
Perché dedicare tempo alla scrittura, in un momento storico dominato dall’immagine e dall’oralità? Ha ancora senso? Si tratta di una scelta, di una via, efficace e funzionale?
La scrittura rappresenta un tentativo di dare forma ed espressione a idee, emozioni e concetti, condividendoli con un lettore sconosciuto e anonimo. Ogni scritto appartiene tanto all’autore quanto al lettore, creando legami e tensioni, occasioni di incontro e di scontro, dialoghi e confronti, talvolta duri, ma liberi e pensati.
La lettura è sorella gemella e complementare alla scrittura, occasione visionaria e concreta per intraprendere viaggi straordinari, facendo conoscenza, lungo il tragitto, di uomini e di mondi, riducendo distanze spaziali, rincorrendo il fluire inarrestabile dei secondi, dei millenni.
La divulgazione, in modo particolare, intercetta la curiosità umana, se ne nutre avidamente, donandosi al soggetto desideroso di approdare a opinioni ben formate, libere, critiche, non prive di bellezza e di autenticità.
Amare la scrittura, innanzitutto, e in quanto, attività sfidante, liberatoria, per nulla agevole e rassicurante. Vergare con nero inchiostro terreni immacolati richiede autocontrollo, dominio di sé, nonché la volontà di penetrarsi nel profondo, mettendosi a nudo, tentando di forgiare, mediante grammatiche note, argomentazioni e pensieri personali, aprendo un varco a un senso che nasce, a una parola che viene alla luce.
Dare ordine al proprio io, per consegnarlo a un altro, rischiando di essere fraintesi, derisi, duramente contestati, ignorati persino. Una precarietà e un’incertezza che valgono per qualsivoglia forma di produzione scritta, che si tratti di un articolo di giornale, di un saggio scientifico, di una poesia o di un fumetto.
L’arte non è nata per compiacere il reale e, forse, nemmeno per rappresentarlo, ma per miscelare le incongruenze varie del vissuto di ognuno di noi, abbracciando delirio e razionalità, serietà e spensieratezza, meraviglia e rassegnazione, mettendosi a servizio di combinazioni semantiche pressoché infinite.
L’atto della scrittura è, pertanto, esigenza morfologicamente necessaria alla nostra natura, condizione imprescindibile per formulare interrogativi intorno alla genesi e al destino ultimo dell’umana specie.
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Bello. Lo leggerò ai miei allievi al corso di scrittura creativa.