetto privato, ma al contempo rimodellare la ragione vitale della politica e della cultura burocratica, al fine di divellere quelle barriere all’accesso e alla permanenza nel mercato europeo che ad oggi impediscono di poter produrre innovazione seriamente competitiva in Europa.
Il problema dell’Unione Europea è che essa, mancando di una decisione politica autentica, legittima la sua esistenza mediante un canone di legalità procedurale; l’iper-produzione normativa è in certa misura testimonianza di esistenza in vita di un corpo che non ha uno sbocco nella razionalizzazione dei conflitti sociali, industriali, sindacali e culturali attraverso il lessico della politica. La politica di Bruxelles è artificiale, a differenza di quella dei singoli Stati membri che nei loro Parlamenti e nelle loro burocrazie trovano il portato pulviscolare delle singole sovranità.
In questa prospettiva è quindi necessario uno snellimento delle strutture sovranazionali sia in senso quantitativo sia in quello qualitativo: culturale, mentale, di approccio all’investimento e all’innovazione tecnologica.
Ciò consentirebbe al privato di poter esplicare una sana valenza educativa nei confronti del funzionario pubblico, aiutandolo a superare eccessi di precauzione e la mancanza di investimenti strategici messi a sistema.
Di recente il CTO di Palantir, Shyam Sankar, illustrando i contenuti del suo libro sull’innovazione nel settore della difesa, Mobilize, ha ricordato come e quanto l’intero settore — un tempo fiore all’occhiello e volano dello sviluppo industriale — si sia sclerotizzato e sia diventato stagnante, perso in una dimensione iper-burocratica.
Concetti del tutto analoghi, sebbene formulati indipendentemente dalle affermazioni di Sankar, sono stati ribaditi dal Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, che ha osservato come l’industria della difesa abbia finito per assorbire, quasi per osmosi, il linguaggio lento e affaticato della burocrazia. Di qui l’urgenza, da lui sottolineata, di un cambio di paradigma culturale.
Questo cambio non si deve però tradurre nei processi di fittizia “privatizzazione” che di tanto in tanto hanno punteggiato anche le nostre amministrazioni pubbliche — esperimenti di scarso pregio e assorbiti dai ceti burocratici in modo inerte — ma attraverso la costruzione di un ecosistema in cui la logica del privato diventi codice comunicativo e operativo anche del pubblico, e della stessa politica.
Per semplificare, competere e accelerare devi sapere cosa togliere. Per sapere cosa togliere devi saper analizzare e rischiare.
Per analizzare e rischiare devi superare la rendita di posizione incapacitante della garanzia inerziale, spesso legata a strutture ossificate la cui unica ragione di vita è alimentare sé stesse.
Burocrazie ideologizzate, poste a tutela di sovente fantasiosi “diritti”, frenano lo sviluppo non per difendere la rule of law o diritti effettivi, concreti ed esigibili, ma come bastioni arroccati di una politica stanca e infeudata.

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lo sveltimento e l’efficientamento delle procedure burocratiche può essere di aiuto all’innovazione e alla ricerca di nuove tecnologie, senza però dover ridurre fino all’osso processi indispensabili e irrinunciabili quali la sicurezza sul lavoro, i diritti dei lavoratori e anche la tutela dell’ambiente.
Le dittature in questo senso possono essere avvantaggiate non avendo vincoli e poteri paralleli in grado di tamponare certe decisioni, ma le democrazie non possono trascurare certe priorità perché magari temono di restare indietro.
E così anche nei processi elettorali e democratici, non si può ridurre tutto allo scopo di velocizzare certe procedure. Si devono tutelare anche altri aspetti importanti della vita sociale, economica e politica dei cittadini.