
Il giustizialismo è “meglio un innocente in galera che un colpevole fuori”. Il garantismo è “meglio un colpevole fuori che un innocente in galera”.
In Italia riformare la giustizia è difficile perché non c’è più la separazione dei poteri. Il governo è diventato legislatore. Il Parlamento è diventato amministratore. I giudici esercitano funzioni amministrative, occupando gli uffici serventi del Csm e del ministero della Giustizia, e la funzione legislativa con la loro presenza nei gabinetti ministeriali. (Sabino Cassese, intervista al Quotidiano Nazionale, 17 giugno 2024)
L’errore giudiziario qualche volta è l’effetto inconsapevole di un peccato d’orgoglio: il magistrato che ha infilato una strada, si rifiuta di ascoltare le ragioni di chi vuol dimostrargli che è sbagliata, perché è convinto che, se l’abbandonasse dopo averla presa, ne soffrirebbe la dignità della giustizia. Egli crede che sia in giuoco la giustizia, mentre è in giuoco soltanto il suo amor proprio: senza accorgersene, coll’ostinarsi nella sua tesi, da giudice si è trasformato in parte.
(Piero Calamandrei, “Elogio dei giudici scritto da un avvocato”, 1935).
L’associazione Errorigiudiziari.com fondata da Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, nasce oltre venticinque anni fa con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione degli innocenti che in Italia finiscono in carcere. Si avvale del primo archivio on line, unico nel nostro paese e in Europa, sui casi di errori giudiziari e ingiusta detenzione. Il 16 aprile 2024 ha pubblicato un Report con i dati aggiornati al 31 dicembre 2023. La sua lettura offre (o dovrebbe offrire) al potere esecutivo, al potere legislativo e a quello giudiziario numerosi elementi di riflessione in un momento in cui la riforma della giustizia è tornata al centro della scena nazionale.

NB: i redattori del Rapporto ricordano che c’è una differenza tra le vittime di ingiusta detenzione (cioè coloro che subiscono una custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, salvo poi venire assolte), e chi subisce un vero e proprio errore giudiziario in senso stretto (vale a dire quelle persone che, dopo essere state condannate con sentenza definitiva, vengono assolte in seguito a un processo di revisione).
Per avere una prima idea di quanti sono gli errori giudiziari in Italia vale la pena di mettere insieme sia le vittime di ingiusta detenzione sia quelle di errori giudiziari in senso stretto. Ebbene, dal 1991 al 31 dicembre 2023 i casi sono stati 31.397: in media, poco più di 951 l’anno (in questo totale manca il dato complessivo degli errori giudiziari del 2023). Il tutto per una spesa complessiva dello Stato gigantesca, tra indennizzi e risarcimenti veri e propri: 960 milioni 781 mila euro e spiccioli, per una media di poco inferiore ai 29 milioni e 114 mila euro l’anno (e anche in questo caso, non è disponibile il dato complessivo per la spesa in risarcimenti da errori giudiziari del 2023).
Ma è il numero dei casi di ingiusta detenzione che consente di capire meglio le dimensioni da emergenza del fenomeno e cogliere con precisione quanti sono gli errori giudiziari in Italia. Sono proprio coloro che sono finiti in custodia cautelare da innocenti, infatti, a rappresentare la stragrande maggioranza. Dal 1992 al 31 dicembre 2023, si sono registrati 31.175 casi: vuol dire, in media, oltre 974 innocenti in custodia cautelare ogni anno. Il tutto per una spesa di circa 874 milioni e 500 mila euro in indennizzi, ossia circa 27 milioni e 328 mila euro l’anno.
Nel 2023 i casi di ingiusta detenzione sono stati 619, per una spesa complessiva in indennizzi di cui è stata disposta la liquidazione pari a 27 milioni 844 mila euro. Rispetto all’anno precedente, si assiste a un leggero incremento dei casi di innocenti finiti in manette (più 80), a fronte di una spesa aumentata invece di poco meno di 500 mila euro. Rispetto dunque alla leggera flessione riscontrata nel 2021 e nel 2022, il dato torna a crescere. Ma è obiettivamente difficile immaginare che si tratti esclusivamente di un processo virtuoso del sistema. Assai più probabile, anzitutto, che la pandemia continui a far sentire i suoi effetti sull’attività giudiziaria a tutti i livelli, dunque anche sul lavoro delle
Corti d’appello incaricate di smaltire le istanze di riparazione per ingiusta detenzione. Ma un discreto peso su questa tendenza al calo dei casi lo ha soprattutto quella tendenza restrittiva per cui lo Stato respinge la stragrande maggioranza delle domande presentate o tende a liquidare importi sempre molto vicini ai limiti di legge.
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Concordo con le analisi dell’articolo: l’archivio di Errorigiudiziari.com ci consegna cifre inquietanti (oltre 31.000 casi di errori giudiziari e ingiuste detenzioni dal 1991, per quasi un miliardo di euro spesi in risarcimenti). Oltre ai numeri, trovo significativa la citazione di Piero Calamandrei riportata: spesso l’errore giudiziario è figlio dell’orgoglio e dell’ostinazione di non voler ammettere uno sbaglio. Un magistrato che “si incaponisce” su una tesi errata può trasformarsi inconsapevolmente in parte, anziché restare giudice terzo. Sensibilizzare su questi temi è fondamentale: solo riconoscendo la possibilità dell’errore e prevedendo controlli incrociati si possono evitare altri innocenti in carcere.
Scandaloso per uno stato democratico